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Il pagellone della settimana: Matri-Palacio, goleador superstar. Pjanic e Ibra dipingono meraviglie

30 gennaio 2012 1.081 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Prodezze, magie, gol e doppiette. Tanta “sostanza” nel pagellone odierno: in prima linea Matri e Palacio, scatenati trascinatori della famelica Juve e di un ritrovato Genoa. Pjanic e Ibrahimovic rispondono con punizioni al bacio, da leccarsi i baffi. Il Palermo riscopre Budan, Lecce celebra il gran lavoro del guerriero Cosmi, Firenze si coccola il primo Amauri. Esordio non sfavillante di Okaka con la maglia del Parma, Denis fa preoccupare Colantuono, Guidolin festeggia l’eliminazione del Marocco dalla Coppa d’Africa per poter riavere al più presto Benatia. Chiusura dedicata ai bolognesi “fumantini”, a Luis Enrique e alle polemiche relative al minuto di silenzio in memoria del compianto Oscar Luigi Scalfaro.

MATRI & PALACIO voto 10
Attaccanti di razza, punte implacabili, i veri showman del week-end di Serie A. Il puntero juventino non trovava il gol tra le mura amiche da un bel po’ (ultima volta a novembre). Qualche critica di troppo e la pronta risposta: superba doppietta all’Udinese nella tormenta di neve. Due prodezze dal sapore di scudetto ed…europeo. Ad oggi, in Italia, non esiste una prima punta pura migliore di Alessandro Matri. Spostandoci a Genova è il gran giorno di Rodrigo Palacio, anima di un Grifo che tenta di risalire la china in classifica. Napoli schiaffeggiato e 1-6 del San Paolo dimenticato. Grazie a chi? Ma a lui, al calvo col codino, talento puro e colpi geniali. Due gol, il primo da spavento. E Marassi ringrazia.

PUNIZIONI DIVINE voto 9
Domenica di assolute prodezze, rigorosamente made in…ic. Bosniaco il primo, svedese il secondo, risultato identico: palla calciata con potenza e precisione, traiettoria incantevole e portiere impotente. Gol, che gol! Miralem Pjanic risolleva parzialmente l’Olimpico dal malinconico pomeriggio col Bologna. Il guizzo di Di Vaio è una ferita ancora aperta quando il “Juninho dei Balcani” estrae dal cilindro la magia risolutiva. Un colpo da biliardo degno del miglior Marcos Assunçao, o del citato Pernambucano (maestro dei calci da fermo). Qualche chilometro più a nord, nel tempio di San Siro, Re Ibra sa che dev’esser ancora lui (e chi se no?) a risolvere le grane in casa Milan. Detto fatto: punizione show, Agazzi al vento, Milan in vantaggio. E ancora avvinghiato alla Juve capolista.

IGOR BUDAN voto 8
Ce l’eravamo dimenticato, va ammesso. Gli ultimi lampi (peraltro di relativa qualità) lo scorso anno a Cesena, poi il rientro a Palermo ed un anonimato costante. Infortuni, problemi fisici, concorrenza dura da vincere. C’è voluto Bortolo Mutti, onesto mestierante della panchina, a rispolverarne il potenziale intravisto dodici anni fa a Venezia e mai del tutto consolidato a grandi livelli. Igor il gigante buono ha ritrovato il campo e la fiducia di un ambiente. Si è sbloccato otto giorni fa al “Barbera” contro il Genoa, confermandosi nel match interno col Novara. Doppietta strepitosa di testa e rosanero finalmente fuori dalla crisi. Con un nuovo acquisto in più, del tutto inatteso, da applaudire e coccolare.

SERSE COSMI voto 7
Son lontani ormai i tempi di Perugia, quando l’originale e vulcanico Serse si fece conoscere (ed apprezzare) dal grande pubblico, portando in alto un Perugia sulla carta inferiore all’intera Serie A. Da lì in poi, tanta sfortuna e molte cadute a vuoto. Le ultime due a Livorno e Palermo: avventure nate e finite male. La sana aria di provincia offre sempre gustose chance di riscatto e Cosmi non ha mollato, attendendo con pazienza l’occasione giusta. Restituire credibilità al disastrato progetto Lecce non era semplice. Con grinta e impegno, il miracolo si sta pian piano materializzando. Squadra rimessa in sesto, sette punti in tre partite con Fiorentina, Chievo e Inter. Il talento c’era (Cuadrado, Di Michele, Muriel), serviva solo la forza di una guida esperta e spavalda. Ergo ecco Serse, il nuovo condottiero del Salento.

AMAURI voto 6
Un premio al coraggio, alla voglia di non mollare mai. Amauri ha accettato con estrema professionalità il severo trattamento riservatogli dalla Juventus in questi mesi, non rilasciando mai dichiarazioni polemiche o frecciatine. Si è allenato con serietà, ha assaporato ogni amarezza ed è tornato in auge nel mercato di gennaio. L’occasione giusta? Firenze, piazza calda, luogo ideale per rinascere ed un’eredità importante (quella di Gilardino). Con Delio Rossi, tecnico abile da sempre a valorizzare il lavoro degli attaccanti. Buona la prima uscita ufficiale col Siena: tanto impegno, tanta voglia, gol più volte sfiorato ed un costante lavoro per la squadra. Condizione fisica? Ottima, e dulcis in fundo gli applausi del “Franchi” all’uscita dal terreno di gioco. A 32 anni inizia una nuova vita.

STEFANO OKAKA voto 5
Eccone un altro che ha trascorso l’ultimo periodo a scaldare tribune o (il più delle volte) poltrone di casa. Stefanino da Castiglion del Lago a Roma ha mancato tutte le opportunità che i vari tecnici (da Spalletti a Luis Enrique, passando per Ranieri) gli hanno concesso. Pochi lampi, tante pause, solenne bocciatura della severa piazza capitolina. Imperativo? Fuggire, scoprire nuovi lidi e ripartire da zero. Ecco Parma, voglia di rimettersi in discussione e tentare finalmente di esplodere in Serie A. Un anno fa esordì a Bari con un gol nel sentitissimo derby col Lecce, salvo poi declassarsi in letargo. Stavolta fa peggio: prima apparizione in gialloblù ed una clamorosa pallagol fallita a tu per tu con Campagnolo. Soliti vizi, da scrollarsi di dosso al più presto.

GERMAN DENIS voto 4
Che succede Tanque? E’ finita la magia? Da qualche settimana l’Atalanta non vola più, guarda caso da quando il centravanti ex Napoli d Udinese ha smesso di devastare le difese avversarie. L’ultimo gol risale al 21 dicembre 2011, ormai più di un mese fa. Zero acuti nel nuovo anno, qualche prestazione scadente e la banale espulsione di Cesena, gara peraltro vinta dai bergamaschi grazie all’autogol di Marco Rossi. Colantuono è preoccupato, vede un Denis diverso. Sa che senza il contributo fondamentale del pilastro argentino il discorso salvezza potrebbe complicarsi. L’augurio è che non si sia spezzato l’incantesimo.

DAMIANO FERRONETTI voto 3
Nel calcio esistono i titolari e le riserve. I primi, da sempre ben “marcati” dalle seconde linee e sotto pressione. Le seconde, alle prese con poche chance, rigorosamente da non fallire. Il buon Damiano, classe 1984, ex promessa del vivaio romanista, ad Udine è riserva in pianta stabile: appena 52 presenze complessive in campionato in cinque stagioni. Con la partenza del titolarissimo Benatia verso il caldo della Coppa d’Africa, Guidolin si  è affidato al canterano giallorosso. Il risultato? Non soddisfa. Damiano commise già un grossolano errore a San Siro con l’Inter, concedendo in extremis il rigore ai nerazzurri (poi fallito da Pazzini). Allo “Juventus Stadium” si fa letteralmente ubriacare da Matri, il quale ringrazia e firma il 2-1 finale.

DIAMANTI & RAGGI voto 2
La premiata ditta, la super coppia. Chiamateli come volete. I due ragazzotti del Bologna si sono regalati un pomeriggio di “notorietà”, sfruttando l’immagine altrui. Ovvero, quella di Francesco Totti, capitano e simbolo della Roma, da sempre bersaglio di critiche, commenti densi di astio e livore. L’allegra banda felsinea non s’è fatta pregare. Alla vigilia del match il sempre tranquillo e sereno Diamanti ha rilasciato frasi farneticanti sul totem giallorosso, riguardanti il suo stipendio (dieci milioni l’anno, cifra del tutto inventata e spropositata) ed il concetto di bandiera. Pena? I fischi assordanti del furioso Olimpico. Nel post, in mixed zone, Andrea Raggi ha dato serenamente della “merda” al numero dieci, colpevole di un normale “contrasto” di gioco. Di quelli che Totti stesso, in carriera, ha subìto e incassato in silenzio, rimettendoci ginocchia e caviglie.

LUIS ENRIQUE voto 1
Non è stata la settimana del tecnico spagnolo. Bastano i risultati a capirlo (scoppola a Torino in Coppa Italia, deludente pareggio interno col Bologna in campionato), ma forse, ora come ora, le mancate vittorie rappresentano il problema minore. Tanto ci raccontano da più e più parti che quest’anno non era importante vincere, il “progetto” prevedeva la stagione di transizione, bisognava solo crescere sul piano del gioco. Ok, concetti discutibili (molto discutibili) ma rispettabili. Quel che si fatica a comprendere è l’atteggiamento spesso presuntuoso di Luis. Il “bastian contrario” a prescindere, colui che ha il gusto di sfidare il mondo intero con frasi provocatorie del tipo “mi è piaciuta più la Roma di Torino in Coppa rispetto a quella vista contro la Juve in campionato”, oppure “l’organico è apposto così, non ci servono rinforzi”. Pura follia. Per non parlare delle molte scelte tecniche sballate (Greco titolare, Pizarro fuori rosa, c’è qualcosa che non va…), di letture di partita spesso inesistenti. L’umiltà è essenziale, caspita. Con questo atteggiamento si va incontro al più rapido dei sucidi tecnici e d’immagine.

MINUTO DI SILENZIO voto 0
Chiariamo subito un punto: giusto celebrare il minuto di raccoglimento in ricordo di Oscar Luigi Scalfaro (ex presidente della Repubblica scomparso domenica a 93 anni) e sbagliatissimo fischiare i 60” di silenzio. Premessa d’obbligo a scanso di ogni equivoco. Però, c’è il solito però. Immancabili commentatori abilmente vestiti da saggi moralisti hanno subito puntato il dito sull’atteggiamento di qualche sparuto gruppo di tifosi, dimenticandosi di prendersela con chi “organizza” e “stabilisce” queste brevi manifestazioni di rispetto verso chi non c’è più. Già, perché se a Scalfaro è stato concesso l’onore, tale trattamento non fu riservato otto giorni fa alle vittime della Costa Concordia e (a Roma) ai cinque ragazzi tragicamente travolti sul Grande Raccordo Anulare. Se ci indignamo, indignamoci sempre. Coerenza.

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