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Le inglesi in Champions League: Ad un passo dal flop…

25 novembre 2011 1.163 views Nessun Commento

(A cura di Luca Onorato) Manca un turno alla fine della prima fase a gironi di Champios League. Facendo un excursus generale finora abbiamo avuto le solite conferme (Apoel a parte…), giustificando il fatto che questa formula del torneo è sicuramente poco selettiva, “decaffeinata” per usare un termine che a suo tempo adoperò Johan Cruijff, nostalgico di un torneo nel quale non erano necessari 6 incontri per capire che un Genk non sarebbe stato all’altezza di un palcoscenico del genere.
Comunque occorre dire che in terra d’Albione le magnifiche quattro non stanno tutte viaggiando a pieno regime, a conferma delle scorie di un torneo come la Premier sicuramente logorante, senza contare che il banco di prova europeo di sicuro presenta meno incontri per così dire “abbordabili” (eufemismo…).

Iniziamo dal Manchester City, fin qui giustamente lodato per il cammino pressochè perfetto in campionato. In precedenza abbiamo evidenziato il fattore calendario, tutt’altro che proibitivo per la banda del Mancio, e quindi sul proscenio europeo la capolista d’oltremanica era sicuramente attesa a delle vere e proprie prove del nove, in quello che alla vigilia è stato non a torto etichettato come il raggruppamento più difficile. Già dall’esordio col Napoli si è subito capito che per il City non sarebbe stata una passeggiata qualificarsi, e la conferma la si è avuta di partita in partita, con una sola prestazione davvero convincente a Villareal, a fronte di una vittoria allo scadere conseguita in casa sempre col “sottomarino giallo” dopo un autentico calvario durato 90 minuti. Poi la sconfitta di Napoli, che ha rimesso tutto in discussione, dopo una gara giocata non malissimo ma nella quale la retroguardia inglese ha patito parecchio le feroci ripartenze di Lavezzi e co. Ora occorre per forza vincere contro il lanciatissimo Bayern, già qualificato, che all’Allianz aveva dato una bella lezione di calcio al City; in questa fase di stagione quindi tasteremo davvero gli attributi dei blu che fralaltro sono attesi da tre incontri di Premier da far tremare i polsi contro Liverpool, Chelsea e Arsenal. Fra un mese avremo un quadro più attendibile del processo di crescita del Manchester City.

Sull’altra sponda di Manchester non si dormono di certo sonni tranquilli. D’accordo che un pareggio casalingo col Benfica era da mettere in preventivo, ma da un mese a questa parte quella che era giustamente etichettata come la squadra da battere in patria e una delle due anti-Barça in Europa (col Real of course…) sembra faticare a ritrovarsi. La sconfitta casalinga nel derby sembra stia pesando oltremisura sull’animo dei ragazzi di Sir Alex, come se la leadership cittadina (e non solo…) rischi di scivolarle via inesorabilmente, e questo per un ambiente abituato da decenni a sbeffeggiare con cadenza annuale i cugini è francamente difficile da accettare. Adesso l’ultimo match col Basilea sarà clamorosamente una sorta di playoff, data per scontata la vittoria casalinga del Benfica contro l’Otelul Galati; un dentro – fuori dal pronostico incerto, suffragato anche dal pari pirotecnico dell’Old Trafford che fin qui è stato decisivo negli equilibri del girone. Attenzione quindi perchè lo scivolone è dietro l’angolo, e lo United in passato ci ha già regalato dei precedenti niente male.

Per Villas Boas ormai la stagione si sta tramutando in un vero e proprio calvario. Il gol allo scadere segnato da Friedrich contro il Bayer nella tana dei “farmacisti” ha messo in discussione una qualificazione che sembrava ormai archiviata dopo le prime tre partite. Poi, il mezzo passo falso a Genk e la sconfitta di Leverkusen, col contemporaneo ritorno prepotente del Valencia, hanno rimesso tutto in gioco, con i blues attesi allo scontro diretto dello Stanford Bridge contro Soldado e co., lanciatissimi e col morale alle stelle tipico di chi si sentiva già a un passo dal baratro e che, in un paio di partite, rischia di far saltare il banco. Sarà un match da cuori forti, e per Villas Boas l’occasione di allontanare lo spettro di un Hiddink che, anche se da direttore tecnico, farebbe perdere credibilità alla posizione del tecnico portoghese.

Infine l’Arsenal, di un Van Persie che, di doppietta in doppietta, sta trascinando quella che a settembre/ottobre sembrava più un’armata Brancaleone che una squadra di calcio. Il successo su un Borussia col morale in orbita dopo il colpaccio in Bundes contro il Bayern, proietta con un turno di anticipo i Gunners negli ottavi di finale. Logico quindi che l’ultima partita potrà permettere a Wenger di tenere a riposo qualche protagonista di questa rimonta pazzesca, concentrandosi per un paio di mesi solo sul campionato,che vede l’Arsenal rientrata nel gruppo delle pretendenti a un posto nella Champions del prossimo anno. L’ultima vittoria all’Emirates contro i ragazzi di Jurgen Klopp ha confermato che ormai la cifra di gioco espressa dai Gunners sta raggiungendo vette sempre più alte, con la maturazione sempre più completa di giovani fenomeni come Ramsey e l’inserimento di un Gervinho ormai fondamentale per Wenger. E poi c’è Robin, sempre più decisivo e finalmente leader, quello che mancava all’Arsenal di inizio stagione.

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