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Argentina, River più forte di tutto e tutti

28 agosto 2011 1.324 views Nessun Commento

di Andrea Ciprandi

E tre. Il River vince la sua terza partita in altrettanti impegni di campionato e guida già da solo la classifica di B.

Squadra che vince non si cambia, sostengono alcuni. E ieri sera, sul terreno dell’Huracan, Almeyda ha schierato la stessa formazione titolare delle prima due giornate, ma ha potuto farlo solo in extremis perché Maidana e Aguirre, il cui stato fisico a inizio settimana non era perfetto, hanno poi recuperato. Fatto sta che sul campo e sotto gli spalti deserti del prestigioso Ducò hanno trovato ancora spazio Chichizola, Abecassis, Alayes, Maidana e Juan Manuel Diaz, Aguirre, Domingo, Sanchez e Ocampos, Cavenaghi e Alejandro Dominguez. Per di più nella tradizionale tenuta coi pantaloncini neri, per la gioia dei tifosi più tradizionalisti.

Già, i tifosi. Nessuno di loro era sulle tribune. Dopo l’esito negativo del ricorso, infatti, il River ha scontato la prima delle cinque giornate di squalifica del Monumental imposte dall’AFA, corrispondente anche alla prima delle due a porte chiuse – proprio mentre la stessa Federazione ha ceduto al cosiddetto ‘fenomeno River’ tornando a consentire le trasferte nella serie cadetta, benché solo laddove ci siano sufficienti garanzie di sicurezza. Sentenza, quella di squalifica, precedente l’ennesimo accoltellamento avvenuto all’interno delle strutture del Club che avrebbe probabilmente portato comunque a un provvedimento disciplinare, ragion per cui i giocatori sono inizialmente scesi in campo esibendo una maglietta con lo slogan ‘Basta violenza’. Non c’è che dire, i continui disordini provocati da esagitati più o meno riconducibili all’istituzione ‘millonaria’, incaricati o no che siano da alcuni dirigenti di creare problemi, rischiano di essere la vera palla al piede di un gruppo che altrimenti sembra essersi ritrovato e poter puntare all’immediata promozione.

Sebbene ieri come settimana passata, a Mendoza, l’inizio della partita non sia stato perfetto, la squadra ha poi carburato e trovato il giusto passo grazie innanzitutto a due giocatori che ormai sono assurti a vere stelle della stagione: il giovanissimo prodotto del vivaio Lucas Ocampos e l’infaticabile uruguaiano Carlos Sanchez. Grazie a prestazioni esaltanti, si stanno entrambi guadagnando lo stesso credito di protagonisti annunciati quali Cavenaghi e il Chori, che pure ha trovato il suo primo gol: ieri, ripetendo la pretazione di sabato scorso, sono stati determinanti avendo parte attiva in due delle tre segnature contro il Desamparados in veste sia di suggeritori che di realizzatori oltre che segnalandosi con gambe e polmoni.

E’ indicativo come finora non fosse stato praticamente necessario nominare gli avversari. Questo la dice lunga sull’atteggiamento della Banda, che come ha ricordato il suo tecnico in conferenza stampa scende in campo con lo spirito di un tempo, il suo storico, quello che le consente di imporre gioco e stile a chiunque abbia davanti – benché ieri si trattasse della modesta rappresentativa di San Juan, la stessa il cui unico precedente col River risaliva al lontano 1969 e si era concluso con una scoppola: 0-7. C’è da scommettere che dopo tanti anni, e soprattutto con la forbice di categoria andata sempre più aprendosi fra i due Club almeno fino allo scorso giugno, il Desamparados ci tenesse a tornare a calcare il Monumental, quindi archiviata una sconfitta tutto sommato pronosticabile ieri quanto quarant’anni fa resta il rammarico di un’occasione, forse irripetibile, persa.

E così, mentre un altro gioiellino prende la strada dell’Italia, il River prosegue per la sua strada. L’appena ventenne Roberto Pereyra viaggia infatti in queste ore alla volta di Udine nella speranza di guadagnarsi lo stesso affetto e la stessa considerazione del suo più immediato predecessore ‘millonario’ in terra friulana, Alexis Sanchez, mentre i suoi ex compagni di squadra veleggiano verso il recupero del rango di sempre. E c’è da credere che ce la faranno tutti.

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