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Il pagellone della settimana: Matri tiene a galla la Juve, Denis torna a volare. Affonda la Roma, idem arbitri (e guardalinee…)

27 febbraio 2012 1.695 views Un Commento

(di Alessio Nardo) Tantissimi gli argomenti del pagellone odierno. In prima pagina gli strascichi di un Milan-Juve epico, segnato dall’errore arbitrale forse più evidente del recente passato (il gol di Muntari non visto dall’assistente Romagnoli), dal gol di Matri all’83′ e da risse e controrisse che pongono fine, almeno per il momento, alla storica alleanza biancorossonera. Celebriamo il vero Napoli, vicino ai quarti di Champions, ed il ritorno al gol (anzi, alla tripletta) di German Denis. Il Tanque affonda una Roma pessima, travolta da sé stessa, dai suoi mali, dalla sua arroganza. E anche da Damato. Infine, spazio a Reja, al Palermo e ad una Fiorentina sempre più barcollante in classifica. Occhio a scherzare col fuoco…

ALESSANDRO MATRI voto 10
La zampata, il graffio del condor d’area di rigore. In un sol attimo Matri segna, la Juve pareggia, mantiene l’imbattibilità stagionale ed il virtuale primato in classifica (considerando il recupero di Bologna del 7 marzo prossimo). Il pari all’84′ contro il Milan, aldilà del fenomenale gesto tecnico (girata al volo su cross da destra di Pepe, anticipato sua maestà Thiago Silva), rischia di essere un colpo letale al morale dei rossoneri in chiave scudetto, ed un’ulteriore iniezione di forza e fiducia nelle vene bianconere. Matri, proprio lui, reduce da alcune settimane difficili. Conte lo ha stuzzicato sin da gennaio, avallando l’ingaggio in prestito di Borriello e spedendolo tra le riserve, proprio a favore del nuovo arrivato e del recuperato Quagliarella. L’ex cagliaritano ha assaporato l’amaro gusto del “dietro le quinte”, tornando protagonista al momento giusto, confermandosi il miglior centravanti della rosa della Juve. Da nazionale.

IL VERO NAPOLI voto 9
In molti si erano affrettati a definire “bollito” il Napoli di Walter Mazzarri, colpevole di prestazioni e risultati al di sotto delle aspettative durante l’inverno. E’ vero, Cavani e soci hanno subìto un calo evidente, perdendo punti preziosi in campionato e non partecipando di fatto alla lotta scudetto. A conti fatti, tuttavia, la stagione degli azzurri resta esaltante, se non addirittura straordinaria. Il quinto posto in campionato stona, ma non sono affatto evaporate le chance di agganciare la zona Champions (Lazio e Udinese ancora raggiungibili). In più, come non citare l’emozionante percorso europeo, con i quarti di Coppa dei Campioni ad un passo (facciamo passo e mezzo), dopo il 3-1 del San Paolo col Chelsea, e la finale di Coppa Italia all’Olimpico distante solo un gol, da realizzare contro il Siena nella semifinale di ritorno. E’ tornata la grinta, la voglia, la fame d’inizio anno. Lode a Mazzarri, personaggio discusso, criticato. Fondamentalmente vincente.

GERMAN DENIS voto 8
Lo abbiamo stuzzicato spesso nelle ultime graduatorie settimanali, vista la preoccupante astinenza da gol. Il 2012, una maledizione: otto partite senza reti all’attivo. Tanti errori, un po’ di sfortuna, l’incantesimo spezzato sul più bello. Poi, per magia, è arrivata la Roma, che tutti i mali dei centravanti in astinenza porta via. Luis Enrique ha fatto al collega atalaintino Colantuono il dono inatteso, togliendo dalla mischia il difensore aggiunto De Rossi, costringendo il reparto arretrato romanista ad un pomeriggio da incubo. Juan e Heinze in giornata no, Rosi in affanno, Denis di nuovo Denis. Quello d’inizio stagione, tanto per intenderci. Un gol, due gol, tre gol. Belli, letali, fondamentali in questa fase della stagione. Certo, German non troverà sempre difese allegre del genere (ai limiti dell’alticcio), ma una tripletta è il miglior viatico per ricominciare a purgare stabilmente le porte avversarie.

GOL DI FEBBRAIO voto 7
I gol belli sono un classico del calcio, un fattore emozionante e positivo. Guardiamo le partite anche per questo, in attesa del capolavoro, dell’incantevole gesto tecnico (dovuto a volte a bravura, altre a fortuna) da stampare nelle nostre memorie. Bene, in questo mese di febbraio ci siamo davvero rifatti gli occhi, grazie a magie strepitose in serie. Difficile stabilire una classifica, meglio snocciolarle in sequenza: il tacco volante di Palacio alla Lazio e quello lesto e pulito di Ramirez alla Fiorentina, l’acrobatica prodezza di Giovinco al Chievo ed il cucchaino dolce di Di Natale alla Fiorentina, fino alla scorribanda “stile Maradona” di Cuadrado al Siena e al sinistro al volo di Marchese al Novara. Un capolavoro dopo l’altro, alla faccia di chi sparla di una Serie A povera di valori tecnici. Noi continuiamo a divertirci abbastanza.

EDY REJA voto 6
Alla fine ha vinto lui. O meglio, ha fatto la parte del vincitore, restando alla Lazio e vincendo la delicata sfida interna con la Fiorentina, ponendo fine alla serie di tre sconfitte consecutive contro Atletico (all’Olimpico e al Vicente Calderon) e Palermo. La telenovela è finita, ma qualcosa di grosso in settimana è successo. Improvvise, poco prima della partenza della Lazio per Madrid, son sopraggiunte le dimissioni del tecnico (peraltro già esposte in passato), di nuovo respinte da Lotito. Parole, chiarimenti, presunti colloqui del presidente laziale con De Canio prima e Zola poi. All’improvviso, tutto rientrato. Una gran bella farsa, con un protagonista un po’ ambiguo. Caro Reja, se davvero non condivideva (come si è evinto) la politica societaria e dirigenziale biancoceleste, non avrebbe fatto meglio ad andarsene dopo il non mercato di gennaio? E cosa l’ha spinta davvero a restare, alla fine? Tanta confusione. Almeno è arrivata la vittoria, che tutte le chiacchiere porta via.

L’ALLEANZA FINITA voto 5
Se parliamo di alleanza, parliamo di “Santa Alleanza”. Quella storica, che ha contraddistinto per anni, lustri e decenni l’asse Milan-Juventus. Un rapporto forte, solidissimo, di grande complicità a livello politico e strategico. Avversarie sul campo, amiche fuori, da tanto tempo, unite (in passato) in preziose guerre di potere. Sempre loro, mai vicinissime ma pur sempre vicine, pronte a scambiarsi un cenno d’intesa in caso di necessità. All’improvviso, qualcosa si è rotto. Già da un po’, sussurrano gli esperti, dall’era Calciopoli, quando evidentemente qualcuno (sul versante bianconero) si sentì maggiormente ed ingiustamente punito rispetto ad altri. Quest’anno, dopo anni di distanze in classifica, le due superpotenze son tornate vicine, pronte ad annusarsi a vicenda. Non col vecchio rapporto d’amicizia, ma con aria di sfida, quasi di guerra. Quanto accaduto sabato sera a San Siro ha del clamoroso: Galliani contro Conte, Conte contro Galliani, tutti contro tutti in campo. Roba mai vista, almeno nei Milan-Juve più recenti.

PALERMO DA TRASFERTA voto 4
Non c’è verso, è inutile. E’ come dichiarare guerra agli Stati Uniti e presentarsi all’atto bellico con carri armati di cartone. Il Palermo in trasferta è più fragile di un tocco di neve sotto il sole estivo. Inerme, impotente, destinato a sciogliersi e a sparire nell’arco di pochi secondi. Circa sessanta ne ha impiegati Federico Balzaretti per farsi espellere a Siena. In dieci, tutto più difficile. Budan ha illuso con l’ennesimo guizzo di un sorprendente percorso di rinascita personale, poi s’è scatenata la Sannino band: Terzi su rigore, Bogdani, Rossettini e Brienza. Poker fatale, rosanero di nuovo a terra, appena sette giorni dopo il roboante 5-1 inflitto alla Lazio. Il bilancio fuori dal “Barbera” parla chiaro: nove sconfitte e quattro pareggi. Ok, la Sicilia è bella, calda e accogliente. Ma sbriciolarsi così una volta oltrepassati i confini, non va bene.

LE TRE “A” DELLA ROMA voto 3
Arroganza, autolesionismo e anonimato. In queste tre parole è racchiusa la sofferta stagione di una Roma inconsistente, priva d’identità e qualità per uscire dal torpore. Ennesima imbarcata, quattro gol incassati dall’Atalanta e sogno terzo posto di nuovo lontano, lontanissimo. Eppure, sarebbe bastato poco. Un paio di acquisti mirati a gennaio, il mantenimento in rosa di Pizarro (più forte di Marquinho, Greco e Simplicio messi insieme, nonostante i 33 anni e gli acciacchi) e alcune scelte sensate di Luis Enrique, allenatore fin qui più arrogante che accattivante. La tracotanza sta nel fallire ripetutamente e non ammetterlo, tricerandosi dietro frasi di circostanza, come se tutto fosse normale, compreso perdere undici partite ufficiali in sette mesi. L’autolesionismo sta nell’autoimporsi regole assurde (rinunciare a giocatori importanti per piccoli errori comportamentali, vedi De Rossi a Bergamo, e non parlare mai di arbitri, anche quando, nel caso di Damato, i torti subìti sono evidenti). Il risultato complessivo è l’anonimato totale: 6° posto, fuori da tutto. Senza obiettivi e con un futuro a forma di punto interrogativo.

AGONIA VIOLA voto 2
Se c’è un club di prestigio messo peggio della Roma, aldilà dell’Inter (dei nerazzurri meglio non parlare, almeno oggi), questi è la Fiorentina. Società che solo due anni fa si inebriava di un ottavo di finale di Champions League, peraltro disputato alla pari contro il Bayern Monaco (e ci ricordiamo tutti come andò a finire, quella volta, con il panciuto arbitro Ovrebo protagonista indesiderato all’Allianz Arena). Bene, dopo ventiquattro mesi, la storia narra di un club fermo al palo, senza ambizioni, e di una squadra debole, priva di voglia, stimoli e qualità. Per mesi si è creduto all’ipotesi “Mihajlovic colpevole”. Partito Sinisa, è arrivato Delio Rossi, ma i risultati sono persino peggiorati. Il gruppo non ingrana e compie un passo indietro alla volta. Con la Lazio è arrivata la terza sconfitta consecutiva, e come al solito non si è visto uno straccio di gioco. Gli unici elementi all’altezza sono Behrami, predicatore nel deserto, e Jovetic, alle prese con un fisiologico calo psicofisico. Il resto? Da Serie B. E occhio, perché la zona retrocessione non è lontana. La disavventura della Sampdoria nel 2011 funga da valido esempio. E’ bene svegliarsi, prima che sia troppo tardi.

ANTONIO DAMATO voto 1
L’arbitro, si sa, è il mestiere più difficile al mondo. Bisogna avere lucidità, prontezza di riflessi, abilità nel vedere e giudicare nell’arco di pochissimi centesimi di secondo. Non è semplice, è vero, e spesso ci si accanisce con eccessiva foga contro questi signori, ai quali peraltro non viene concesso di rilasciare interviste. Sì, si esagera, molte volte. Ma è anche vero che tanti arbitri non fanno nulla per farsi voler bene, o quantomeno rispettare. Spicca la categoria degli insopportabili. Quelli con la faccetta da sapientoni, che dispensano sciocchezze qua e là con disarmante nonchalance, riuscendo a rovinare partite su partite, trincerandosi dietro il silenzio e ripresentandosi, magari una settimana dopo, col medesimo atteggiamento. Damato è uno di questi. Altezzoso, spocchioso, fastidioso. Uno che durante Atalanta-Roma vede Rosi pieno di sangue in faccia e nemmeno ammonisce Maxi Moralez per la gomitata rifilata al terzino, salvo poi espellere Osvaldo per un presunto (molto presunto) fallo di reazione su Cigarini, e Cassetti per un banale “vaffa” al guardalinee. Uno così, in un paese normale, andrebbe licenziato. Siamo in Italia, almeno un turno di sospensione potrebbe starci. Ma alla fine ce lo ritroveremo tra i piedi fra sette giorni, a rovinare altri spettacoli, così come Gava, disastroso in Siena-Palermo. Andiamo avanti così.

ROBERTO ROMAGNOLI voto 0
L’arbitro è il mestiere più difficile del mondo, abbiam detto. Forse no, forse c’è un mestiere ancor più difficile, quello del guardalinee. Anche perché è scientificamente provato che si tratta di un mestiere “impossibile”. Prendete ad esempio il fuorigioco: come fa una persona dotata di vista “normale” a guardare con un occhio a sinistra (per vedere la partenza del pallone) e l’altro a destra (per notare il posizionamento del giocatore al quale è diretta la sera)? Non si può fare, è inutile, si può utilizzare la coda dell’occhio, ma lo sguardo andrà sempre e solo in una sola direzione. Dunque: il guardalinee è un mestiere che nemmeno potrebbe esistere. O forse non dovrebbe esistere il fuorigioco (fate vobis), ma alcune cose, solo alcune, sono (anzi, sarebbero) di agevole giudizio anche per gli arcinoti sbandieratori. Ad esempio, vedere che un pallone è entrato in porta di mezzo metro non è poi così difficile, se si è in posizione laterale. Il gol di Muntari alla Juve era impossibile da non vedere. Impossibile. Anche il signor Romagnoli andrebbe cortesemente accompagnato all’uscita. Del mestiere.

Un Commento »

  • Stefano P. dice:

    La sfida Milan-Juve era stata pepata al punto giusto nei giorni di vigilia sia dai media, sia da alcuni tesserati. Sembrava una polveriera al punto di esplodere e infatti così è stato. Abbiamo assistito all’ ennesimo gol non visto dagli arbitri contro la Juve ( se ne contano già diversi nella storia recente del nostro campionato ) ma il ” fattaccio ” è capitato contro il Milan e non contro la malcapitata provinciale di turno, per cui non mi sento di gridare allo scandalo assoluto ma ha una svista fra le due squadre che più delle altre vengono trattate con i guanti dagli arbitri. Per il resto perdura la crisi esistenziale dell’ Inter, ormai sull’ orlo di un epocale e necessario rinnovamento, la Roma non riesce a dare continuità ai suoi risultati, un Napoli in forte risalita ( durerà ? ), una Lazio sempre in buona posizione ma che non mi convince pienamente e un’ Udinese sempre frizzante e ad alti livelli.