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Riflessioni romane e romaniste: caro Sabatini, ce n’è di lavoro da fare…

28 luglio 2011 1.331 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Closing o non closing? Ovviamente closing. Al più presto possibile. La fatidica data dell’ultimo atto dell’eterna trattativa tra Unicredit e il consorzio americano capeggiato da Thomas DiBenedetto s’avvicina ad ampie falcate. Sarà venerdì 29? Saranno i primi d’agosto? Non importa, ciò che conta è che si vada finalmente a dama. Senza inghippi né giochi sporchi, senza indigeste manovre di scientifica dissuasione. La Roma è e dev’essere a stelle e strisce, il tifoso romanista merita di vivere il suo sogno. Se poi si tramuterà in incubo, se gli americani non saranno capaci, se Sabatini sbaglierà tutti gli acquisti, se Luis Enrique porterà la squadra in B, non fa niente. Almeno potremmo dire di aver sognato, di aver avuto una sacrosanta possibilità di fuoriuscita dall’ordinario dopo 84 anni di alti e bassi. Fatto presente questo e augurandomi che tutto si concluda per il meglio, vorrei continuare a parlare di calcio. Quel che più mi piace, da sempre. L’ambiente romanista, tanto per cambiare, è già bollente sul finir di luglio. La figuraccia contro il Paris Saint Germain nel torneo Amica Chips di Innsbruck non è andata giù a parecchi. Critiche, puntualizzazioni, attacchi. Solo in parte giustificati, in larga maggioranza esagerati e insensati. Siamo all’inizio, non è il caso di fasciarci subito la testa.

Qualche considerazione va ovviamente fatta. Luis, in questo primo mese effettivo da ‘entrenador’ giallorosso, degli errori li ha commessi. Pecche di valutazione, comprensibili per un tecnico proveniente dall’estero e dunque poco avvezzo alle dinamiche interne cittadine. Se quel che ci dicono è vero (e non ho motivi per pensare il contrario), Luisito ha chiesto la conferma di alcuni elementi di dubbia utilità: Curci, Cicinho, Rosi, Taddei e Brighi. Gente che francamente, con tutto il cuore e la buona volontà, faccio fatica a inserire ancora in un ideale progetto futuro. Poi l’utilizzo sfrenato dei giovani, ‘mania’ derivante dal triennio al Barcellona B, non proponbile al 100% in una piazza come Roma. E’ vero, tra indisponibili, giocatori in uscita e altri non ancora acquistati, ad oggi Luis non dispone di particolari alternative. Ma il fatto di schierare in continuazione Viviani, Verre e Caprari (ancora inadeguati a competere ad altissimi livelli), lasciando in disparte ragazzi con un filino d’esperienza in più (vedi Crescenzi e Bertolacci), suscita dei dubbi. Formulati i necessari ‘appunti’ rivolti all’allenatore, è il caso di concentrarci sulla realtà più lampante: caro Sabatini, qui c’è da comprare. E tanto anche.

Provo un’immensa stima per il nostro nuovo direttore sportivo. E’ uno di quelli che mi piacciono a pelle, appena li sento parlare. Grintoso, abile nel linguaggio, divertente, scaltro e piacevolmente ‘umano’. Non è uno di quei dirigenti fastidiosi e irritanti che se la tira, forte di chissà quale prestigioso curriculum. Sabatini in Italia rappresenta il top o quasi. Uno che ha scoperto campioncini in verde età, consentendo alle proprie società di comprare a poco e vendere a tanto (Kolarov l’esempio più lampante, acquistato da Lotito a due spicci e rivenduto a 19 milioni di euro). Sono orgoglioso di avere un dirigente del genere alla Roma. Uno con due ‘attributi’ grossi così, fin qui peraltro già ampiamente dimostrati. Il mercato giallorosso mi piace, non lo nego. Bojan, Lamela, Nego, José Angel, Heinze e Stekelenburg. Un mix di gioventù ed esperienza che va a rinforzare l’organico, orfano di ‘pesi morti’ quali Riise, Doni e Ménez (Mexés, delle perdite, è l’unica che rimpiango…). Ma non ci si può sedere sugli allori. Nella vita, nel calcio, mai. Questa Roma, riesumata dalle macerie del disastro gestionale degli ultimi tre anni, è un’intera orchestra da riassestare completamente. Le pedine fin qui inserite vanno bene: Stekelenburg colma il buco del portiere titolare, José Angel sostituisce Riise a sinistra, Nego è un buon prospetto di terzino destro, Heinze è l’utile quarto centrale di difesa, Bojan e Lamela due giovani talenti da attendere e incoraggiare. Non ci si può fermare qui. Il ‘bello’ deve venire adesso.

Non mi va di parlare di budget o non budget. Quaranta milioni di base, meno i soldi fin qui spesi, uniti al denaro rimediato da quella o quell’altra cessione. Chiacchiere. Mi affido alle oneste parole di Sabatini: “I soldi a disposizione son più che sufficienti”. Il resto non m’interessa. Ricollegandomi al discorso Luis Enrique, cerco di fare un minimo di chiarezza. Ragazzi, non abbiamo mica preso Mourinho o Guardiola! Apprezzo la voglia e la motivazione di un futuro grande allenatore. Un uomo con personalità e idee tattiche. Scelta azzeccatissima, ne son convinto. Ma occhio: non abbiamo ingaggiato il mago Merlino o il Santo Padre. I miracoli, ormai, non li fa più nessuno. Chiedere a Luis di rimettere in sesto i disastrati cocci ereditati dal recente passato, è davvero troppo! Se la scelta dirigenziale (ultracondivisa) è stata quella di puntare su un coach giovane e di prospettiva, è bene metterlo nelle migliori condizioni per produrre il massimo. E lasciarlo dieci giorni a Riscone di Brunico con cinque o sei titolari, molti esuberi e un oceano di ragazzini, non è certo il migliore degli inizi! Manca un mese al termine del mercato. Sabatini, anche alla luce dei primi responsi del campo, deve farsi in quattro e rimediare le pedine idonee al laborioso completamento dell’organico.

Ora vado ad elencare i ruoli in cui la Roma, a mio parere, è chiamata a migliorare. Non pretendo che vengano colmate ‘tutte’ le lacune, ma è giusto sottolineare (con grande onestà) i limiti di questa rosa. Stekelenburg ottimo primo portiere, ma il secondo? Non vorremmo mica presentarci con Curci o Lobont in caso di raffreddore dell’olandese? Fra l’altro, ricostruendo la storia sportiva dell’ormai ex Ajax, mi sono accorto di quante volte si sia dovuto fermare ai box per infortunio. Personalmente, faccio gli scongiuri. Un buon vice andrebbe preso, e la mia mente torna sempre a quel Kameni tanto bistrattato. Sarà meglio un 27enne titolare del Camerun e dell’Espanyol piuttosto che un pluriretrocesso (Curci) e un anziano arrugginito (Lobont)? Legittimo quesito. A voi la risposta. Poi, la difesa. E qui iniziano i dolori veri. Di Juan nessuno ha notizie, Burdisso forse deve operarsi, Heinze è della Roma da parecchi giorni ma non ha ancora giocato un minuto in amichevole. No problem, tutti e tre torneranno a disposizione a breve. Ma un altro innesto importante serve. Ripeto: importante. Non il classico quarto alla Burdisso junior o alla Loria. Voglio uno forte, un Kjaer (bravo e giovane) o, meglio ancora, un Diego Lugano, giocatore che adoro da sempre. Si libera dal Fenerbahçe ad un prezzo irrisorio (intorno ai tre milioni di euro), ha 31 anni ed è reduce dal trionfo in Coppa America da capitano dell’Uruguay. Perché non farci un pensierino?.

Capitolo terzini: ahi ahi ahi. Brutte storie. Sono diretto e non uso giri di parole: a destra ne abbiamo tre, ma in tre non ne fanno uno. Cassetti ha 34 anni ed è un terzino di posizione, da 4-4-2 vecchio stampo, non certo il fluidificante alla ‘Dani Alves’ richiesto dal gioco di Luis Enrique. Cicinho è un ex giocatore, punto. Lo si vede da come corre, da come avanza, da come crossa, da come gioca. Non bisogna per forza avere la panza di Adriano per essere giudicati ‘finiti’. Cicinho lo è, da un triennio abbondante (ahimé). Rosi? No comment. Fisico spaventoso, mezzi tecnici da prima elementare del calcio. Tra i tre proverei a lavorare su di lui, se non altro per la giovane età (24 anni), ma parliamo di una battaglia quasi persa in partenza. Per il buon Aleandro, piuttosto, intravedo un glorioso futuro da tronista dalla De Filippi. Ci può stare, non credete? Forse sono troppo cattivo, spero che il campo mi smentisca. Per ora, non lo ha fatto. E a sinistra? Ok, c’è José Angel. Un ragazzotto spagnolo di 22 anni, reduce da tre stagioni nel Gijon. L’ho seguito un po’ col Sudtirol e anche col Paris Saint Germain (impegnato in marcatura su Ménez). Ha doti, non si discute. Potrà essere subito un titolare affidabile? Ho i miei dubbi. Credo che un’alternativa ’seria’ serva. C’è Heinze, ma non ho mai gradito gli sdoppiamenti di ruolo. E poi, l’argentino (come Cassetti) è un terzino di posizione, non certo l’uomo delle discese e delle falcate richieste dal gioco ‘barcelonista’. E Crescenzi? Fin qui mai utilizzato sull’out mancino, ma solo un paio di volte da centrale. Segno di una fiducia scarsina nei suoi confronti.

Passiamo al centrocampo. Altre note dolenti. Sabatini ha parlato di un inserimento sicuro (secondo me ne servirebbero anche un paio). A questo punto chi esce? La Roma ha nove centrocampisti per sei posti (tre titolari, tre riserve): De Rossi, Pizarro, Greco, Brighi, Perrotta, Taddei, Bertolacci, Viviani e Verre. Seguendo la tipica mentalità spagnola, il miglior trio (ad oggi) è quello composto da De Rossi centrale, Pizarro e Greco intermedi. Gli unici interpreti in grado, per qualità, di sviluppare un possesso palla costante. E il resto? Perrotta, col bene che gli voglio, in questo tipo di filosofia s’integra malamente. I piedi sono quelli che sono, egual discorso per Matteo Brighi. Taddei, per i miei personalissimi gusti sportivi, è l’anticalcio. Da tre anni non ne azzecca una: solo errori, pochissime cose utili ed uno sconcertante contratto quadriennale strappato alla vecchia dirigenza. Follie mai digerite dal mio povero fegato. Luis Enrique sta provando Rodrigo da esterno basso. Ho già detto e ripetuto che l’esperimento non mi aggrada. Bertolacci dovrebbe tornare a Lecce, Verre e Viviani in Primavera. Continuo a pensare che ne servano due e non uno. Bene Lucho Gonzalez, magari affiancato da Thiago Motta, forse in uscita dall’Inter una volta chiuso l’affare Casemiro.

Infine, eccoci al reparto ‘principe’. Quello degli uomini che fanno i gol e decidono partite e stagioni. Non aprirei il fronte centravanti: con Totti, Borriello ed eventualmente Bojan siamo copertissimi nel ruolo di prima punta. Ma dell’ex milanista bisogna parlare: la coesistenza con il Capitano resta problematica. Né Marco né Francesco, a certi livelli, possono permettersi di spostarsi sulla fascia. Non possiedono né le attitudini tattiche né le caratteristiche fisiche per farlo. Entrambe punte centrali: o l’uno o l’altro. Senza invidie, senza capricci, senza problemi. Gli impegni saranno tanti e ci sarà spazio per tutti, a partire dal 18 agosto in Europa League. Bojan inizialmente partirà da attaccante esterno, così come Lamela, che a differenza dell’ex blaugrana non vanta ancora l’esperienza necessaria per fare il titolare. Ménez ci ha lasciati (che dispiacere…), Vucinic sta per farlo. E’ bene intenderci, egregio dottor Walter Sabatini: se Mirko va via, serve un top player. I nomi che sto sentendo mi fanno rabbrividire. Nilmar è un eterno incompiuto, la classica ex promessa mai sbocciata, soppiantato nel Villarreal dal talento di Giuseppe Rossi. Volgarmente direi: sta bene dove sta. Ecco, lasciamolo in Spagna. Su Shaqiri, 20enne gioiellino svizzero del Basilea, ho referenze molto positive, ma parliamo di un altro semiadolescente al quale non è semplice affidare la responsabilità di un ruolo così importante. Personalmente, conservo ancora il sogno Pastore, nonostante Sabatini sia stato chiaro: difficile prenderlo a ‘certe’ cifre. Ma se è vero che la Roma ha pensato al ‘Flaco’, non sbaglio nel ritenere che possa arrivare lui o, in alternativa, uno di pari valore. Se vogliamo avere ambizioni di successo, sarà fondamentale ricercare la completezza d’organico e quei due o tre ‘campioni’ in grado di fare realmente la differenza. Non possiamo neanche pensare di appellarci sempre ed esclusivamente ai colpi di un fuoriclasse sì, ma che il prossimo 27 settembre compirà 35 anni. Animo, lavoro e coraggio caro Walter. Non aver paura di far forte questa Roma.

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