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Chi se li ricorda ? : D. Fontolan – Landucci

13 dicembre 2011 2.913 views Nessun Commento

Quella di Davide Fontolan è l’ennesima storia di calciatore che si è ritagliato un’ onesta carriera fra Serie A e B, senza mai eccellere e con un’ esperienza importante in una società di prima fascia dove non è però riuscito ad imporsi in maniera importante. Classe 1966, svolgeva il ruolo attaccante in modo atipico, tant’ è che spesso veniva impiegato come centrocampista esterno, si segnala nel Parma di Sacchi per poi passare all’ Udinese sempre nella serie cadetta. Nel 1988 arriva la chiamata del Genoa: in rossoblu disputerà quelle che probabilmente saranno le sue migliori stagioni, che coincideranno con la promozione e un successivo buon campionato in Serie A. Nel Genoa diventa uno degli elementi di spicco e per cui non tardano ad arrivare offerte importanti. E’ l’ Inter a mettere sul piatto ben 11 miliardi di Lire, una cifra irrinunciabile (probabilmente esagerata) per il club ligure che cede il giocatore nel 1990 ai nerazzurri. E’ la classica grande occasione arrivata dopo un paio di ottime stagioni e, come spesso accade, non arriverà la definitiva consacrazione. Bensì la permanenza all’ Inter duri sei anni con due Coppe Uefa conquistate, i numeri individuali di Fontolan sono tutt’ altro che esaltanti: 127 presenze con 11 gol. Il suo appeal non è paragonabile ai tanti colpi di mercato che l’ Inter si concede, per cui Fontolan viene sempre più utilizzato con il contagocce finendo per ritagliarsi un ruolo marginale. La Nazionale rimane solo un miraggio, venendo convovato solo per uno stage pre-mondiale 1994 senza mai esordire e senza prendere parte alla kermesse iridata. Nel 1996 decide di passare al Bologna fresco di ritorno i Serie A: in Emilia si esprime ancora su buoni livelli come tutta la squadra anche se il gol rimane un evento raro, infatti saranno solo 7 le marcature con i felsinei. Nel 2000 va a Cagliari per rimanervi solo una stagione con poche apparizioni e 2 gol, i suoi ultimi prima di lasciare il calcio.

Uno dei portieri maggiormente promettenti nella seconda metà degli anni 80 fu sicuramente Marco Landucci, classe ’64 e cresciuto nel vivaio della Fiorentina. Come spesso succede viene mandato a farsi le ossa in Serie C fra la Rondinella e il Parma, proprio con i gialloblu sale all’ attenzione generale vincendo il campionato di categoria e subendo solamente 14 reti. La Fiorentina lo richiama subito anche perché c’ è da sostituire un certo Giovanni Galli fra i pali. Landucci riesce ad avere fiducia essendo schierato subito da titolare e rispondendo con prestazioni di tutto riguardo, risultando un autentico emergente del ruolo. Dopo le prime due stagioni finisce nel giro della Nazionale (terzo portiere degli azzurri ad Euro 88) anche se non riesce ad esordirvi, continuando oltretutto il suo più che buon rendimento nella Fiorentina con cui raggiunge anche una finale di Coppa Uefa. La sua decisa ascesa si arresta però nella stagione 1990/91, in cui perde il posto da titolare complice un deciso calo di forma con prestazioni che evidenziano dubbi sul suo decisivo salto di qualità. La piazza viola sembra non essere più molto attaccata a questo suo ancor giovane portiere e, complice l’ ottimo inserimento dell’ altro emergente Mareggini, Landucci finisce con il lasciare la Fiorentina al termine del campionato. Scende di categoria per andare alla Lucchese e dopo un anno si apre la breve parentesi bresciana, il primo anno con la retrocessione in Serie B e il secondo con la pronta risalita. Decide di ripartire da Avellino tornando come agli inizi in Serie C dove disputa una stagione da protagonista per la promozione degli irpini, annata che comunque sarà praticamente l’ ultima in cui verrà impiegato con continuità. Arriva la chiamata importante dell’ Inter nella stagione 1995/96, ma in nerazzurro non verrà mai utilizzato. Nelle sue successive destinazioni a Venezia, Verona e di nuovo Lucchese, sarà solamente una comparsa collezionando presenze con il contagocce, finendo con il calcio giocato nei dilettanti del Cuoiopelli e per la terza volta alla Lucchese nel 2001.

A cura di Stefano Pieralli

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