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Campioni d’ importazione : Batistuta

26 luglio 2011 2.371 views Nessun Commento

Questa rubrica per ripercorrere le orme di alcuni fra i tantissimi stranieri arrivati nel nostro calcio a partire dal 1980, anno della riapertura delle frontiere, in special modo quelli che hanno lasciato un segno tangibile e infiammato le platee italiche.

Nel 1991 arriva uno dei centravanti più forti mai visti nel campionato italiano, Gabriel Omar Batistuta. Il giovane argentino classe 1969, si era messo in mostra nella Copa America vinta dall’ Albiceleste e contraddistinta dalle reti di questo attaccante robusto, forte fisicamente anche se un po’ sgraziato nei movimenti. A portarlo in Italia fu la Fiorentina ma in un modo probabilmente curioso e sconosciuto a molti. La società viola era sulle tracce dell’ altro talento del Boca Juniors, Diego Latorre, al momento di formalizzare l’ acquisto uno degli osservatori inviati in Argentina rimase impressionato da questo semi-sconosciuto ariete, decidendo di bloccarlo in anticipo a quanto succederà nella Copa America che si stava approssimando.

Un’ autentica intuizione, che permise alla Fiorentina di giocare d’ anticipo e assicurarsi Batistuta. La versione ufficiale parla di un innamoramento tramite vhs dell’ allora vice-presidente Vittorio Cecchi Gori, ma il merito di questo indovinatissimo acquisto probabilmente è da attribuire a chi lavorò nell’ ombra. Il pubblicò accolse positivamente l’ arrivo del centravanti argentino soprattutto per quello che aveva fatto vedere con la propria nazionale. I primi tempi però non furono brillanti, la squadra sembrava non supportare a dovere Batistuta, visto che non ne doveva essere la stella ma poco più di un gregario per altri attaccanti più noti e conosciuti. Era solo questione di tempo, infatti in una trasferta a Foggia terminata 3-3 esplose in modo dirompente tutta la sua fame di bomber con una tripletta. Di lì a poco Gabriel segnò a ripetizione segnalandosi all’ attenzione generale, per tutti era diventato Batigol. Il suo apporto di goal fu cospicuo e costante, nonostante la malaugurata e controversa retrocessione in serie B alla sua seconda stagione, Bati rimase alla Fiorentina divenendone il giocatore più rappresentativo.

Nella stagione 1994/95, al ritorno in serie A, riuscì a conquistare il titolo di capocannoniere con 26 resti e stabilire il record di 11 giornate consecutive con goal dall’ inizio del campionato. Si susseguono le stagioni coronate da goal, carisma, dedizione completa di una città, un miglioramento tecnico notevole: un vero idolo per Firenze. Nel 1996 arrivano i primi tanto sospirati trofei di squadra, la Coppa Italia e la Supercoppa vinte da autentico mattatore, ma mai lo Scudetto anche quando nella stagione 1998/99 poteva essere la volta buona, ma un brutto infortunio bloccò il Re Leone e la Fiorentina sul più bello. Fra le sue purtroppo non molto frequenti apparizioni europee, si segnala l’ incredibile goal a Wembley contro l ‘Arsenal che valse la qualificazione al secondo turno in Champions League in un girone dove si trovava anche il Barcellona, dove con un tiro da posizione defilatissima riuscì ad infilare Seaman nell’ angolino alto opposto per la vittoria per 1-0.

Si fanno sempre più insistenti le sirene di altre società ma la proprietà viola riesce sempre a trattenerlo con la speranza di arrivare al traguardo più alto, ma i guai finanziari per la Fiorentina sono all’ orizzonte e Batistuta sarà sacrificato (e accontentato) con la cessione alla Roma nel 2000, non prima di aver stabilito il record di reti in serie A per un giocatore viola. Al primo anno in giallorosso in una formazione nettamente rinforzata dal suo arrivo e da quello di altre importanti pedine arriva lo Scudetto, degno traguardo per un giocatore della sua portata. Il suo inserimento nella formazione allenata da Capello è perfetto e il bottino di reti sempre cospicuo e determinante. Il suo idillio con la piazza romana però non è duraturo, infatti dopo la seconda stagione molto meno soddisfacente della precedente, la terza ci presenta un Batistuta proiettato verso il termine della carriera con la complicità anche di alcuni infortuni. A metà stagione avviene la cessione all’ Inter, una squadra che aveva a lungo inseguito l’ argentino nei suoi momenti più fulgidi e che si deve accontentare di tesserarlo solo per gli ultimi mesi di permanenza nel nostro campionato senza tra l’ altro mai brillare. Un grosso rammarico per Batigol è sicuramente quello di non aver recitato un ruolo da protagonista in Europa come nel campionato italiano, sia per le stagioni in cui non via ha giocato sia per il rendimento non eccelso delle sue compagini.

Gli ultimi scampoli di carriera li spende nel ricco campionato del Qatar, giusto in tempo per vincere un’ altra classifica cannonieri e un campionato. In definitiva Gabriel Omar Batistuta è stato un centravanti che ha fatto sognare intere folle in modo speciale quella viola e quella argentina, ha avuto la capacità di migliorarsi tecnicamente nel corso degli anni divenendo un attaccante completo, forte di testa, nei contrasti e con un tiro di destro devastante, oltre ad essere un autentico leader.

A cura di Stefano Pieralli

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