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Chi se li ricorda ? : Maiellaro – Pacione

28 ottobre 2011 3.632 views Nessun Commento

La carriera calcistica di Pietro Maiellaro è la classica storia del calciatore talentuoso ma incapace di esprimere a pieno tutto il suo estro. Il fantasista classe 1963 si mette in luce nel Palermo in serie B a metà degli anni 80, ma è soprattutto a Taranto nel biennio 85/87 che si conferma fra i giovani più interessanti da inserire in telai di squadre maggiormente attrezzate. Lo ingaggia il più quotato Bari dove disputa due campionati di B esibendo il suo grande repertorio e contribuendo alla risalita dei “galletti” in Serie A. Le stagioni 89/90 e 90/91 lo vedono nella massima serie a guidare sempre il Bari di cui è divenuto idolo incontrastato. La squadra disputa due buoni campionati, Maiellaro ne è l’alfiere. Il salto di qualità è alle porte e inevitabile. La Fiorentina riesce a prenderlo dopo un deciso corteggiamento, speranzosa di ritrovare un altro grande numero 10 come da sua tradizione. I presupposti per fare bene ci sono, non mancano le ambizioni e le possibilità finanziarie, ma la squadra viola incappa in una stagione deludente. Maiellaro dopo un buon inizio e qualche lampo di classe, da antologia un suo gol a San Siro contro il Milan con un pallonetto dalla distanza, si smarrisce e viene messo sul mercato a fine stagione, mancando in pieno la sua grande occasione. Ritorna in Serie B dove in tre anni si misura a Venezia, Cosenza e Palermo, giocando e talvolta segnando reti importanti ma senza far più ritorno ai livelli sperati. Passata la trentina si concede un’ esperienza nel campionato messicano nel Tigres UANL per poi chiudere fra Benevento e Campobasso. La tipica buona carriera con molti rimpianti.

Negli ultimi decenni il vivaio dell’ Atalanta ha sfornato una moltitudine di calciatori che si sono imposti all’ attenzione generale, alcuni intraprendendo una buona o ottima carriera, altri rimanendo a livelli decisamente più bassi. In riferimento a questi ultimi, uno dei casi più lampanti è quello di Marco Pacione, attaccante nato nel 1963 e arrivato alla ribalta della prima squadra nei primissimi anni 80, partendo dalla Serie B e contribuendo al ritorno in A dell’ Atalanta. Come spesso succede, ad alcune grandi squadre piace scommettere su giovani desiderosi di imporsi a massimi livelli e su Pacione cade la scelta niente di meno che della Juventus. La sua annata in bianconero si dimostra però alquanto deludente. In campionato non segna mai e sale alla ribalta in senso negativo per i ripetuti errori in fase realizzativa nella partita di Coppa dei Campioni contro il Barcellona, con la conseguente eliminazione della Juventus. L’ attaccante si fregia ugualmente di un titolo di Campione d’ Italia e di una Coppa Intercontinentale, ma il suo non è un apporto decisivo e la Juve decide di cederlo. Il Verona prova a credere in questo attaccante ancora giovane e desideroso di rilancio. In Veneto gioca per tre stagioni senza segnare molto ma giocando con continuità. Nel 1990 va al Torino appena retrocesso. In granata è fra i titolari, risultando fra i protagonisti della pronta risalita nella massima serie, senza tuttavia segnare più di 6 reti, confermando la tendenza a non essere purtroppo un bomber di razza. Passa al Genoa per altre due stagioni segnando un solo gol. Nel 1992 va alla Reggiana nuovamente in B, risultando fra i protagonisti della promozione (la sua terza) in A, nonostante il bottino di gol non sia esaltante: 7 centri. A metà della stagione successiva passa al Mantova in C1 dove realizza le sue due ultime reti fra i professionisti, ritirandosi a fine stagione a 31 anni.

A cura di Stefano Pieralli

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