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Riflessioni romane e romaniste: servono otto acquisti, la Roma è ancora “gravemente” incompleta

30 luglio 2011 1.474 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) A chi sperava (ed io ero tra quelli) che venerdì 29 luglio si risolvesse UFFICIALMENTE la questione Unicredit-americani, rivolgo una sentita e sonora pernacchia. Sì, la rivolgo anche a me stesso. E’ giusto così, me la merito. Perché tanto è destino: noi romanisti non abbiamo il diritto civico di dormire sonni tranquilli. Siamo e saremo eternamente appesi ad un filo. 29 luglio? Rinvio al 2 agosto? Macché. Troppo bello per esser vero. D’altronde, dopo un intero anno di trattative, mica si può pensare di chiuder tutto in due o tre giorni. Figuriamoci, che pretese!

Restiamo così, in attesa di questo stramaledettissimo ‘closing’ sino al 18 agosto, col ‘pre-closing’ (cosa mi tocca dire…) fissato per la prossima settimana. In sostanza, secondo quanto ci vien detto, l’accordo c’è (su tutto) ma la firma slitta. Perché? Boh, non si sa. Mistero. Forse perché donare un paio di settimane di PACE ai tifosi romanisti non è previsto dalla Costituzione Italiana. Arrivo a pensar questo. Andrò a scovare l’articolo nascosto, l’origine di ogni nostra maledizione. Ci scherzo un po’ su, non posso fare altro. Seguendo il mio istinto, chiuderei la vicenda alla ‘Beppe Grillo’: un bel vaffa (sonoro e strameritato) a tutti i protagonisti del teatrino. Francamente, non se ne può più. La commedia alla quale stiamo assistendo ha del ridicolo e del patetico: dodici mesi per vendere una società, contratti preliminari, brindisi anticipati. Poi, alla fine, si scopre che bisogna rivedere tutto e, nonostante un nuovo accordo trovato, si posticipa la firma di due settimane. I miei sentimenti ondeggiano tra la risatina isterica e il desiderio di aver tra le mani qualche illustre ‘manager’ primo attore della vicenda per urlargliene un paio. Pazienza. Ormai è andata così, ne riparleremo dopo ferragosto. A meno di nuovi colpi di scena, inedite storielle tirate fuori all’improvviso (qualche debito in più, magari, perché no?) e un bel rinvio al 25 dicembre. Ah, che bello. Cambiamo discorso, che è meglio.

Parliamo un po’ di Roma vera. La Roma giallorossa che lavora a Trigoria e prepara i prossimi appuntamenti. La Roma, soprattutto, del mercato e di Walter Sabatini. In altri tempi sarei un po’ inquieto in tema ‘campagna acquisti’, lo ammetto. Ma ad oggi, dato lo squallore emesso dalla vicenda societaria, se penso ad altro mi si purifica l’anima. Provo quasi della liberazione psicologica pensando al mercato, bello o brutto che sia. Fin qui certamente incompleto. L’ho scritto due giorni fa e non posso fare altro che ripetermi: di lavoro da fare ce n’è tanto, tanto, tanto. Sabatini lo sa, è il primo a saperlo. Tra centomila sigarette, discussioni telefoniche e qualche orologio in più per controllare i fusi orari di tutto il mondo, il dottor Walter conserva segretamente il disegno perfetto. Quel diabolico progetto sognato e auspicato da noi tifosi romanisti, un po’ preoccupati (ad oggi) nell’osservare un organico latente. E’ difficile fare mercato, difficilissimo. Piazzare gente che non vuole nessuno, indovinare l’acquisto giusto al momento giusto, far sì che il cerchio quadri al 100% in ogni attimo dell’estate. Nonostante (ripeto, AD OGGI) la Roma sia gravemente incompleta, son convinto che Sabatini abbia la situazione sotto controllo. E sappia perfettamente cosa fare e quando.

Non mi ritengo il classico tifoso “estivo” che, nel vano tentativo di fantasticare, pretende dal suo club sforzi paranormali sul fronte acquisti. No, non è così. Sono semplicemente REALISTA se parlo di otto innesti. Otto fondamentali pedine mancanti, che andrebbero a completare definitivamente un organico rimesso a nuovo. Un portiere, due terzini, un centrale difensivo, due centrocampisti e due attaccanti. Il totale fa otto, la matematica non sarà mai il mio mestiere (è vero) ma resta avversa all’opinione. Sono esagerato? No. Probabilmente mi riterrei tale se pretendessi da Sabatini “tutto”. So che difficilmente sarà così. So che, per ovvie questioni economiche e di tempo, non si riuscirà a completare l’opera al 100%. Ma i famosi otto servono sempre, negarlo significa non fare del bene alla Roma. Pensare di poter continuare a vivere sul modesto rendimento di talune “cariatidi” è totalmente folle. No, se vogliamo avere (da subito) ambizioni d’altissima classifica, è bene charirci in testa un concetto: la Roma va migliorata, stravolta, rivoluzionata. Finché il repulisti non sarà completo, non saremo mai pronti per effettuare un nuovo salto di qualità. Le chiacchiere, in tal senso, stanno a zero.

Riassumo brevemente il discorso, nel dettaglio. 1) Capitolo portiere: Stekelenburg titolare va benissimo, serve un secondo affidabile. Uno tra Curci e Lobont può restare da terzo, ma in nessuno dei due intravedo un vero ‘vice’. 2) Due terzini. Cassetti e José Angel, nei pensieri di un team ambizioso, dovrebbero costituire le alternative ai titolari. O quantomeno, le alternative a Cassetti e José Angel non sarebbero mai e poi mai Cicinho, Rosi, un Crescenzi oggetto misterioso e un Taddei adattato. 3) Il tema del difensore centrale. Juan e Burdisso con problemi fisici, Heinze con qualche anno di troppo. Un vero erede di Mexés serve eccome. Uno forte. 4) Due centrocampisti tecnici e di qualità, in grado di sviluppare il calcio pensato da Luis Enrique. Con i vari Brighi, Perrotta e Taddei è impossibile ipotizzare di “imitare” il futbol bailado espresso da Xavi, Iniesta e compagnia cantante. Ne servono due: bravi, svelti, rapidi di cervello e di piede. 5) Infine, le punte. Ménez è andato via, Vucinic pure. Lungi da me rimpiangerli. Non faccio come tanti che prima riversano sterco su certi calciatori per poi rimproverarne a chicchessia la cessione. Sabatini ha fatto bene a mandarli via (forse Mirko andava venduto all’estero, vista la scarsa propensione dei club italiani a “dare” qualcosa alla Roma, classico esempio di ostruzionismo del sistema verso il nuovo corso romanista), ma ora servono dei validi sostituti. Tre punte, quattro uomini a disposizione: Totti, Bojan, Lamela e Borriello. Altri due son d’obbligo, almeno sul piano “quantitativo”.

E ora facciamo i nomi, senza tirarci indietro. Sviluppando dei ragionamenti logici. Poiché a volte si arriva a dama anche usando la testa, senza basarsi solo ed esclusivamente su quel che “urlano” i giornali. Torno a bomba sul discorso accennato prima, ce l’ho in testa da qualche giorno: ma avete notato? Dei sei acquisti fatti da Sabatini, nessuno viene dal campionato italiano. Due dalla Spagna, uno dall’Olanda, uno dall’Argentina e due dalla Francia. Qui gatta ci cova, direbbe qualcuno. Forse sono io il solito sospettoso, il romanista che vede il complotto ovunque. Eh già, ne riparleremo. Dunque, i nomi. Portiere? Vado sul sicuro: Kameni. A me intriga, e so che piace a De la Pena e Luis Enrique. Mi fiderei del camerunense secondo, molto più di Curci o Lobont. Altrimenti Romero, altro giocatore molto seguito. Difesa. E qui diventa dura, soprattutto parlando degli esterni. Per la fascia destra dico tre nomi: Zabaleta, Montoya o Isla. Per l’out mancino non disdegnerei Balzaretti, magari come ‘parziale’ consolazione palermitana per il mancato arrivo di Pastore.

Al centro? Punto sempre su Kjaer, gioventù e classe, o su Diego Lugano, costo irrisorio e grande esperienza. Centrocampo. Ho una vaga sensazione, magari (chissà) sbagliata: se il Barça dovesse prendere Fabregas, potremmo vedere Thiago Alcantara alla Roma. Lo Xavi del futuro, per intenderci. Assieme a lui, un mix di tecnica e forza: Lucho Gonzalez. Poi, l’attacco. Ne ho sentite tante, non tutte di mio personalissimo gradimento. Sarei lieto del “doppio” colpo Nilmar-Palacio, ma che sia doppio, vista la non sfavillanza “singola” dei due. Altrimenti, tanto vale tenersi Caprari e prenderne solo uno. Ma di grandissimo valore. Pastore è andato, chi rimane? Butto lì qualche nome: Hulk, Van Persie, Abel Hernandez, Nani, Higuain. Serve gente così. Con una provocazione ‘romanista’ bella e buona, probabilmente destinata ad essere accolta da svariati insulti all’impazzata (ai quali mi preparo…): e se Sabatini offrisse 20 milioni a Lotito per Zarate? Arrivederci.

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