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Champions League, analisi del sorteggio : Milan e Napoli, esami di maturità

25 agosto 2011 1.347 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Archiviati i preliminari estivi, la Champions svela finalmente gli otto gironi dell’edizione 2011-2012. Un momento speciale, attesissimo. Sia per chi da queste parti alloggia da una vita (Inter e Milan) sia per chi si accinge ad assaporare per la prima volta l’emozione del grande palcoscenico europeo (Napoli). In un modo o nell’altro, non possiamo lamentarci. Anzi, il movimento italiano deve reagire, proprio nell’anno in cui la Germania ci ha soffiato (con merito) un posto in vista delle prossime edizioni. Basta chiacchiere, si passi ai fatti. Il calcio nostrano, pur ridimensionato e in chiara fase d’involuzione generale, dovrà dare risposte. Sul campo, coi risultati, con le prestazioni. L’urna di Montecarlo ha riservato ai nostri club piccoli e grandi esami. Alcuni facili, altri difficili, nessuno insuperabile. Inter, Milan e Napoli son chiamate alle armi: forza e coraggio. Fare strada, si può. Senza paura, col petto in fuori. La finale dell’Allianz Arena non è una meta irraggiungibile.

OTTAVI ALLA PORTATA – L’Inter, ultima compagine italiana a trionfare in Europa (nel 2010 con José Mourinho alla guida) può dormire sonni tranquilli. Senza esagerare, ovviamente. Nonostante il comodo posizionamento nell’urna 1, erano in molti a temere pericolosi incroci con club d’elevato rango. Macché. E’ andata bene, inutile negarlo. Le dichiarazioni di dirigenti e giocatori avranno lo scialbo sapore dell’ovvietà: “Guai a sottovalutare questo e quell’altro”, “Bisogna rispettare ogni squadra”, e via dicendo. Solite repliche dinanzi a sorteggi favorevoli, ma Moratti, Gasperini e soci (pur orfani d’Eto’o) sanno di avere la strada in discesa. L’avversario più tosto è il CSKA Mosca, vecchia conoscenza del popolo interista. La trionfale cavalcata europea di due anni fa conobbe i russi (allora guidati in campo da Milos Krasic) quale insidioso ostacolo nei quarti di finale. Doppio 1-0 (Milito a San Siro, Sneijder al “Luzhniki”) e semifinale col Barça agguantata. Attualmente gli uomini di Leonid Slutsky sono in testa al campionato nazionale (due punti di vantaggio sullo Zenit di Spalletti) e possono contare sul talento del portiere Igor Akinfeev, del fantasista giapponese Keisuke Honda e dei due attaccanti Vagner Love e Seydou Doumbia, entrambi seguiti a lungo dalla Roma. Occhio anche al Lille campione di Francia, privo del campione ivoriano Gervinho (passato all’Arsenal) ma forte del talento di Eden Hazard, 20 anni, tra le migliori espressioni individuali del calcio transalpino. Figure di spicco il capitano Rio Mavuba (ex Bordeaux) e due vecchie conoscenze del campionato italiano: David Rozenhal, difensore ceco ex Lazio, e Tullio De Melo, attaccante brasiliano, meteora del Palermo. Il Trabzonspor, unica squadra turca presente in Champions, non costituisce uno scoglio particolarmente temibile. Tra le individualità più note citiamo Halil Altintop (fratello di Hamit, centrocampista del Real Madrid) e Didier Zokora, nazionale ivoriano con un passato importante tra Tottenham e Siviglia. Dodicesimo uomo in campo il calorosissimo pubblico dell’”Huseyin Avni Aker”.

METTERSI ALLA PROVA - “In Europa nessuno è più forte di noi, tranne il Barcellona”. Da mister Allegri a capitan Ambrosini, il tormentone degli ultimi giorni in casa Milan è stato questo. Grande ottimismo, voglia di ripetersi in Italia e tornare a primeggiare in Europa. I rossoneri si preparano ad una stagione importantissima col primo grandioso esame servito su piatto d’argento. C’è il Barcellona in Champions, subito, al primo atto. Nulla di preoccupante: il passaggio del turno non è in pericolo. Bate Borisov e Viktoria Plzen dovrebbero rappresentare semplici spauracchi da archiviare agevolmente. Ma aldilà del discorso qualificazione, il Diavolo dovrà tirar fuori le unghie e dimostrare all’Europa intera di reggere il confronto col dream team blaugrana. Inutile parlarvi del Barça, del tiki-taka, di Xavi, Iniesta, Dani Alves, Villa, Pedro e Messi. Sono i più forti, i numeri uno. Stanno scrivendo la storia del calcio, inserendo nell’immenso almanacco alcuni dei capitoli più belli. Ma anche il Milan ha dalla sua la leggenda. Quella passata e quella futura, da dipingere con nuove incantevoli tele. Zlatan Ibrahimovic è giunto all’atto del dunque: a 30 anni suonati dovrà finalmente far vedere di che pasta è fatto anche sul fronte internazionale, dopo anni di vacche magrissime. E una rivincita contro Guardiola sarebbe il piatto più caldo e saporito da gustare e far gustare alla platea rossonera. Attendiamo impazienti. Le altre due? Basterà non sottovalutarle troppo per batterle sul campo e accedere agli ottavi. Il Bate Borisov, reduce dal successo nei preliminari con gli austriaci dello Sturm Graz, affrontò il Milan esattamente dieci anni fa, durante l’ezione 2001-2002 della Coppa Uefa. Un 6-0 complessivo a favore dei rossoneri al primo turno, e in quel doppio confronto Adriano Galliani si innamorò di Vitali Kutuzov, portato subito in Italia (dove gioca tuttora, nel Bari). Debutto assoluto in Champions per i cechi del Viktoria Plzen, per la prima volta campioni nazionali nella scorsa stagione. Una matricola, è vero. Ma occhio: il pronostico li dava già per spacciati nel preliminare col Copenaghen. A pagar dazio sono stati i danesi, sbattuti fuori con violenza dall’entusiasta compagine guidata da Pavel Vrba.

L’EQUILIBRIO PUO’ ESSERE UN VANTAGGIO – D’altronde, si sapeva. Il Napoli incappa in un girone di ferro, ed essendo inizialmente inserito in quarta fascia non poteva essere altrimenti. Ma guai ad esser pessimisti più del dovuto. E’ vero, gli azzurri a livello europeo sono dei neofiti, e il tremendo pokerissimo incassato nel trofeo “Gamper” contro il Barcellona fa ancora male. La botta del Camp Nou, per quanto dolorosa, può fungere da insegnamento. In Europa si deve dare di più, il compitino non basta. E contro certi avversari, l’arma della personalità sarà fondamentale per puntare ad una storica (e incredibile) qualificazione agli ottavi di finale. Il rischio maggiore è stato evitato. Ovvero, la presenza di due corazzate invincibili e di un team materasso. Il Napoli, in una situazione del genere, avrebbe avuto ancor meno chance di passare il turno. Così com’è, il gruppo A (oltre ad essere, sulla carta, il più avvincente del lotto), assicura massimo equilibrio generale. Potrebbero esserci molti pareggi tra Bayern, Villarreal e City. La banda Mazzarri dovrà sfruttare la favorevole situazione, tramutando l’infuocato San Paolo in un vero fortino di sicurezza. Tra le mura amiche, il Napoli si giocherà il proprio destino europeo. Non v’è dubbio. Guai ad abbassare la testa, l’impresa è realizzabile. Il Bayern Monaco resta una grande squadra, per blasone e tradizione. Ma anno dopo anno i tedeschi perdono qualcosina, divenendo un pelino più battibili. C’è Robben, è vero. Ci sono Schweinsteiger e Lahm, leader e pilastri assoluti. Ma, come dimostrato recentemente da Roma e Fiorentina (senza arrivare all’Inter di Mourinho), il Bayern è del tutto “umano” e perforabile. Ci vorrà coraggio. Del Villarreal, Mazzarri conosce già pregi e difetti. Solo un pizzico di fortuna permise al Sottomarino Giallo di strappare la qualificazione agli ottavi d’Europa League agli azzurri otto mesi fa (0-0 al San Paolo, 1-2 al Madrigal con reti di Hamsik, Nilmar e Rossi). La vendetta è un piatto dolce, da servire (freddo o caldo) il prima possibile. Poi il Manchester City, maestoso nell’essenza ma anch’esso all’esordio assoluto in Champions League. Mancini, dopo due anni di lavoro oscuro, ha finalmente a disposizione una squadra fortissima e completa (Nasri e Aguero le chicche del mercato estivo). Tevez o non Tevez, il City può sorprendere ed essere la vera outsider della manifestazione. Napoli (e non solo) permettendo.

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