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Chi se li ricorda ? : Nappi – Magrin

15 dicembre 2011 4.880 views Un Commento

Fra gli attaccanti che hanno spesso suscitato simpatie fra i tifosi ed esaltato platee con estemporanee prodezze tecniche, non possiamo non menzionare Marco Nappi.

Soprannominato “zanzara” per il suo continuo muoversi sul fronte d’ attacco e la capacità di esaltarsi con fulminei inserimenti, Nappi ha girovagato tantissimo nella sua lunga carriera che lo ha portato dalle serie inferiori fino ad una finale di Coppa Uefa. Comincia a segnalarsi in Serie C con la Vis Pesaro per poi passare all’ Arezzo e trovare a Genova, sponda rossoblu, un importante palcoscenico. Lo acquista il Brescia nel 1989 ma nel mercato invernale viene ingaggiato dalla Fiorentina con cui esordisce in A. Il pubblico segue con grande simpatia le sue gesta, certamente non quelle di un campione ma di un giocatore che ci mette il cuore e tanta passione. Con la squadra viola disputa un’ esaltante cavalcata in Coppa Uefa nella quale durante la semifinale sul campo del temibile Werder Brema, esegue un numero passato alla storia come il “colpo della foca”, cioè un palleggio prolungato solamente con la testa fra le maglie avversarie. Ma non è tutto, perché esattamente in quel match realizza in contropiede il gol che vale la finale con una fuga da centometrista. La sua indole generosa non gli permette di segnare grandi quantità di reti, ma il suo apporto agonistico alla squadra è sempre importante. Dopo la positiva esperienza fiorentina passa all’ Udinese, poi alla Spal, per tornare in altre due riprese al Genoa dove probabilmente si esprime ai livelli migliori. Nel biennio 1999/2001 gioca nell’ Atalanta dove si dimostra prezioso per la risalita in A dei bergamaschi e dove calca gli ultimi campi importanti. La sua carriera dura ancora alcune stagioni nelle serie minori con diverse maglie, sempre svariando infaticabile sul fronte d’ attacco. Sicuramente uno dei giocatori maggiormente ben voluti dalle proprie platee, ammirato per generosità e passione messe in campo.

Centrocampista classe 1959, Marino Magrin, trevigiano di nascita, dopo il canonico apprendistato nelle formazioni della propria zoa in special modo il Montebelluna in Seie D, viene ingaggiato dal Mantova in C1 affacciandosi gradualmente a dei palcoscenici più importanti. Nella squadra biancorossa vi rimane solo una stagione perché accetta la chiamata dell’ ambiziosa Atalanta appena retrocessa in C1. Da lì parte il suo miglior periodo in cui Magrin diventa il faro dell’ Atalanta portandola in Serie A nel giro di tre anni. Con la Dea rimane fino al 1987 arrivando addirittura ad una finale di Coppa Italia persa contro il Napoli ma, purtroppo, lasciando con una dolorosa retrocessione in B. Arriva appunto l’ estate dell’ 87 e la grande occasione si chiama Juventus. I bianconeri lo chiamano per sostituire addirittura Platini che ha da poco lasciato la maglia numero 10. I risultati però non sono confortanti: la Juve incappa in una stagione negativa non permettendo al centrocampista di emergere come si sperava. La seconda stagione porta un onorevole quarto posto in campionato ma il suo non è un contributo decisivo, così non può essere riconfermato. Magrin lascia la Juve nel 1989 accasandosi al Verona in una realtà ridimensionata. In gialloblu disputa tre stagioni (due in Serie A con altrettante retrocessioni e una risalita dalla B ). Chiude nel 1993 da dove era partito, da quel Bassano Virtus che lo aveva visto tirare i primi calci di una onesta carriera a cui è mancata la consacrazione ad altissimi livelli nella classica grande occasione capitata.

A cura di Stefano Pieralli

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