Miti tricolori 2 : Giancarlo Antognoni
Ogni squadra annovera uno o più giocatori che ne hanno fatto la storia, con le varie imprese, gli eventuali successi e soprattutto l’ affetto ricevuto dalla rispettiva tifoseria e dal pubblico in generale. Nella Fiorentina che tradizionalmente ha potuto schierare spesso grandi numeri 10, vi ha giocato un calciatore che ha legato indissolubilmente il suo nome a quello della società viola, diventandone il numero 10 per eccellenza e una bandiera mai ammainata: Giancarlo Antognoni.
Nato a Marciano in provincia di Perugia nel 1954 e dopo aver dato i primi calci sui campi locali, viene ingaggiato in giovanissima età da una società piemontese di serie D, l’ Asti Ma.Co.Bi., dove comincia a farsi notare dagli osservatori delle società professionistiche. In un primo tempo sembra entrare negl’ interessi del Torino ma è la Fiorentina che decide di acquistarlo, sborsando una cifra considerevole per un ragazzo di 18 anni e proveniente dalla serie D. Improvvisamente Antognoni si trova catapultato in serie A, un salto di ben quattro categorie, a giocare con calciatori di cui leggeva solo sui giornali e agli ordini del barone Nils Liedholm. Il suo esordio nell’ ottobre del 1972 a Verona segna l’ inizio di una nuova era per la Fiorentina. Antognoni si impone subito all’ attenzione generale venendo addirittura definito come “ il ragazzo che gioca guardando le stelle” , per la sua eleganza nella corsa e la capacità di portare il pallone a testa alta, tipica di chi ha quel qualcosa in più. Le sue doti sono ben presto chiare: grande visione di gioco con lanci calibratissimi, corsa, tiro potente, capacità balistiche sui calci piazzati che ne fanno uno dei centrocampisti più in vista del calcio italiano. Nelle prime stagioni in viola arrivano i primi successi a livello di club che purtroppo saranno anche gli unici, una Coppa Italia e una Coppa di Lega Italo-Inglese. Malgrado qualche raro campionato di modesta classifica, la Fiorentina occupa spesso le posizioni importanti della serie A ma senza mai fare quel definitivo salto di qualità per contendere lo Scudetto.
In questo scenario i grandi club cominciano a corteggiare il numero 10 viola con l’ intenzione di inserirlo in squadre maggiormente competitive. Prima la Juventus e successivamente la Roma tentano fortemente Antognoni che nel frattempo è diventato capitano e fare della Fiorentina, la tentazione di lottare per traguardi maggiormente importanti sarebbe tanta ma prevale la voglia di rimanere a Firenze, la città che lo ha completamente conquistato. Il suo Scudetto diventa l’ amore totale e incondizionato che la città gli riserverà per sempre. Stagione 1981/82, la Fiorentina per mano della nuova e ambiziosa proprietà, allestisce una rosa di prim’ ordine e i risultati si vedono. La squadra lotta contro la Juventus in un testa a testa avvincente per il titolo ma sul più bello Antognoni subisce un infortunio gravissimo in cui si teme addirittura per la sua vita. Viene rianimato in campo dopo uno scontro con il portiere genoano Martina, successivamente viene operato alla testa con conseguente convalescenza. Riesce a tornare in campo nella parte finale del campionato che si conclude con il secondo posto. Quello degli infortuni sarà purtroppo un cruccio ricorrente. Arrivano i mondiali in Spagna, Antognoni è fra i protagonisti della vittoria azzurra, anche se ha di che rammaricarsi sempre per la sfortuna che lo perseguita. Nella epica vittoria contro il Brasile gli viene ingiustamente annullato un goal e per infortunio deve saltare nientemeno che la finale, ma ciò non gli mpedisce di fregiarsi del titolo iridato. Prosegue il suo cammino alla guida della Fiorentina e purtroppo arriva un altro lungo stop. Stagione 1983/84 la squadra viola lotta per i vertici, il suo capitano è al massimo della forma ma contro la Sampdoria si provoca la rottura della gamba. Restando fermo la parte restante della stagione e tutta quella successiva. Ritorna nel campionato 1985/86 ma il suo rientro è centellinato. Nel 1987 la difficoltà a trovare spazio in squadra lo spinge a spendere quel che resta della carriera altrove, accettando la proposta degli svizzeri del Losanna, dove giocare per due stagioni prima di dire addio al calcio giocato con una commovente partita finale nella sua Firenze. Si ammaina una vera bandiera (anche se tornerà nelle vesti di dirigente ndr), uno dei più grandi giocatori italiani in assoluto, un campione a cui la sfortuna ha impedito molti altri traguardi professionali ma non quello di restare per sempre nei cuori di tanti tifosi, grati per quello che ha fatto sul campo e per la fedeltà dimostrata.
A cura di Stefano Pieralli









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