Home » Calcio Italiano / Calcio Internazionale

Riflessioni romane e romaniste : Kjaer, Gago, Pjanic e Borini. Ora tocca a Luis Enrique…

31 agosto 2011 1.941 views Un Commento

(di Alessio Nardo) Un getto di acqua fresca sul volto e un bel respiro. Ah, mi ci voleva. Finalmente. La giornata lavorativa è stata lunga, il 31 agosto è sempre una maratona speciale e infinita sino all’ora X: le 19. Dopodiché, ogni sogno diventa impossibile. Irrealizzabile. Impensabile. Il calciomercato è soprattutto la grande giostra dei sogni, dalla quale si spera escano piccoli frammenti di realtà, utili a comporre la miglior squadra possibile. E a conti fatti, Walter Sabatini ha fatto un buon lavoro. Promuovo il mercato della Roma, nel suo complesso. 6,5, non di più, ma è giusto essere soddisfatti. Molto si doveva cambiare e molto è stato cambiato. Con qualche erroraccio di mezzo (è vero…), ma sforzarsi di essere ottimisti richiede la chiusura di un occhio. Ora tocca al campo e al nostro umile (…) signorino della panchina. Caro Luis, oltre a “falli corre”, falli pure segnà. E falli vince, che è la cosa più importante. Non me la sento di mettere nel mirino alcun traguardo. Si parta col piede giusto, battendo il Cagliari all’Olimpico il prossimo 11 settembre. Poi l’entusiasmo generale crescerà e tutto verrà da sé. Il calcio è soprattutto magia, alchimia vincente. Due anni fa, la Roma di Ranieri non era certo la squadra più forte. Ma andò vicina al trionfo, forte di un motore denominato passione, unione d’intenti, voglia di vincere. Ecco, bisogna ricreare quel meccanismo. Basta tensioni, basta polemiche. Si torni a remare TUTTI nella stessa direzione, nessuno escluso.

Mi soffermo sul mercato, giusto per offrire un senso “scritto” agli ultimi tre mesi di chiacchiere. Undici i giocatori acquistati, dieci quelli ceduti. Se rivoluzione doveva essere, rivoluzione è stata. E non è mai indolore. Nella rivoluzione c’è sempre qualcosa di traumatico, di scomposto. Questa prima Roma americana, perfetta non poteva essere. Ovvio. Certo, alcune questioni restano irrisolte (almeno nel mio cervello). Analizziamo ruolo per ruolo e vediamo cosa non va. Capitolo portiere: Stekelenburg è ok. Non lo reputo un fenomeno, ma neanche un pippone. Io la penso così: il portiere dev’esser bravo, affidabile. Non è essenziale che sia un fuoriclasse, l’importante è che non faccia errori clamorosi. Ecco perché avrei gradito un “vice” migliore di Curci e Lobont. Si può ancora prendere, sapete? Matteo Sereni, classe ‘75, svincolato. Se volesse, la Roma potrebbe metterlo sotto contratto anche domani. Non accadrà, perché avere quattro portieri in rosa (più Pigliacelli) sarebbe eccessivo. Confidiamo sull’eterna salute del buon Maarten. Poi la difesa. Sul versante centrali, mi sento al sicuro. Kjaer ha 22 anni, ricorda il primo Mexés. E non perché sia biondo con gli occhi azzurri. Le caratteristiche sono simili: ottima struttura fisica, piede discreto, pecche di concentrazione. Simon può migliorare e nel giro di qualche anno rischia di diventare uno dei migliori centrali europei. Burdisso sappiamo chi è e cosa può dare. Conto sul ritorno a pieno regime di Juan: con lui e Pizarro al top, avremmo ottime chance di respirare aria di vertice. Infine, Heinze. Esperienza, grinta e professionalità al costante servizio della squadra.

Credo che il 33enne argentino possa tornare utile anche sulla fascia sinistra. Qualora anche José Angel prendesse l’arcinoto raffreddore, chi avremmo da impiegare altrimenti? Taddei? Per carità. Non arrivo a dire di aver rimpianto Riise, ma Crescenzi (spedito frettolosamente al Bari in prestito) forse sì. Ho sperato fino all’ultimo in un terzinaccio. Anche un Cufré a 33 anni, perché no? Oppure Ziegler, escluso dal progetto tecnico juventino poiché non gradito a Conte. Sì, ci ho sperato. Ma non posso dire di esser rimasto deluso, no. Sarebbe ingeneroso. Se a sinistra ce n’è solo uno (uno e mezzo, considerando Heinze), a destra addirittura quattro! Ma il rischio è che, insieme, non arrivino a farne uno. Cassetti ancora titolare. O forse Cicinho, difficilmente Rosi. Oppure, chissà, quel Loic Nego di cui (fin qui) si è parlato pochissimo. Le voci di mercato lo davano in partenza per Genova (sponda Sampdoria), ma non se n’è fatto nulla. Chi lo conosce ne parla benissimo, e ai mondiali Under 20 con la sua Francia ha fatto più strada dell’Argentina di Lamela. Perché non provare la soluzione a sorpresa? Luis, in allenamento, avrà modo di valutare bene ogni risorsa a sua disposizione. Unico dubbio: perché Nego non è stato ancora annunciato dal sito della Roma, tramite comunicato, nonostante sia stato tesserato a luglio? Eterni dilemmi…

Passiamo al centrocampo. E qui la questione si fa “calda”. Il “last day” di mercato ci ha regalato i rinforzi tanto attesi: Fernando Gago del Real Madrid e Miralem Pjanic del Lione. Era dal 2006 che la Roma non acquistava centrocampisti puri (l’ultimo fu Pizarro), non ero più abituato! Mi fa uno strano effetto celebrare ben due volti nuovi, là in mezzo!. Il primo nodo da sciogliere è: De Rossi-Gago, chi davanti alla difesa e chi sul centrodestra? Luis Enrique proverà ad adattare l’argentino, ma a mio parere (per come conosco Gago) l’ex madridista può dare il meglio di sé solo in posizione centrale. Non vanta la necessaria rapidità per giostrare da intermedio, mentre De Rossi è sicuramente più idoneo al ruolo (nazionale docet). Pochi dubbi su chi giocherà sul centrosinistra: Pjanic, classe ‘90, talentino bosniaco costato 10 milioni di euro. Ne parlano divinamente tutti, ma davvero tutti. Finora non ho riscontrato UN SOLO parere negativo sul calciatore. Non l’ho visto giocare molto, ma ricordo bene le sue caratteristiche. Piccolino, rapido, tecnico. Ottimo per il 4-3-3 di Luis. Gago-De Rossi-Pjanic o De Rossi-Gago-Pjanic, questo il trio titolare. Sperando, come ho detto prima, di riavere a disposizione molto presto il miglior Pizarro. Da vecchio innamorato del Pek, ribadisco: se sta bene, gioca lui. Senza discussioni. In seconda fila Perrotta, Greco, Simplicio e Taddei. L’emblema del gregariato. Ah, a proposito: Matteo Brighi è ufficialmente dell’Atalanta. Un sincero in bocca al lupo ad un ragazzo serio ed un professionista eccellente. Mai una parola fuori posto, mai una polemica. Grazie Matteo, grazie davvero e buona fortuna.

E si arriva all’attacco. Ah, però. Viva l’abbondanza e crepi l’avarizia! Il punto è: Luis Enrique sarà in grado di gestire (sia sul piano tattico che umano) cotante personalità? Dico Totti e vabbè, giù il cappello. Si ripianino i contrasti e si pensi solo al bene della Roma. Basta polemiche, Francesco (se gestito con cautela) può ancora essere un’eccezionale risorsa. Poi Osvaldo, il “delantero” richiesto dal mister. Un tipetto che dovrà dissipare dubbi e perplessità sul campo, ma che intanto s’è presentato bene: “Voglio giocare, l’immagine che ha l’Italia di me è sbagliata. 18 milioni per il mio acquisto? Sono pochi…” Hai capito il signorino. Beh, aldilà delle parole, aspettiamo i fatti. E Borriello. Chi? Si, Marco Borriello. Alla fine è rimasto. E qui si vedrà la maturità di Luis Enrique: l’ex milanista non deve esser visto come un “peso”, bensì come un ulteriore valore aggiunto. Parliamo di uno che l’anno scorso ha fatto 17 gol (mica pochi…) e che avrà una motivazione in più per dare il massimo: l’Europeo 2012 alle porte. Abbiamo Borriello, mica uno qualsiasi. Non trattiamolo da vecchio straccio, sarebbe un errore imperdonabile. Nel 4-3-3, Osvaldo dovrà dimostrarsi in grado di ricoprire anche uno dei due ruoli esterni, offrendo maggior spazio a Marco in posizione centrale. Certo, “allargandoci” troviamo gli altri nomi. I gioiellini dell’estate. Bojan fin qui ha deluso, ma occhio a definirlo “pippa”. Non si sa di chi si sta parlando, evidentemente! Poi c’è Lamela, 19 anni. Da far crescere senza il fiato sul collo della piazza. Ma qualcosina, da Erik, me l’aspetto sin dal primo anno. Infine, “soldatino” Caprari e l’ultimo acquisto, il più misterioso: Fabio Borini, 21 anni, giovane promessa ex Chelsea, 6 gol in 12 presenze nel 2011 con la maglia del Swansea City. Un novello Pepito Rossi? Magari! Le soluzioni non mancano. Forse, considerando la permanenza di Borriello, i 18 milioni spesi per Osvaldo sarebbero potuti servire per prendere una punta esterna (Palacio) e un terzino sinistro. Ma il gioco dei “si poteva” e “si doveva” è inutile. Ormai quel che è stato, è stato. La Roma è questa, la Roma è forte. L’Europa svanita resta una ferita aperta nel mio cuore, ma guardo avanti. Con fiducia e passione. Forza ragazzi, torniamo a sognare.

Un Commento »