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Campioni d’ importazione 7 : Gullit

25 agosto 2011 2.202 views Nessun Commento

Il Milan all’ inizio dell’ era berlusconiana, si è distinto per una serie di acquisti ad effetto, senza lesinare spese e stipendi importanti, con l’ intenzione di ingaggiare campioni che poi lo hanno portato sul tetto d’ Europa e del mondo. Uno dei più rappresentativi e facente parte del favoloso trio degli olandesi fu Ruud Gullit. Il tulipano classe 1962 e originario del Suriname, militava nel PSV Eindhoven costantemente al vertice del calcio orange e durante la sua partecipazione al Trofeo Gamper a Barcellona nell’ estate del 1986, impressionò per la sua forza fisica e duttilità in campo, invogliando la dirigenza rossonera a trattarlo per tesserarlo in un prossimo futuro. Il Milan non tentenna, investe senza esitazioni e all’ inizio della stagione 1987 Ruud Gullit, fresco di pallore d’ oro, sbarca a Milano assieme a Van Basten, rappresentando il valore aggiunto della formazione affidata ad Arrigo Sacchi che mieterà successi a ripetizione. Ruud Gullit si inserì alla perfezione in quel nuovo meccanismo di gioco, mise in mostra le sue notevole qualità atletiche, primeggiava spesso sul punto di vista fisico e grazie alle sue doti tecniche svariava come centrocampista avanzano, senza disdegnare frequenti puntate offensive come attaccante aggiunto. Da subito incontrò consensi sul piano tecnico ed in più anche sul piano personale, infatti le sue “treccine” diventarono un marchio di fabbrica, rendendo l’ olandese un personaggio anche fuori dal campo. Al termine del primo campionato arrivò il trionfo tricolore, seguito dal vittorioso Europeo con la propria nazionale. Siamo nel pieno del suo periodo d’ oro legato a doppio filo ai colori rossoneri. Arrivano in successione due vittorie in Coppa dei Campioni ( nella prima finale segnerà una doppietta ), due Intercontinentali, due Supercoppe Europee e una Supercoppa Italiana, anche se soggetto a qualche infortunio e a un turn over per via dei tanti assi ingaggiati dal Milan dopo il suo arrivo. Finito il ciclo sacchiano, comincia quello di Fabio Capello e arrivano altri due Scudetti e un’ altra Supercoppa Italiana. Nel 1993, all’ età di 31 anni sembra non esserci più posto per lui nel Milan, così si tuffa in una nuova avventura, accasandosi in prestito alla Sampdoria. La stagione in blucerchiato è esaltante, Gullit si riscopre ancora di più uomo squadra, segna e trascina la Sampdoria ad un terzo posto e alla vittoria nel trofeo che gli mancava, la Coppa Italia. Riesce addirittura in una piccola vendetta sul piano personale, segnando proprio al suo Milan la rete decisiva in un 3-2 per la Samp a Genova. Nel 1994 il Milan, pur sempre proprietario del cartellino, lo richiama a casa, Ruud veste per la seconda volta i colori rossoneri ma capisce ben presto che il ciclo milanista è per lui finito irrimediabilmente, complici anche dei dissidi con l’ allenatore Capello. A metà stagione torna nuovamente alla Sampdoria dove chiude nel 1995 la sua esperienza italiana per poi trasferirsi in Inghilterra e spendere gli ultimi scampoli di carriera nel Chelsea per poi diventarne l’ allenatore.

Resta sicuramente un campione ammirato, uno degli artefici del grande Milan di Sacchi e in parte minore di Capello, con un comune denominatore, quello delle vittorie in campo nazionale, europeo e mondiale.

A cura di Stefano Pieralli

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