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Serie A, Atalanta-Roma 4-1: l’ennesima umiliazione. Tutti sotto accusa, da Luis Enrique a Damato

26 febbraio 2012 867 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Un pomeriggio patetico, ma ormai il tifoso romanista si sta abituando a questo genere di figuracce. La Roma perde, perde ancora, e lo fa nel peggiore dei modi, come già accaduto (di recente) a Torino in Coppa Italia, a Cagliari e a Siena. Perde naufragando, crollando, consentendo all’avversario di turno di “assomigliare” al Real Madrid o al Manchester United. Punteggio finale all’Atleti Azzurri d’Italia? 4-1 per l’Atalanta. Meritato, con tanto di ritorno al gol (anzi, alla tripletta) del Tanque Denis. Tanti i temi della giornata bergamasca: difesa giallorossa da censura, la misteriosa esclusione dal 1′ di Daniele De Rossi e l’arbitraggio vergognoso di Damato.

Si comincia con la sorpresa più grossa. Daniele De Rossi non parte dal 1′ e non va nemmeno in panchina: per Capitan Futuro c’è solo un misero posto in tribuna. Nessun problema fisico, niente acciacchi, bensì semplice scelta tecnica (!) di Luis Enrique, che si affida a Gago davanti alla difesa con Pjanic e Marquinho ai lati. Confermata la difesa titolare, davanti c’è Lamela al posto di Totti, a supporto di Borini e Osvaldo. Nell’Atalanta, Colantuono punta sul 4-4-2 con Carrozza preferito a Schelotto a destra e Maxi Moralez sul versante opposto. Spazio all’ex Brighi in mediana, in attacco tandem Marilungo-Denis. Già in avvio si intuiscono i limiti pazzeschi della difesa romanista: lenta, ferma, impreparata. Al 3′ Marilungo fa fuori Rosi e Juan in area e calcia di sinistro centrando il palo. L’ex doriano si riscatta al 10′: ottimo scatto sul filo del fuorigioco su lancio perfetto di Denis, controllo in corsa e destro dolce e preciso. Stekelenburg è battuto sul secondo palo. La Roma non ha anima, appare già svuotata. Il centrocampo è fragile, dietro si dorme. Al 19′ Moralez filtra in area per Denis, Juan è immobile e l’argentino ritrova il gol dopo oltre due mesi con un perfetto diagonale mancino. Gli ospiti sono in confusione, vanno al tiro con Marquinho un paio di volte (mira sballata) e si affidano alla voglia del solito Borini. E’ proprio l’ex attaccante di Chelsea e Parma, al 36′, a trovare in mischia la rete della speranza. L’azione parte da Taddei (miglior giallorosso del primo tempo) che crossa da sinistra, rinvio sbilenco dei difensori atalantini, Osvaldo ci prova di prima intenzione ma sulla traiettoria del tiro c’è Borini: stop e destro sotto le gambe di Consigli. L’episodio sembra rivitalizzare la Roma, che si fa più aggressiva nel finale di frazione e progetta la rimonta nel secondo tempo.

I sogni capitolini evaporano molto presto. Luis Enrique toglie Rosi e inserisce José Angel, spostando Taddei (ottimo a sinistra) a destra. Proprio sul versante occupato dallo spagnolo si sviluppa l’azione del tris atalantino, al 47′: Denis dentro per Marilungo, perfetto servizio di ritorno ed è gol. Colantuono si frega le mani, getta nella mischia Schelotto per Carrozza, ma il più grande favore glielo fa Damato. Al 53′ strano episodio sulla trequarti offensiva romanista: Osvaldo e Cigarini vengono a contatto, l’attaccante cade a terra. L’arbitro fischia e ammonisce il regista dell’Atalanta, poi chiede ad Osvaldo di rialzarsi ed estrae il cartellino rosso. Roma in dieci nell’incredulità generale. Le immagini rallentate non fanno piena luce su un caso denso di ombre. La partita, in pratica, finisce. Luis risparmia Juan per il derby e schiera Cassetti, ed il neoentrato partecipa al naufragio generale, rincorrendo vanamente Denis che ben lanciato da Cigarini, al 67′, realizza il quarto gol, terzo personale. Non c’è storia, non c’è match, gli ultimi cambi servono solo ad aggiornare il tabellino. La gemma finale la regala l’incauto Damato, che all’83′ espelle anche Cassetti per via di un “vaffa” rivolto al guardalinee, esibendosi in una malinconica replica di Fiorentina-Roma del 4 dicembre scorso, quando cacciò Juan, Gago e Bojan. Tant’è. La Roma saluta Bergamo e si lecca nuove ferite. Ora c’è il derby, una partita importante in una stagione deprimente.

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