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EDITORIALE- Ranieri il reggente di ferro

23 settembre 2011 1.281 views Nessun Commento

Come da titolo. Con questa foto in bianco e nero potrebbe chiudersi l’editoriale, non fosse che il reggente di ferro non è quello che pensate e la foto rappresenta un avventura del passato. Passato che però, come sempre in coincidenza col ritorno nel giro degli allenatori come lui, rischia di tornare ancora una volta nell’avventura all’Inter con esito quasi scontato. Cioè? Che il buon Claudio è per l’appunto un buon allenatore bravo nella strategia e ottimo nella psicolgia, ma non fenomenale alla Mourinho o Mancini di cui l’Inter avrebbe bisogno per riavviare il progetto vincente per tornare ai fasti del lustro post calciopoli.
Il tecnico romano come già detto è molto bravo nel tirare su il morale a uno spogliatoio depresso, lanciare giocatori giovani, far maturare quelli acerbi e rilanciare quelli sul viale del tramonto, nonchè ridare quel minimo di compattezza e identità alla squadra per riprendersi e far bella figura, chiudere nelle posizioni d’onore della classifica ma senza mai quell’acuto necessario per mettere il proprio sigillo nella storia come solo i grandi sanno fare. Il classico personaggio alla quale manca la lira per fare il milione. Considerazioni che potrebbero essere opinabili se non lasciare il tempo che trovano, non fosse che quelle sopra descritte non sono altro che la lettura più centralista e obiettiva possibile, che scontenta sia i sostenitori che i detrattori, la cui somma fa la larghissima maggioranza di ciascun calciofilo.


Perchè a decretarle non è chi vi scrive ma la storia. 1988: dopo la gavetta con Puteolana e Lamezia Terme viene ingaggiato in estate al Cagliari, riportato in tre stagioni tre dalla C1 alla salvezza in serie A al termine della stagione 90\91, da cui in seguito si separerà per andare al Napoli, portato subito al quarto posto prima di essere esonerato l’anno successivo. Incidente di percorso che non gli impedisce di prendere le redini nel 93\94 della Fiorentina clamorosamente neoretrocessa per riportarla in A vincendo la serie B da imbattuti, salvarsi tranquillamente l’anno dopo per poi regalare ai tifosi viola la migliore stagione della storia post-scudetto nel 1995\96 con terzo posto e vittoria nella Coppa Italia. Sull’onda euforica di questi successi vince anche la Supercoppa Italiana nell’estate successiva e fa vivere per l’intera annata il sogno europeo in Coppa Delle Coppe, infranto in semifinale dal Barcellona nello sciagurato ritorno perso 2-0 al Franchi dopo aver inchiodato i blaugrana 1-1 al Camp Nou. Sogno che costò la qualificazione alle coppe per la stagione successiva ai viola e l’esonero al mister. Esonero che però non gli fermò la carriera, perchè nel 1997\98 il Valencia gli affida la panchina per sostituire Valdano dopo la terza giornata e lui li ripaga risollevandoli al nono posto, buono per giocare l’Intertoto la stagione successiva, dalla quale poi accede alla Coppa Uefa, il cui cammino s’infrange ai sedicesimi contro il Liverpool, cosi come la sua prima avventura in terra ispanica, corredata comunque da una Copa del Re conquistata in finale ai danni dell’Atletico Madrid, non a caso la società che lo ingaggerà nel 1999., l’unica che lo esonererà a stagione in corso. Umiliazione che però non gli impedisce di prender posto in estate sulla panchina del Chelsea a Stamford Bridge, un club prestigioso ingrigito dagli anni bui e sopratutto da una crisi economica che obbliga all’austerity la società blues, costretta a rinunciare a grandi acquisti e puntare su bassi stipendi e giovani. E qui Ranieri compie un vero e proprio capolavoro manageriale, gettando le basi di una rosa che sarebbe diventata la migliore della storia del club da li a poco e che ancora oggi ne è la spina dorsale, seppur sul viale del tramonto. Puntò sul giovane Terry, rischiò l’osso del collo prendendo Lampard a 11 mln di sterline, una cifra li per li folle ma irrisoria a posteriori dato il rendimento dell’inglese, prese Cech dal Rennes per pochi euro, rinunciò a Zidane per Makelele, chiese e ottenne Drogba, che purtroppo non potè allenare a causa dell’esonero dal neopresidente Abramovich nel 2004, voglioso di rinnovo e deciso a sacrificarlo per lo special one secondo la motivazione ufficiale dell’ormai lunga permanenza e della mancanza di successi dovuta in parte alla crisi economica della dirigenza uscente ma sopratutto dell’eliminazione dalla semifinale di Champions League 2003-04 da favoriti contro il Monaco, poi sconfitto dal Porto di Jose Mourinho, quello che divenne il più acerrimo rivale del tecnico romanista, nonchè sostituto a Londra.
Decide quindi per il 2004-05 di tornare a Valencia, portando con se il blocco italiano dei vari Corradi, Di Vaio, Moretti ecc. Ma l’avventura stavolta è un fallimento totale che termina dopo pochi mesi e lo lascia appiedato per un paio di stagioni abbondanti, dopo che ad inizio stagione aveva trionfato in Supercoppa Europea contro il Porto.Rimane in letargo quindi fino all’inizio del 2007, quando un Parma in totale crisi societaria e tecnica col cambio di proprietà s’affida a lui e al prestito di Giuseppe Rossi per una rincorsa disperata alla salvezza che si concretizza clamorosamente all’ultima giornata nel 3-1 casalingo all’Empoli. Centrato l’obiettivo il nostro eroe lascia l’Emilia inizialmente per il Manchester City in una trattativa quasi conclusa, poi sfumata all’ultimo per la Juventus, per la prima volta neopromossa in A dopo calciopoli e vogliosa di rilancio. Rilancio che col tecnico avviene, grazie a un ottimo terzo posto finale, e come al solito prospetta l’orizzonte di una nuova era. Orizzonte che però ovviamente non si raggiunge, perchè dopo un bel braccio di ferro con l’Inter del rivale Mou si rivela fallimentare e si conclude a 3 giornate dalla fine con la sostituzione a beneficio di Ciro Ferrara (e non della Juve, ma è un discorso a parte, ndr).L’inizio della stagione 2009\10 non lo vede ai nastri di partenza ma protagonista sin dalle prime settimane quando l’esonero di uno svogliato Spalletti lo riporta nella sua amata Roma, ancora al palo dopo le prime giornate. E da li inizia una clamorosa rimonta che dalla zona retrocessione porta i giallorossi a un passo da Scudetto e Coppa Italia perse ancora all’ultimo metro, a vantaggio ancora dell’immancabile Mourinho, ancora una volta vincente mentre Claudio ritira la medaglia di consolazione. Il resto è storia dei giorni nostri, li a confermare ancora una volta come il tecnico neointerista sia molto bravo si, ma solo per un breve periodo, “ad interim” come dicevano i suoi concittadini di qualche millennio fa. Insomma, se Mourinho è considerabile come un sergente il Nostro non si può che considerare reggente. Di ferro però.

Enrico Carrossino

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