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Editoriale: Il Napoli europeo e il Milan italiano. Barcellona ancora di un altro pianeta, ma il RealMou fa sempre più paura. Mancini e il City bocciati alla maturità.

24 novembre 2011 1.069 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Se il Napoli avesse la stessa concentrazione, determinazione e qualità dimostrata martedì in Champions contro il Manchester City, anche in campionato, sarebbe senza dubbio la squadra più forte in Italia.
Mazzarri ha il grande merito di aver capito, come hanno fatto in pochi altri nel nostro Paese (e solo da quest’anno, Conte e Luis Enrique su tutti), che il calcio è cambiato, e la mancanza di qualità non è sempre un handicap, se si riesce a giocare in modo compatto, con ripartenze rapide e letali. Il suo Napoli è una macchina quasi perfetta. Quasi, perchè si inceppa ogni volta che il tecnico toscano provi ad apportare modifiche ai suoi 11 titolari, e quando le motivazioni non sono da “Notti Magiche”. De Laurentis dovrà lavorare ancora sul mercato per garantire ricambi adeguati, ma l’impressione che si ha è che Mazzarri non possa prescindere dagli 11 giocatori che attualmente partono in vantaggio nelle gerarchie, perchè con loro ha lavorato di più su movimenti e aspetti tattici del 3-4-1-2, e solo loro sono capaci di interpretare quel sistema di gioco al meglio. E questo, nel prosieguo della stagione, potrebbe rivelarsi fatale per le ambizioni e i sogni della piazza partenopea.

Poi ci sono quelle squadre che praticano un altro sport, e che si possono permettere di attuare esperimenti anche in partite giudicate di importanza piramidale.
E’il caso del Barcellona di ieri sera, che ha dato prova della sua forza una volta di più, dominando e controllando la supersfida del “Wednesday Night” a San Siro contro il Milan, seppur in formazione rimaneggiata (si fa per dire).
I rossoneri hanno cercato di giocare a viso aperto, provando a ribattere colpo su colpo. Ma le disattenzioni difensive sono state ancora una volta decisive, come in tutto questo primo scorcio di stagione. I blaugrana hanno preso continuamente d’infilata la retroguardia rossonera, con i tagli perfetti e gli inserimenti da manuale dei centrocampisti. Soprattutto Xavi, che solitamente gioca più arretrato, ieri è stato protagonista in tutti e 3 i gol realizati dal Barcellona. Il Milan ha fatto molta fatica, un po’ per la serata negativa di Nesta, un po’ perchè il trio di centrocampo era il più lento che Allegri potesse schierare(le scelte del mister livornese non hanno pienamente convinto, in questo senso), e quindi i vari Van Bommel, Seedorf e Aquilani facevano molta fatica a seguire i movimenti di Xavi, Thiago Alcantara e Fabregas, a contrastare la loro rapidità e a reggere il loro pressing (unito a quello immediato di Messi e Villa sui difensori avversari, non appena cercavano di far partire l’azione). In più, l’impressione che gli spagnoli giocassero al gatto col topo: passavano in vantaggio, e mentre il Milan si dannava per trovare il pareggio(e lo trovava, 2 volte), loro non perdevano minimamente la calma, e ripassavano a condurre nel giro di pochi minuti. E dopo il gol del 2-3, il Barcellona ha deciso di non rischiare più nulla.
In casa Milan vedono questa sconfitta come un segnale positivo, e in effetti Ibra, Boateng & co. non hanno giocato una brutta partita. Però, pensando ad un passato nemmeno tanto remoto, ci si viene da chiedere come sia possibile che nel giro di pochi anni, la squadra che dettava legge in Europa, con 3 finali in 5 edizioni di Champions tra il 2003 e il 2007, sia stata così declassata, e peggio, non sia stata lungimirante nel capire in che direzione si stava evolvendo il calcio internazionale. Il Milan resta una compagine che in Italia può ancora dettare legge e primeggiare, ma se vuole riacquistare una dimensione più europea, deve assolutamente programmare diversamente le strategie di mercato, affidandosi innanzitutto ai giovani, ma più in generale a calciatori dalle caratteristiche diametralmente opposte a quelle dei protagonisti assoluti dell’ultimo decennio della sua storia. Non è un caso se anche contro il Bate Borisov e il Viktoria Plzen i rossoneri abbiano incontrato difficoltà. Il Milan soffre tantissimo a centrocampo, perchè, Boateng e Nocerino a parte, non ha interpreti dinamici, che corrano e pressino, e che siano in continuo movimento, con capacità di inserimento e velocità d’azione. E anche in campionato si sono visti questi limiti, in particolare contro il Napoli, in parte contro la Roma, e soprattutto contro la Juventus, che Conte ha impostato in modo tale da non far respirare l’avversario, e non permettergli nemmeno la giocata più semplice, grazie soprattutto alla fisicità e alla grande capacità di corsa dei centrocampisti e degli esterni d’attacco.

Chiusura dedicata a Manchester City e Real Madrid.
Il Mancio guida uno schiacciasassi perfetto in Premier League, ma che nell’unica partita decisiva giocata sinora, è crollato miseramente. La “colpa” è da attribuire forse ad un eccesso di sicurezza, ed all’aver preso sotto gamba il Napoli e il suo gioco spumeggiante, fatto di accelerazioni improvvise e tipicamente italiano per quanto riguarda l’aspetto difensivo. Questo il City lo ha sofferto, non trovando quegli spazi che invece con grande facilità riesce a trovare in Inghilterra. Alcune scelte non hanno convinto, tra tutte quella di lasciare in pancina Johnson e Aguero, e di affidarsi ad un centrocampo più robusto e meno ispirato, lasciando al solo Silva tutte le responsabiltà di costruzione della manovra offensiva, ed affidandosi alla straordinaria continuità realizzativa di Mario Balotelli.
Josè Mourinho è un allenatore bravo e fortunato. Fortunato perchè, ovunque sia andato, ha sempre trovato le condizioni giuste per imporre le sue scelte ed ottenere ciò che più desiderava; bravo, perchè nonostante abbia quella maledetta inclinazione a creare polemiche e ad attirarsi antipatie per proteggere la squadra nei momenti più caldi o più difficili della stagione, ha sempre avuto ragione lui, con le sue ormai innumerevoli vittorie.
Quest’anno il suo Real è ancora più spettacolare dello scorso, perchè oltre all’enorme potenziale in avanti, le merengues hanno un totale controllo sulle partite, in pieno stile Barcellona. In termini di possesso palla il livello è cresciuto moltissimo, e i movimenti di centrocampisti e attaccanti sembrano coordinati alla perfezione; tutti lottano e si sacrificano, anche Di Maria e Cristiano Ronaldo, due che per indole sono refrattari al tornare nella propria metà campo.
Lo scontro diretto nella Liga potrà dirci quanto il Real sia cresciuto rispetto alla passata stagione, ma quel gap in termini di personalità che si era creato con i catalani nelle ultime stagioni, pare sia sia finalmente assottigliato. Di sicuro, sia Guardiola che lo Special One sanno che possono contare su 17-18 giocatori di grande qualità, affidabilità e rendimento, e già questo li pone tre-quattro spanne sopra il resto del mondo calcistico.

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