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Il pagellone del lunedì: Reja e Zeman, due stagionati protagonisti agli antipodi

31 ottobre 2011 1.309 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Rendiamo onore e merito agli allenatori nel pagellone dedicato all’ultimo week-end di ottobre. Due grandi vecchi, due istituzioni del calcio italiano. Edy Reja, comunemente noto come “il catenacciaro”, e Zdenek Zeman, da tutti riconosciuto come “il più folle degli spregiudicati”. Tecnici agli antipodi, simili nel carattere mite ma opposti nella concezione calcistica, protagonisti di rispettive imprese entusiasmanti. Reja, quasi dimissionario un mese fa, si gode una Lazio sontuosa, seconda in classifica a -1 dalla Juve. Il boemo dà spettacolo in B col suo Pescara e vola in zona promozione, alle spalle del Toro di Ventura. C’è spazio anche per gli altri: da Ibra alla disgraziata difesa romanista, passando per Bergessio, Maicon, il tifo viola, Thiago “el diablo” Ribeiro, il Palermo, Santana e Giampaolo. Buon pagellone e buon inizio novembre a tutti.

EDY REJA voto 10
E’ trascorso poco più di un mese, sembra passata un’era. La Curva Nord aveva dato il benservito al suo allenatore: fuori da quella porta. Edy, da signore, non si era fatto pregare. Dimissioni presentate a Lotito, voglia di fuggire da un ambiente ingrato e presuntuoso. Il presidente ci ha visto lungo, convincendo il mister a restare in sella e a rispondere coi fatti alle critiche. Detto fatto: cinque vittorie e due pareggi in sette gare di campionato, secondo posto in classifica a -1 della Juventus capolista. Gioco essenziale e concreto, perfetta copertura del campo ed una fase difensiva finalmente efficiente. E’ la miglior Lazio degli ultimi dieci anni, è la Lazio di Reja.

ZDENEK ZEMAN voto 9
Concezioni e idee diametralmente opposte rispetto ad Edy, ma uno scorcio iniziale di stagione contraddistinto da egual gloria. Il grande, ennesimo ritorno di Zdenek Zeman fin qui è uno spettacolo. Il Pescara del boemo vola sui campi della B: dopo 12 giornate il tabellino recita otto vittorie, un pari e tre sconfitte. Secondo posto in classifica alle spalle del Torino, 29 gol fatti (miglior attacco del campionato), 18 subìti (quinta peggior difesa), nella fedele tradizione di “Zemanlandia”. Il sogno potrebbe interrompersi presto, d’altronde sulla carta il Pescara non vale le altre contendenti al grande salto in Serie A. Ma finché dura è grasso che cola. E Zeman, a 64 anni suonati, sta dimostrando di saperci fare ancora.

ZLATAN IBRAHIMOVIC voto 8
Non si era ancora regalato una giornata di gloria assoluta in questa stagione. Qualche golletto qua e là ed un broncio perenne, a testimoniare le difficoltà sue e del Milan. E’ bastato ritrovare l’Olimpico e sfidare la barcollante Roma di questi tempi. Di triennio in triennio, Zlatan rispetta la tradizione che lo vuole spietato killer dei giallorossi. Nel novembre 2005, con la maglia della Juve, segnò il secondo dei quattro gol rifilati dalla Signora di Capello alla Roma spallettiana. Nell’ottobre 2008 replicò, tinto di nerazzurro, affossando i capitolini con una doppietta. Medesime prodezze ammirate sabato pomeriggio: due gol di testa molto diversi tra loro (con stacco perentorio il primo, da fermo il secondo) ma altrettanto importanti. Il Milan vola, elimina la Roma dalle zone alte e ritrova il suo leone svedese.

GONZALO BERGESSIO voto 7
Nell’estate del 2010 il Saint Etienne non sapeva che farsene. Il suo procuratore girò in lungo e in largo per l’Europa alla ricerca di un possibile acquirente, proponendolo in prestito. Persino la Roma, il 31 agosto, prima di prendere Borriello fece un pensierino sul “motorino” argentino. Poi non se ne fece nulla e nel gennaio successivo, come un falco, arrivò Pietro Lo Monaco, direttore generale del Catania. Bergessio, una scommessa da vincere. Tipico giocatore argentino: sanguigno, forte, tenace. Utile tatticamente e concreto in zona gol. Bagnò il suo primo segmento di storia italiana con 5 gol in 12 partite, contribuendo alla salvezza degli etnei di Simeone. Riscattato in estate, è tornato un pilastro rossazzurro, stavolta a disposizione di Montella. Già tre (in sei gare) le reti realizzate. Le ultime due, contro Lazio e Napoli, dal prezioso valore di 4 punti.

MAICON voto 6
Sabato sera, durante il match di San Siro contro la Juve, faceva quasi tenerezza. Già, perché era l’unico (davvero l’unico) a sbattersi per tentare di dare una soddisfazione al popolo interista. Squadra inguardabile, lenta, senza gioco né idee. A provarci, indomito e indefesso, c’era sempre e solo lui, l’eurostar brasiliano eterno desiderio del Real Madrid di Mourinho. Una freccia lì a destra: scatti, avanzate, tagli in area continui. Ed un gol bello, fortunato e inutile. Nella sua esultanza s’è intravista la grinta dei tempi del triplete. Maicon è forse il solo interprete nerazzurro ad avere le stesse motivazioni di 18 mesi fa, a differenza dei compagni, sperduti e stanchi. Batosta delle batoste? Lo stiramento che lo terrà fuori per un mese abbondante. Il segno dei tempi.

CURVA FIESOLE voto 5
E’ da sempre uno dei simboli del mondo ultras italiano, fedele e immancabile compagna delle imprese viola. Ultimamente c’è qualcosa che non va. Veleni, polemiche, contestazioni. Allo stadio “Franchi” si respira un’atmosfera negativa, di spaccatura. Non c’è più compattezza, manca il feeling tra la Fiorentina ed il suo popolo. Comprensibile, per molti versi, il costante coro di fischi rivolto al futuro traditore Montolivo, vicino alla scadenza contrattuale e pronto a legarsi al Milan da giugno 2012. Molto meno logica l’assidua campagna anti-Mihajlovic: un tecnico che, pur di restare a Firenze, rinunciò persino all’Inter. Sinisa sta facendo poco, è vero. La sua squadra gioca maluccio e i risultati scarseggiano. Impegno e dedizione, tuttavia, appaiono fuori discussione ed un ambiente compatto e passionale dovrebbe aiutarlo a riemergere, anziché contribuire ad affossarlo.

THIAGO RIBEIRO voto 4
I veri esperti, in estate, assicuravano: il Cagliari ha fatto un gran colpo, assicurandosi le prestazioni del “Diablo”. Un attaccante brasiliano di 25 anni che si presentava alla platea sarda con numeri importanti: 48 gol in 144 partite con il Cruzeiro tra il 2008 e il 2011. Il “colpaccio” di Cellino fin qui si è rivelato una gigantesca delusione. Ficcadenti continua a dargli fiducia in tandem con Nené, ma Thiago non ne vuol sapere di sbocciare. Ciondolante, “leggero”, mai determinato e risolutivo, nonostante tenti di spostarsi regolarmente lungo l’intero fronte offensivo. Solo una rete in cinque apparizioni e una sfilza di cinque in pagella. L’ultimo ieri sera nella gara con la Lazio. Non ci siamo, a gennaio il Cagliari ha bisogno di un uomo gol. Il degno erede dei Matri e degli Acquafresca, tuttora mancante.

PALERMO DA TRASFERTA voto 3
Ci risiamo. Altro giro, altro schiaffo, altra sconfitta. Il Palermo in trasferta continua ad essere un disastro totale: cinque gare, quattro ko, un pareggio, zero gol fatti e sei incassati. Le due ultime reti rosanero al di fuori dei confini siciliani, Europa League esclusa, sono datate 15 maggio 2011, allorché Miccoli e Pinilla stesero la Samp a Marassi. Dei tredici punti rosanero in classifica, dodici sono maturati al “Renzo Barbera”. Da febbraio ad oggi, il Palermo ha racimolato la miseria di sette punti esterni. E’ ormai una tradizione pluriennale, rispettata alla lettera dal gruppo di Devis Mangia. Con un ritmo del genere ci si può salvare in allegria, ma puntare all’Europa è pura utopia.

MARIO ALBERTO SANTANA voto 2
E’ stato uno dei colpi “intelligenti” messi a segno dal duo Bigon-De Laurentiis in estate. Un acquisto prezioso, riserva utilissima. Almeno sulla carta. Fin qui, l’argentino ex Fiorentina è stato un bel flop, così come Donadel (mai visto all’opera) e Goran Pandev (5 presenze e zero reti). Mazzarri ha provato a concedergli fiducia di tanto in tanto, proponendolo quale vice di Hamsik o Lavezzi. Il 30enne di Comodoro Rivadavia ha deluso, mostrando poca qualità e scarsa lucidità. Determinazione? Persino troppa, tanto da rimediare un cartellino rosso anticipato nella trasferta di Catania. Un’ingenuità madornale, che ha di fatto costretto il Napoli a gettare alle ortiche un’enorme chance per ridurre il gap dalla vetta della classifica. C’è poco da fare, le alternative ai tre mostri sacri del reparto avanzato “non esistono”.

MARCO GIAMPAOLO voto 1
Il presidente Igor Campedelli non è stato severo. Ha atteso, ha aspettato, ha sperato che qualcosa cambiasse. Purtroppo per il Cesena non è cambiato nulla. In nove gare di campionato sono arrivati  la miseria di tre pareggi e sei sconfitte. Ultimo posto solitario ed una serie di prestazioni sconcertanti. A pagare è stato il colpevole, Marco Giampaolo, fresco di quarto fallimento consecutivo (dopo Cagliari, Siena e Catania). Ci ripetiamo, una settimana dopo, e non possiamo farne a meno. Il 44enne mister di Bellinzona, ex promessa della panchina, ha forse sciupato l’ultima chance di rilancio in Serie A. Qualche anno fa veniva associato il suo nome persino a Juventus e Lazio, ora per lui sarà dura rientrare nel giro che conta.

FASE DIFENSIVA DELLA ROMA voto 0
Tutto sommato è strano. Perché se andiamo a spulciare tra numeri e statistiche, annotiamo che in fondo la difesa giallorossa, sino alla scorsa settimana, non era andata affatto male. Sei gol incassati nelle prime sette sfide (due delle quali senza reti al passivo, con Inter e Parma), tutti nei secondi tempi. Poi, da mercoledì sera, ecco il tracollo improvviso. A Marassi la Roma ha inscenato la prima surreale fase di gestione difensiva, concedendo al Genoa due gol imbarazzanti (contropiede Palacio-Jankovic causato da passaggio sbagliato di Heinze sulla trequarti, Merkel e Kucka lasciati soli ad un metro dalla porta all’89′). Sabato pomeriggio è arrivato il Milan e via al secondo tempo del film “horror”. Ibrahimovic senza avversari in area, Nesta totalmente libero di colpire e segnare il 2-1 un minuto dopo il pari di Burdisso. Luis Enrique, imbelvito, nel post partita ha parlato chiaro. Poca cattiveria, poca determinazione, fatali distrazioni dei singoli, da Cassetti a De Rossi passando per José Angel e Heinze. Non si salva nessuno. O si cambia registro, o con questo atteggiamento da squadra “femmina” e “perdente” la Roma (americana, spagnola o italiana che sia) non andrà da nessuna parte.

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