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Il pagellone del calciomercato 2011

31 agosto 2011 2.928 views Un Commento


(di Alessio Nardo) E’ finito il calciomercato estivo 2011. Finalmente, è il caso di dirlo. Tra chiacchiere, trattative e parole (spesso) al vento, non se ne poteva davvero più. Colpi dell’ultim’ora, gioielli trasferiti altrove, giovani intriganti tutti da scoprire. Cerchiamo di capire chi ha lavorato meglio, E DIAMO I VOTI.

NAPOLI 7,5

Alla fine l’oscar del mercato se lo becca il Napoli. E sapete perché? Delle prime sei della classifica, è l’unica a non aver perso un big. De Laurentiis ha resistito alla tentazione di cedere uno tra Hamsik, Cavani e Lavezzi, rinforzando la rosa nei ruoli cardine. E’ arrivato un signor secondo portiere (Rosati), la difesa è stata rimpolpata dagli arrivi “sudamericani” di Fernandez, Britos e Fideleff. Forse sarebbe servito un grande nome, un Diego Lugano per intenderci. Ma Mazzarri non può certo dirsi insoddisfatto. In mezzo al campo ecco il gioiello: Gokhan Inler, sostanza e qualità. Rivoluzione completata dagli addii di Yebda e Pazienza e dagli arrivi di Donadel e Dzemaili. Sull’out sinistro qualche rimpianto per il mancato ingaggio di Criscito. Amen. Davanti, accanto al trio meraviglia, si possono vantare rincalzi del calibro di Santana e Pandev. Il potenziale per ripetersi a grandi livelli c’è. Ordine supremo: non aver paura della Champions.

MILAN 7
Poche operazioni ma logiche e mirate. In difesa è stato trovato un eccellente futuro erede di Nesta: Philippe Mexés. Positivo l’innesto a sinistra di Taiwo, buon corridore dotato di grinta e muscoli. A centrocampo peserà l’assenza di Pirlo, preziosa colonna degli anni d’oro ancelottiani. Allegri predilige lo strapotere muscolare e ha dato il via libera alla sola eccezione Aquilani, scegliendo persino il gregario Nocerino quale umile surrogato dell’infortunato Flamini (out fino al 2012). Davanti il miglior acquisto è la conferma dei tre assi: Ibrahimovic, Robinho e Pato. Con la gradita aggiunta di Boateng. In prospettiva futura eccezionale il colpo El Shaarawy: nettamente il miglior ‘92 del nostro calcio.

LAZIO 7
I tifosi biancocelesti sono in rivolta: non va giù a nessuno la cessione (al fotofinish) di Mauro Matias Zarate, beniamino incontrastato della Curva Nord. Si prevedono giorni duri per Lotito e soprattutto Edi Reja, colpevoli (secondo il sentimento popolare) di aver tarpato le ali al talento cristallino del gioiello argentino. Pazienza, si guarda avanti. E questa Lazio ha comunque risorse importanti per fare bene. Cambio alla pari in porta (Marchetti al posto di Muslera), forse indebolita la difesa (Konko e Stankevicius non valgono Lichtsteiner, al centro s’attendeva un colpo), più o meno identica la forza del centrocampo (Cana non sposta i valori), nettamente aumentato il potenziale offensivo, nonostante l’addio di Maurito. La super coppia Cissé-Klose garantisce scaltrezza, esperienza, freddezza e tanti gol. Senza dimenticare Hernanes, il nuovo leader chiamato al definitivo salto di qualità.

ATALANTA 7
I due colpi last minute della dirigenza orobica rendono eccellente il lavoro dell’Atalanta in questo mercato estivo. Sono rimasti i big (aldilà di capitan Doni, “autoeliminatosi” per la vicenda scommesse con una squalifica di tre anni) e l’organico ha aperto le porte a rinforzi di lusso. Andrea Masiello è un prezioso jolly da utilizzare sia a destra che al centro, Lucchini porta esperienza in mezzo. A centrocampo importantissimo il ritorno di Cigarini (qualche anno fa considerato il Fabregas italiano), con l’ex romanista Brighi assoluta garanzia di rendimento, presenza e professionalità. In avanti, occhi puntati sul piccolo Maxi Moralez, fantasista di un metro e sessanta ingaggiato dal Velez Sarsfield. Gli esperti di calcio argentino ne parlano davvero molto bene. Schelotto, dopo l’anno d’esordio in A tra Cesena e Catania, vanta maggior esperienza. El Tanque Denis, nuovo puntero dell’attacco, garantirà (assieme a Tiribocchi) i necessari gol salvezza.

CESENA 7
Un applauso sincero anche al Cesena di Igor Campedelli. E’ vero, è partito un big come Giaccherini, ma i sostituti scelti sono di provato affidamento. Partiamo dalla retroguardia: al confermato Von Bergen è stato affiancato Marco Rossi, reduce dalla retrocessione in B con il Bari. Prezioso l’innesto di Comotto a destra: giocatore d’esperienza e personalità. In mediana, la grande notizia è la permanenza di Marco Parolo, cercato sul mercato da Cagliari, Lazio e Milan. Guana e Candreva portano qualità e quantità in mezzo, come se non bastassero già i tanti piedi buoni presenti in attacco. Adrian Mutu è la stella assoluta. A 32 anni il romeno vuol riprendersi la gloria, dopo un paio di stagioni altalenanti e difficoltose. Eder ? Una garanzia, e se il nuovo tecnico Giampaolo riuscirà a recuperare il Martinez dei tempi catanesi, al “Manuzzi” è già pronta la festa.

CATANIA 6,5
Ripianati i preoccupanti contrasti tra Pulvirenti e Lo Monaco, il Catania è riuscito ancora una volta a sfoderare un mercato importante. Lo scoop (per certi versi inatteso) è la “non partenza” di Maxi Lopez, rimasto nonostante la corte serratissima della Fiorentina. Il pubblico etneo potrà godersi le prodezze e i gol del biondo argentino per un’altra stagione, potendo contare anche su altri rinforzi di prim’ordine. L’amaro addio di Silvestre in difesa è stato sufficientemente coperto dall’ingaggio a parametro zero dell’esperto Legrottaglie. Peccato non esser riusciti ad arrivare anche a Galeano, fanciullo seguito pure dal ds romanista Sabatini. Confermati i migliori a centrocampo (Lodi, Ledesma, Biagianti e Gomez) con l’aggiunta di Almiron. In attacco, oltre a Maxi Lopez, ci sarà spazio per la scommessa Suazo (soffiato al Cagliari) ed il rientrante Bergessio. C’è tutto per far bene. Unica perplessità: Vincenzo Montella in panchina, al primo vero esame d’allenatore dopo i tre mesi “omaggio” alla Roma.

INTER 6,5
C’è molto da capire in questa nuova Inter, ma partiamo da un fatto assodato: l’addio di Samuel Eto’o. Se si perde un giocatore di tale blasone, qualità, carisma e rendimento, è oggettivamente impossibile “donare” un voto ultrapositivo alla campagna acquisti. Moratti e Branca, tutto sommato, si sono mossi bene, “rimediando” al meglio all’inevitabile commiato del leone camerunense (ingolosito dai 60 milioni netti in tre anni offertigli dall’Anzhi Makhachkala). Sono rimasti Maicon e Sneijder, è arrivato Poli a centrocampo e andrà valutata la scommessa Jonathan per la fascia destra. Unica perplessità: Santon al Newcastle a titolo definitivo. Non era il caso di concedergli un’altra chance? In attacco le migliori operazioni: Forlan, Zarate, Alvarez e Castaignos. Esperienza, qualità, classe e prospettiva. Buon materiale, sperando che Gasperini (discusso almeno quanto Benitez un anno fa) non si perda nel marasma generale. Sulla carta l’Inter resta forte, fortissima. Anche senza Re Samuel.

ROMA 6,5
Da romanista sarei d’umor migliore, se l’atroce ricordo dell’eliminazione europea non invadesse i miei pensieri con stucchevole costanza. Aldilà di tutto, il mercato (definitivo) della Roma può considerarsi positivo. Ma da pignolo quale sono, vado a caccia dei difetti e delle mancanze. Stekelenburg buon titolare per la porta, ma Lobont e Curci non le ritengo riserve all’altezza. Sulle fasce difensive ci sono dei problemi, a meno che i giovanissimi Nego (20 anni) e José Angel (22) non si rivelino (da subito) straordinarie garanzie. Ottimo lavoro al centro: la partenza di Mexés è stata ben controbilanciata dagli arrivi di Simon Kjaer e Gabriel Heinze. Il nodo centrocampisti, dopo tante chiacchiere, si è risolto col doppio ingaggio di Fernando Gago e Miralem Pjanic. Si poteva far meglio, ma anche peggio. Davanti è rimasto Borriello, è arrivato Osvaldo. Infine Bojan, Lamela e dulcis in fundo Fabio Borini, giovane promessa ex Chelsea. Chi è partito, per un motivo o per l’altro, lo sappiamo. L’organico adesso c’è. Ora tocca a Luis Enrique

JUVENTUS 6,5
Idem come sopra. Tante buone cose, altre quasi incomprensibili. Partiamo come sempre dal primo reparto: la difesa. Meglio stendere un velo pietoso. Marotta avrebbe dovuto rinforzare il pacchetto arretrato, e la missione è fallita. L’unico innesto “vero” è Lichtsteiner, ottimo soldato di fascia destra. Al centro s’attendeva uno tra Lugano e Alex, alla fine non è arrivato nessuno. E a sinistra? Bocciato inspiegabilmente Ziegler, si ripartirà (di nuovo) con Grosso e De Ceglie. La situazione migliora dal centrocampo in su: Pirlo, se si adatterà al 4-4-2, potrà ancora dare saggi di classe e qualità. Vidal, Marchisio e Pazienza costituiscono valide opzioni di partnership. Fasce sistemate: Krasic a destra resta un punto fisso (anche se a Conte non fa impazzire), mentre a sinistra è arrivato Eljero Elia, giovane talento olandese dell’Amburgo. Estigarribia e Giaccherini andranno a rimpolpare il parco riserve. E l’attacco? Sono tanti, tantissimi. Da Iaquinta a Toni, passando per Quagliarella e Del Piero. Poi i big: Matri e Vucinic. Titolari indiscussi, a sanso d’equivoci.

GENOA 6,5
Per l’ennesima estate il presidente Enrico Preziosi ha stravolto il suo giocattolo. Stavolta tocca ad Alberto Malesani, reduce da un buonissimo anno a Bologna, cercare di costruire la macchina perfetta. In tanti sono partiti (Eduardo, Rafinha, Konko, Criscito, Milanetto, Boselli, Paloschi, Floro Flores), altri ne sono arrivati. In porta è stato scelto il meglio su piazza: Sebastien Frey. La difesa ha mantenuto Mesto, Dainelli, Antonelli e Kaladze, acquisendo la gioventù di Granqvist e l’esperienza del rientrante Cesare Bovo, a caccia di un posto in nazionale in vista degli Europei. A centrocampo è rimasto Kucka (sarà dell’Inter tra un anno) e sono arrivati elementi di rendimento come Birsa, Merkel e l’ex clivense Constant. Un po’ di delusione per il mancato arrivo di Gilardino, da molti dato quasi per fatto a metà agosto. Malesani s’accontenterà dell’airone Caracciolo, affiancato da Palacio, rimasto a Genova nonostante l’assiduo corteggiamento di Inter e Roma. Tutte da scoprire le incognite Seymour, Pratto, Jorquera e Ribas.

BOLOGNA 6
Se rientrassero definitivamente i contrasti tra il club e Gaston Ramirez (promesso sposo di Roma prima, Napoli poi e infine Fiorentina), il Bologna potrebbe davvero guardare al prossimo campionato con rinnovato ottimismo. Pierpaolo Bisoli ha tra le mani una squadra di buon livello, nonostante le partenze di Viviano e Britos, ben sostituiti dal belga Gillet (ex Bari) e dallo svedese Antonsson. Buono l’innesto del 35enne Loria dietro, interessanti le opzioni laterali Crespo e Vitale. A centrocampo è partito Della Rocca in extremis, ma sono arrivati due bei motorini come Pulzetti e Kone. Davanti i colpi migliori: occhio alla fantasia di Alessandro Diamanti e alla prolificità di Robert Acquafresca. Con capitan Di Vaio pronto a ripetere l’ultima straordinaria stagione, nonostante una carta d’identità che recita (alla voce “data di nascita”) 15 luglio 1976.

LECCE 6
Nonostante le difficoltà societarie e l’addio di un signor tecnico quale Gigi De Canio, il Lecce ha comunque trovato le necessarie risorse per costruire un organico competitivo. Intrigante la scelta di affidare la panchina al rampante Eusebio Di Francesco, ex centrocampista di Roma e Piacenza, l’anno scorso alla guida del Pescara. Il mix di esperienza e gioventù rende il roster giallorosso più forte (almeno sulla carta) rispetto a dodici mesi fa. Da applausi gli acquisti di Julio Sergio (quasi scudettato nel 2010 con la Roma di Ranieri) e Massimo Oddo (campione del mondo con l’Italia nel 2006), determinanti le conferme in rosa di Tomovic, Bertolacci e Mesbah, senza dimenticare il rientro di Andrea Esposito in difesa. Ci si attende molto dal fantasista argentino Ignacio Piatti e da Rodney Strasser, di proprietà del Milan. Da rilanciare le quotazioni dei desaparecidos Carrozzieri e Obodo. In attacco, tutto ruota attorno all’ispirazione del vecchietto terribile David Di Michele, determinante per l’ultima salvezza leccese.

CAGLIARI 6
In molti accomunano Cellino a Zamparini, ma non è così. Aldilà dell’infelice scelta di sostituire Donadoni con Ficcadenti in piena estate, il patron cagliaritano ha già dimostrato una maturità diversa rispetto al collega rosanero. Testimonianza ne è l’atteggiamento avuto due anni fa con Allegri (esonero evitato nonostante le prime cinque sconfitte consecutive in campionato) e la logica politica seguita sul mercato. Zero stravolgimenti, solo piccole operazioni mirate e intelligenti. Il Cagliari non cambia faccia, restando quasi lo stesso anno dopo anno. Sono rimasti Agazzi, Astori, Canini, Pisano, Agostini, Conti, Biondini, Nainggolan, Cossu, Nené. Tutti i protagonisti delle ultime positive stagioni dei sardi. Peccato per com’è andata a finire la vicenda Suazo (rivedere l’honduregno nel suo regno, il Sant’Elia, ci avrebbe fatto piacere), da seguire con attenzione e curiosità i cinque volti nuovi: Eriksson, Ibarbo, Rui Sampaio, El Kabir e Thiago Ribeiro. Ci si può salvare ancora. In scioltezza.

FIORENTINA 6
Il vero colpo è non aver ultimato la devastazione dell’organico dopo gli addii in sequenza di Mutu, Frey, Comotto, Donadel e Santana. In molti, quest’estate, vedevano nella Fiorentina una preziosa bigiotteria pronta ad esser rapinata selvaggiamente da svariati aspiranti buongustai. Corvino ha fatto il duro, stavolta. I viola acquistano il giusto (i terzini Cassani e Romulo, il centrale difensivo Nastasic, i centrocampisti Lazzari, Munari e Kharja, il fantasista Campanharo e il centravanti Santiago Silva) riuscendo nell’impresa di mantenere in rosa gli ultimi pezzi da novanta. Montolivo, in scadenza di contratto nel 2012, resterà pur avendo già un chiaro accordo col Milan (per questo ha detto no ad un trasferimento immediato alla Roma). Gli altri? Vargas, oggetto del desiderio della Juventus; Cerci, seguito a lungo dal City di Mancini e infine Alberto Gilardino, costantemente ad un passo dal Genoa. Talmente ad un passo da decidere di tornare indietro. E restare a Firenze. Il lavoro più duro toccherà a Sinisa Mihajlovic: ricompattare i cocci di una piazza bollente e puntare all’ambizioso ritorno in Europa.

PARMA 6
Amauri è rimasto dov’è. Il grande sogno del mercato ducale è andato a farsi benedire. Ma è arrivato Sergio Floccari, bomber leggermente appannato nell’ultima stagione con la Lazio, ma pur sempre una garanzia a livello di provincia. Per il resto, il “colpaccio” è la conferma di Sebastian Giovinco, potenziale fuoriclasse destinato a compiere il definitivo salto di qualità in Serie A. Dai dolci piedi della “formica atomica” dipenderanno le fortune del Parma. Senza dimenticare gli altri reparti: la difesa ha mantenuto i migliori interpreti (Zaccardo su tutti) integrando l’ex napoletano Santacroce, a caccia di riscatto. In mediana si rivedono Blasi e l’esterno destro Biabiany (entrambi già del Parma in ere passate) e riassapora il calcio italiano quel Jaime Valdes eterna promessa mai sbocciata. Colomba dovrà utilizzare tutta la sua esperienza per acquisire sul campo una tranquilla salvezza.

UDINESE 6
Il trauma dell’eliminazione in Champions League c’è stato. Eccome se c’è stato. Peccato per il sorteggio beffardo, anche se l’Arsenal di questi tempi era tutt’altro che imbattibile. Ora arriva il difficile: ripartire da zero. Senza la fase a gironi del torneo più bello del mondo, ma soprattutto senza Zapata, Inler e Sanchez. Mica facile! Importante è aver mantenuto alcuni assi della squadra: Handanovic, Benatia, Asamoah, Armero, Isla e Di Natale. Saranno loro a costituire l’ossatura portante della nuova Udinese. Sul fronte acquisti, non si registrano colpi di grande rilievo: son tornati Floro Flores dal Genoa e Barreto dal Bari. Poi solo scommesse: Ekstrand, Neuton, Doubai, Danilo, Fabbrini, Torje e l’ultimo arrivato, “el Tucumano” Pereyra, gioiello del River Plate. Nulla da fare per il messicano ex Barça Giovani dos Santos. Non sarà semplice, ma tentare di rimetter la testà lassù è quantomeno un’idea intrigante.

CHIEVO 6
Se c’è un club che quest’anno ha scommesso più di tutti gli altri, questo è il Chievo. Via le certezze, via i giocatori bene o male più esperti e conosciuti. Tra questi Guana, Pulzetti, Fernandes, Constant, Marcolini, Mantovani e Granoche. Piccola rivoluzione? Ebbene sì. Spazio alle novità della premiata ditta Campdelli-Sartori. Da risolvere il dualismo Puggioni-Sorrentino in porta, in difesa è stata mantenuta l’asse centrale Andreolli-Cesar. A sinistra, ecco il primo vero nome nuovo: Boukary Dramé, 26 anni, ex Sochaux. Coacervo di volti inediti a centrocampo: dal peruviano Cruzado al ceco Vacek, passando per l’ex bresciano Hetemaj ed il nazionale statunitense Michael Bradley. Resta da capire chi erediterà i compiti tattici di Constant (da trequartista puro nel 4.3-1-2 di Di Carlo). Buoni gli innesti offensivi: Paloschi, atteso all’eterna consacrazione, e Grandolfo, famoso per aver segnato tre gol al suo esordio in Serie A con la maglia del Bari a Bologna, nell’ultima giornata del campionato scorso.

SIENA 5,5
Via Conte, dentro Sannino. Inizia l’ennesima nuova era in casa Siena, ma con il piacere irresistibile di riassaporare la Serie A. Scendiamo per la prima volta sotto la sufficienza, perché il mercato dei toscani non convince fino in fondo. Sono stati acquistati dei buoni giocatori, ma sembrano mancare gli assi “determinanti” in chiave salvezza. Brkic in porta è un’incognita assoluta. In difesa è tutta da sperimentare la coppia Angella-Contini, con l’ex barese Belmonte opzione per la fascia destra (e non solo). Sulle ali, Sannino dovrebbe puntare su Angelo e Mannini, entrambi reduci da annate piuttosto anonime. La differenza dovrà farla Gaetano D’Agostino, sopraffino regista dal mancino vellutato, perfetto in mediana in coppia con capitan Vergassola. Davanti, cercasi bomber. Mastronunzio è partito, non rimane che la premiata ditta Destro-Pablo Gonzalez. A meno che Calaiò non decida di svestirsi definitivamente dai panni di “eterna promessa”, riscoprendosi attaccante da 15 gol.

NOVARA 5,5
L’entusiasmo di una piazza felice e gioiosa, l’onda lunga della memorabile promozione in Serie A. Il Novara punta su questo per ottenere una salvezza difficile, magari imitando le gesta dell’ultimo Cesena di Ficcadenti. L’allenatore non è cambiato: Attilo Tesser vuole prendersi una bella rivincita in Serie A, dopo le infelici parentesi alla guida di Cagliari e Ascoli. E’ l’occasione giusta, non sarà facile. Il mercato non ha riservato belle sorprese ai tifosi piemontesi. I due pilastri dell’eroica cavalcata (Pablo Gonzalez e “bomber” Bertani) non ci sono più, sostituiti dagli oggetti misteriosi Granoche, Meggiorini e Morimoto e dallo stagionato Jeda. In difesa l’unico innesto d’esperienza è l’ex parmense Paci. Tutto da valutare l’esterno sinistro Santiago Garcia (una meteora nel Palermo). Mediana confermata in toto, con l’interessante aggiunta di Mazzarani.

PALERMO 5
Eccoci alle note dolenti. La rottura immediata post fine mercato tra Maurizio Zamparini e il ds Sean Sogliano (nonché l’esonero incomprensibile di Stefano Pioli, sostituito dal giovane Mangia) testimoniano la situazione d’enorme difficoltà che si vive a Palermo. E’ mancata una vera programmazione di mercato, si è andati avanti un po’ a casaccio e l’eliminazione prematura dall’Europa League ha contribuito a creare ulteriore confusione. Addio a cinque pezzi da novanta: Sirigu, Bovo, Cassani, Nocerino e Pastore. Il nuovo portiere è il nazionale greco Tzorvas (preferito all’ultimo a Sorrentino); in difesa, oltre a Silvestre, sono arrivati Cetto, Mantovani e Aguirregaray. A metà campo ecco i colpi in extremis: Barreto, Della Rocca e Edgar Alvarez. Nessuno dei tre particolarmente affascinante. Tutti da valutare i vari Simon, Zahavi, Lores Varela e Peralta. L’ambiente è teso, i tifosi appaiono scoraggiati e i contrasti interni testimoniano un disagio evidente. Far calcio con Zamparini si conferma “mission impossible”.

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