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Il pagellone del lunedì: Klose e Di Natale, bomber da scudetto

7 novembre 2011 319 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) E’ il pagellone dei bomber ed apriamo doverosamente col tandem Klose-Di Natale, fieri leader delle due capoclassifica Lazio e Udinese. Stato di forma eccellente, un totale di diciotto reti stagionali in due. La classifica parla da sola. Anche l’Atalanta, pur non essendo in testa (virtualmente quinta senza i sei punti di penalità) si gode il suo bel campionato ed il rendimento esplosivo del “Tanque” Denis, centravanti forse un po’ troppo sottovalutato e sbolognato in fretta da Napoli e Udinese. Cresce la Roma vittoriosa a Novara, trascinata dal plotone di baby terribili, nonostante un Luis Enrique a dir poco “fantasioso” e autolesionista. Citazioni d’obbligo per il discontinuo Ilicic e per il mercato deludente del Cagliari. Infine, spazio al sorriso inopportuno di Montolivo e al frustrante delirio di Rampulla.

KLOSE & DI NATALE voto 10
Udinese e Lazio volano libere e leggiadre in vetta alla classifica, guidate dal genio e dall’incredibile costanza di due stagionati bomber: Miro e Totò. Garanzie pure. Leader veri, attaccanti di razza, gente che in campo si fa sentire anche quando non trova il gol. E’ il caso di Klose, che col Parma non segna ma fa segnare. Dopotutto una giornata di pausa ci sta, visti i sei gol già realizzati in campionato (otto se contiamo l’Europa League). Di Natale è arrivato ad otto centri solo in Serie A (dieci complessive). D’altronde lui, il 34enne Totò, proprio non riesce a rinunciare alla poetica visione della rete gonfiata. Alla faccia di Prandelli.

GERMAN DENIS voto 9
Ecco un altro bomber di professione, scopertosi implacabile sotto la protezione della Dea bergamasca. “El Tanque”, sbolognato senza troppi complimenti sia dal Napoli che dall’Udinese, in classifica marcatori si va a piazzare esattamente tra Di Natale e Klose con le sue sette reti. A suon di prodezze sta trascinando l’Atalanta ad uno dei migliori campionati di sempre, e se non fosse per i maledetti sei punti di penalizzazione, la classifica reciterebbe quinto posto a quota 18 punti. Ma tant’è. L’obiettivo dei ragazzi di Colantuono è la salvezza, e con questo Denis raggiungerla non sarà un problema.

LA GIOVENTU’ ROMANISTA voto 8
La Roma torna a vincere dopo due settimane e in trasferta dopo quaranta giorni. Merito dei senatori? Della vecchia, incrollabile guardia? No. A sbrogliare la matassa novarese ci pensano i ragazzini terribili di Luis Enrique. Pjanic inventa, Bojan conclude, Lamela incanta. Una focina di talenti incredibile, che designa anticipatamente la squadra giallorossa quale regina del futuro. Certo, l’inesperienza generale rischia di far vacillare il presente, ma ci vuole pazienza. Anche perché i dictat di mercato sono chiari: comprare un giocatore sotto i ventidue anni rappresenta l’eccezione alla regola. In pochi mesi, Walter Sabatini ha estirpato le vecchie fondamenta, aggiungendo freschezza e garantendo una prospettiva. Il prossimo colpo? “El Conejo”, Nicolas Lopez, fantasista classe ‘93 del Nacional Montevideo. Altro potenziale crak.

BASTA & DIAKITE’ voto 7
Torniamo ad Udinese e Lazio, perché sono in vetta e meritano più di una citazione. Se prima abbiamo descritto l’importanza di due “colossi” come Klose e Di Natale, ora vogliamo concentrarci sulle sorprese. Dusan Basta e Modibo Diakité, titolari a sorpresa, rivelazioni d’inizio stagione. Dell’esterno serbo si erano ormai perse le tracce. Ex promessa dei tempi della Stella Rossa, in Italia non aveva ancora trovato fortuna, sguazzando tra il Friuli e il Salento. Ora sta bene, ha superato ogni problema psicofisico e Guidolin lo sta impiegando da titolare, tanto da convincersi a spostare Isla nel ruolo d’interno. Gran costanza e anche un gol, ieri, contro il Siena. Nella Lazio, invece, brilla la stella di Diakité, il monumentale stopper francese ritenuto da molti un “bidone”. Macché. Bastava solo attendere la sua piena maturazione. Fisico bestiale, spiccata personalità e un gran senso della posizione. E’ così che Dias ha trovato un nuovo, eccellente compagno di viaggio.

JOSIP ILICIC voto 6
Per una sera si riprende il “Barbera” e trascina il Palermo al successo col Bologna, griffando d’autore il terzo gol. Un segnale di rinascita e reazione dopo un lungo periodo buio. Fa rabbia osservare un talento così sopraffino soffocato dall’indolenza. Ilicic ha tutto: fisico, tecnica, tiro in porta. Non gli mancherebbe nulla per diventare un fuoriclasse. Ma purtroppo è affetto dal male tipico dei “gioielli” in verde età: la sufficienza. O meglio, la mancanza di cattiveria agonistica. Dopo lo splendido girone d’andata dello scorso anno, lo sloveno ex Maribor era un po’ finito nel dimenticatoio. Adesso sta provando a rialzarsi, anche grazie al trattamento “bastone e carota” adottato da Mangia. D’ora in poi, serve continuità.

LUIS ENRIQUE voto 5
La squadra vince ma lui non può arrivare alla sufficienza. Non se lo merita fino in fondo. La Roma sbanca Novara in virtù di una superiorità netta e imbarazzante sul piano del gioco e del palleggio, ma ancora destano dubbi le scelte del mister asturiano. Formazioni continuamente stravolte, incomprensibili riproposizioni di elementi alla deriva, Cassetti in primis, pur dopo gare negative (vedasi Roma-Milan). Luis sta giocando a fare il “fenomeno” e questo non va bene. Per crescere, a volte, è essenziale un po’ di sana normalità. Scelte logiche e ponderate, cercando la via del consolidamento di un progetto di squadra. La Roma, ad oggi, non ha ancora una propria fisionomia stabile, e ciò è dovuto agli arzigogolati stratagemmi della sua guida ispanica.

MERCATO DEL CAGLIARI voto 4
Basta snocciolare i nomi dei giocatori acquistati da Cellino nella sessione estiva: El Kabir, Ibarbo, Avramov, Ekdal, Thiago Ribeiro, Eriksson e Rui Sampaio. Chi, tra questi, per ora sta facendo la differenza? Risposta: nessuno. Ficcadenti le prova tutte ma è continuamente deluso dal rendimento delle new entry (in particolare “el diablo” Ribeiro, un flop su tutta la linea), tanto da dover sperare nel massimo apporto della vecchia guardia, composta dai vari Pisano, Astori, Canini, Agostini, Biondini, Conti, Nainggolan, Cossu e Nené. E non è certo ipotizzabile una crescita costante, vista l’assenza (rispetto agli anni scorsi) di pilastri quali Lazzari, Acquafresca e Matri. A gennaio bisognerà intevenire sul mercato con durezza e prontezza. Stavolta, senza sbagliare.

RICCARDO MEGGIORINI voto 3
Fu lui a tramortire l’Inter alla terza giornata, inaugurando la serata shock che portò al licenziamento di Gasperini. Lo stesso “Meggio” ha avuto la chance di spedire nell’inferno degli abissi anche il buon Luis Enrique, sabato sera, ma stavolta ha deciso di mettersi una mano sul cuore. Il tutto si verifica al 70′: classico contropiede “da Roma” (con mediana inesistente e difesa in bambola), Cassetti umiliato ed una corsa spedita sino al bestione con la maglia numero 24. Alias Maarten Stekelenburg, la cui manona frena lo scialbo tentativo di Meggiorini e spezza i sogni di gloria del Novara, rilanciando le quotazioni romaniste. Che rimpianto.

RICCARDO MONTOLIVO voto 2
Logico condannare il gesto assai sgarbato del centrocampista viola. Il quale, prima di Chievo-Fiorentina, durante il minuto di raccoglimento in onore delle vittime del disastro in Liguria, si lascia scappare un sorrisino innocente quanto inopportuno. Sbagliato, sbagliatissimo. E’ giusto censurare e auspicare di non vedere mai più nulla di simile. Ma il 2 va anche ai moralisti televisivi e radiofonici che non perdono occasione di sbraitare a vanvera, ergendosi a paladini del buon gusto. Loro, che dei morti di Genova certamente se ne strafregano al 90%, badando solo a cogliere un pretesto per blaterare banalità e guadagnare finti applausi. Di certi “vomitatori” da microfono ne faremmo volentieri a meno.

MARCO CASSETTI voto 1
Verrebbe quasi da dire: “Poverino, non è colpa sua ma di chi lo schiera”. Giustissimo, e difatti il cinque a Luis Enrique ci sta tutto per aver lasciato in panchina Heinze ed aver preferito dal 1′ l’impresentabile Cassetti. Ma un capitolo va aperto anche sul rendimento di Marco. Un giocatore mai sensazionale, per carità, ma quantomeno affidabile sino al 2010, tanto da diventare titolare fisso nella memorabile stagione dello scudetto “sfiorato” da Ranieri. Poi, all’improvviso, la luce si è spenta. Cassetti a quasi 35 anni ha iniziato ad esibirsi in errori da parrocchia, “svalvolando” contro qualsiasi avversario. Da Ibra a Morimoto, da terzino a centrale, nulla cambia. A far la parte del naufrago è sempre il numero 77. Forse è il caso di passare la mano?

MICHELANGELO RAMPULLA voto 0
Il voto è per lui e per la folle dichiarazione rilasciata domenica sera, durante l’imperdibile puntata di “Diretta Stadio” in onda su Sette Gold, a proposito del rinvio della partita Napoli-Juventus: «A Napoli le sparatorie sono frequenti, all’ordine del giorno. Tante persone muoiono a Napoli, quindi se in passato le partite sono state disputate si doveva giocare anche stasera. Un morto a Pozzuoli è come se ci fosse stata una sparatoria, e quindi non c’era motivo di rinviare la partita». Un delirio in piena regola. Anche in questo caso, allarghiamo il voto non solo al personaggio ma anche al contesto. Ovvero, a queste trasmissioni locali (che purtroppo vengono trasmesse in tutta Italia) di derivazione biscardiana, che molto spesso oltrepassano il confine della corretta informazione, entrando nel campo del cazzeggio inopportuno e delle parole al vento. Già in altre occasioni si sono oltrepassati i limiti di decenza, da parte di svariati e illustri protagonisti, e molto spesso sono finite nel mirino del volgare sarcasmo le squadre del centrosud. La domanda è una sola, semplice semplice: se queste trasmissioni spazzatura lasciassero spazio a contenitori più nobili e giornalisticamente validi, qualcuno ne sentirebbe la mancanza?

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