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Storie di Calcio : Anche io volevo essere come Paolo Rossi

30 giugno 2011 2.330 views Nessun Commento

Questa monografia stavolta parte da un fatto personale. Fin da quando sono nato vedo palloni da calcio, da bambino all’asilo disegnavo i goal che vedevo la domenica a “90° minuto” e molti regali che ho ricevuto hanno sempre riguardato il calcio. Così un pomeriggio ricordo che mio padre mi regalò una videocassetta (ai tempi non c’erano ancora i DVD ndr) sulla storia della Nazionale. E’ quasi scontato dirvi che la videocassetta non durò tantissimo, ma posso assicurarvi che ricordo benissimo quale fu il primo pensiero quando la finii di vedere per la prima volta: volevo essere come Paolo Rossi (a quanto pare non sono stato l’unico visto che hanno pure fatto un programma con questo titolo ndr). Bastarono alcune immagini, pochi minuti, per farlo diventare un mito. Sarebbe troppo facile dire che il motivo fu la vittoria del Mondiale dell’82 e infatti c’era dell’altro. Paolo Rossi, aveva la faccia del bravo ragazzo, alla portata di tutti, diverso dallo stereotipo del calciatore, aveva uno dei nomi più comuni d’italia, un fisico esile (1,74m per 66 kg) eppure era implacabile come pochi.
Rossi nasce il 23 settembre del 1956 a Prato e cresce calcisticamente nella Cattolica Virtus, una piccola società toscana. A 16 anni,viene notato e passa alla Juventus dove riesce a esordire in Coppa Italia a Cesena nel ‘74 nonostante una serie infinita di infortuni (3 asportazioni del menisco nell’arco di 2 anni ndr). All’inizio della stagione 1975/76, Rossi viene girato in prestito al Como ma gli viene preferito un altro Rossi, Renzo, mentre Paolo colleziona solo 6 presenze senza mai andare in goal. Questo fallimento, lo porta al Vicenza che ne acquista la metà del cartellino ma deve scendere in cadetteria. Sembrerebbe un declassamento, ma è il passo decisivo per la crescita di Rossi. A Vicenza, infatti trova Fabbri come allenatore, un vero secondo padre per lui, che vede le qualità da goleador d’area di rigore e trasforma quella giovane ala destra in un centravanti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e si possono riassumere in pochi numeri: 21 reti (su 46 totali della sua squadra ndr) in 36 presenze. Il Vicenza vince il campionato e Paolo Rossi il titolo di capocannoniere (davanti a un altro giovane, ma promettente, attaccante: Pietro Paolo Virdis ndr).
E’ il momento di vedere quanto vale realmente quel ragazzino esile confrontandolo coi migliori difensori del mondo e il ragazzino si difende alla grande: il suo Vicenza è la squadra rivelazione, gioca un calcio spumeggiante votato all’attacco e arriverà secondo dietro soltanto alla Juventus, mentre Rossi vincerà il titolo di capocannoniere anche in Serie A con 24 reti (su 50 della Lanerossi ndr) in 30 apparizioni. Questa è anche la stagione che porta il Commissario Tecnico Bearzot a convocarlo per la prima volta il 22 dicembre del 1977 (Belgio-Italia 0-1 ndr) e a portarlo al mondiale argentino del 1978 dove realizza 3 gol contro Francia, Ungheria e Austria e serve un meraviglioso assist di tacco a Bettega per la vittoria contro i padroni di casa, trascinando l’Italia più spettacolare della storia al quarto posto (solo una serie incredibili di tiri da distanza siderali contro Olanda e Brasile nego alla Nazionale prima la finalissima e poi il 3° posto ndr) e affermandosi a livello mondiale come uno degli attaccanti più forti del mondo.
Durante l’estate del 1978 però bisogna sciogliere la comproprietà, la Juventus vorrebbe riportarlo nel suo organico ma il presidente del “Real Vicenza” con la cifra record di 2 miliardi e 612 milioni riesce ad acquisire l’intero cartellino del calciatore scatenando una serie di polemiche, anche a livello politico.
L’anno successivo, però è negativo sia per il Vicenza che per Rossi, che realizzerà si 15 goal ma subirà l’ennesimo intervento al ginocchio e non riuscirà a salvare la sua squadra da una clamorosa retrocessione. In estate si manifestano tutti i problemi economici del presidente Farina che si vede costretto a cedere i pezzi più pregiati e Rossi, che rifiuta il Napoli che si era già accordato col Vicenza, si trasferisce in un’altra squadra di provincia, che però l’anno prima aveva stupito l’Italia arrivando al secondo posto e terminando il campionato imbattuta, il Perugia, attraverso un prestito biennale del costo di 1,4 miliardi con un accordo che anche in questo caso portò tante polemiche.
Nella stagione seguente segna 13 gol in 28 partite, ma scoppia lo scandalo scommesse e Paolo Rossi viene incastrato e squalificato (probabilmente in maniera ingiusta) per 2 anni saltando cosi l’Europeo organizzato a Roma.
Durante il primo anno di squalifica continua ad allenarsi con la Lanerossi e viene seguito anche dall’Inter ma nel marzo del 1981, con un altro anno di squalifica da scontare, Boniperti convince Paolo a tornare alla Juventus.
Finalmente, il 2 maggio del 1982 avviene il nuovo esordio bagnato subito dal goal. Solo 3 presenze bastano a Bearzot che lo convoca per il Mondiale di Spagna e come sempre accade nella carriera di Rossi, il tutto è accompagnato da numerose polemiche per l’esclusione di Roberto Pruzzo, capocannoniere degli ultimi 2 tornei.
Nelle prime partite Rossi è un fantasma, poi nella partita decisiva per l’accesso alle semifinali contro il Brasile stellare di Zico accade l’imponderabile: cross dalla sinistra e colpo di testa di Rossi che poi raddoppierà e triplicherà dando sfoggio di tutte le sue qualità tecniche e portando la Nazionale a sfidare la Polonia: nasce la leggenda di Pablito. Contro gli uomini del suo futuro compagno Zibi Boniek segna i 2 gol che decidono l’incontro e si ripeterà in finale aprendo le marcature contro la Germania Ovest.
Dopo la conquista del mondiale disse : “Guardavo la folla, i compagni  e dentro sentivo un fondo di amarezza. “Adesso dovete fermare il tempo, adesso”, mi dicevo. Non avrei mai più vissuto un momento del genere. Mai più in tutta la mia vita. E me lo sentivo scivolare via. Ecco: era già finito…”
Paolo Rossi vinse la scarpa d’oro del Mondiale con i suoi 6 centri, il titolo di campione del Mondo e a fine anno arriva anche il Pallone d’Oro. Per capire la grandezza di tale impresa bisogna dire che nella storia è stata compiuta solo da altri 2 calciatori: Mario Kempes nel ‘78 e da Ronaldo nel 2002.
Torna alla Juve, ma pian piano le cose cambiano e diventa sempre meno indispensabile, anche se i goal continuano ad arrivare (20 in 2 stagioni ndr). Nella stagione 1984/85 è sempre più comprimario, segna appena 3 reti e termina la sua avventura in bianconero (2 scudetti, 1 coppa Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 supercoppa Europea e la Coppa dei Campioni ndr) nella tragica sera di Bruxelles.
Viene convinto da Farina, che nel frattempo è diventato presidente del Milan, trasferendosi sotto la Madonnina. La stagione sarà però negativa sia per la squadra sia per Rossi che segnerà solo 2 reti. Viene convocato comunque da Bearzot, ma non giocherà mai al Mondiale messicano e chiude la sua carriera in Nazionale nell’amichevole premondiale contro la Cina.
Finisce la carriera da calciatore a Verona, dove arrivano le ultime 4 reti ma anche nuovi problemi fisici e la voglia di giocare che manca sempre più.
Di Pablito si ricorda la velocità, il tempismo e l’agilità. Molto bravo di testa nonostante la bassa statura e con una rapidità d’esecuzione mostruosa col destro. La sua dote migliore, era il capire un attimo prima degli avversari dove sarebbe arrivata la palla,giocando cosi d’anticipo.
Questo era Paolo Rossi, l’uomo della porta accanto che conquistò un’intera Nazione 29 anni fa e chissà quanti altri bambini che iniziavano a giocare a pallone.

A cura di Matteo Rugiu

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