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Editoriale: Juve, i problemi attuali erano prevedibili. Il Milan viaggia a vele spiegate, ma guai a rilassarsi (l’Emirates insegna). Roma-Lazio, riflessioni post-derby.

7 marzo 2012 2.114 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Iniziamo con la solita nota statistica, prima di parlare del resto: la Juventus nelle ultime 5 partite disputate, ne ha pareggiate 4, segnando la miseria di 2 gol, e vinta una, per 3-1, dopo aver sofferto quasi 60′ contro il Catania, passando a condurre solo dopo l’espulsione di Motta.
A prescindere da come andrà a finire domani sera a Bologna, possiamo racchiudere le cause di questo momento-no bianconero in 5 punti:
1) Calo fisico evidente di alcuni uomini-chiave del girone d’andata, Marchisio e Pepe su tutti. Era fin troppo facile prevedere che prima o poi i bianconeri avrebbero smesso di dare quel famoso 200%.
2) La campagna acquisti estiva è stata sballata a metà (vedasi quante presenze hanno accumulato Estigarribia ed Elia, ovvero gli esterni richiesti da Conte), mentre quella invernale non ha portato ricambi adeguati al 4-3-3 che si è deciso di adottare ad inizio campionato (sconfessando il famoso 4-2-4).
3) L’assenza di un fuoriclasse in attacco in grado di risolvere le partite da solo (l’Ibrahimovic della situazione) è pesante per una squadra che vuole lottare per vincere lo scudetto (anche se Matri ha segnato 10 reti).
4) Gli ultimi gol sono venuti da: Pirlo (calcio piazzato); Chiellini (calcio piazzato); De Ceglie (calcio piazzato); Quagliarella (errore di disimpegno del portiere); Matri (dormita della difesa del Milan su azione partita da un fallo laterale). Significa che la Juventus fatica a costruire, a mandare uomini davanti alla porta, e quando succede, manca brillantezza e cattiveria.
5) Troppe variazioni di modulo: Conte ha insistito ultimamente col 3-5-2, vista l’involuzione in termini di prestazioni dei suoi centrocampisti, per permettere alla difesa e a Pirlo di usufruire sempre di una certa copertura, e a quest’ultimo di sentirsi più libero in fase di impostazione, sgravandolo da compiti in fase di non possesso. Giocare come il Napoli di Mazzarri non è però semplice: la Juventus non ha l’uomo che attacchi la profondità con la stessa ferocia di Cavani (e soprattutto con la stessa incisività del bomber dei partenopei), non ha il Lavezzi, l’uomo che spacca le partite e salta l’uomo con facilità, e gli esterni non hanno gli automatismi che ormai hanno recepito Maggio e Zuniga dopo più di 2 anni di lavoro col tecnico livornese.
In tutto ciò, Elia e Krasic che fine hanno fatto? Non sarebbero utili in certe partite, quantomeno perchè veloci, abili nell’1 contro 1, e nel creare superiorità?

Al Milan invece sembra andare tutto fin troppo bene…
Condizione fisica straripante, attacco tornato devastante, rosa ampia e affidabile.
Allegri fa sentire tutti titolari e riesce a gestire bene anche i momenti più delicati, considerata l’infermeria sempre piena.
Quello che risalta è un dato importante: il Milan soffre sempre a cavallo della preparazione (estiva o invernale) per circa un mese, a causa dei carichi di lavoro pesanti; poi gira a mille e mostra uno stato di forma invidiabile.
Ad inizio stagione, nel primo mese e fino alla prima sosta delle Nazionali, il Milan ha faticato, raccogliendo la miseria di 5 punti in 5 partite. Poi ha iniziato a correre, grazie anche ad un calendario relativamente semplice, realizzando 32 punti su 36 a disposizione fino alla sosta natalizia.
Anche con l’inizio del nuovo anno il Diavolo ha incontrato parecchie difficoltà, perdendo contro Inter e Lazio, per un totale di 10 punti su 18 a disposizione. La squadra sembrava in netta difficoltà, con una serie incredibile di infortuni.
Poi, ad Udine la svolta. Quell’uno-due micidiale, che ha rilanciato le ambizioni di riconferma in Italia, e di sogni Europei.
Sogni che dopo stasera cominciano a diventare più consistenti, nonostante la paura e la pesante sconfitta per 3-0 subita all’Emirates. Anche stavolta, si ripropone lo stesso copione del campionato: il Milan perde, spesso in malo modo, tutte le partite importanti, ma si ritrova ancora lì,primo in classifica, a lottare per vincere.
Meglio di così…

La nota stonata della settimana viene da un regolamento obsoleto, che continua a falsare decine di partite in ogni campionato. La prima regola da cambiare immediatamente è senza dubbio quella dell’espulsione del portiere quando commette un fallo da rigore. Proprio nell’ultima giornata di campionato, durante il derby di Roma (quindi non una partita qualunque), il portiere giallorosso Stekelenburg è stato cacciato dopo appena 10′ per aver atterrato in area Klose, condizionando così il resto della partita, vinta con grande merito dalla Lazio.
Ma in una situazione di parità numerica, forse le cose sarebbero andate diversamente…
Collegandomi alla stracittadina romana, chiudo con un paio di interrogativi: se Luis Enrique si fosse chiamato Luigi Errico, originario di Reggio Calabria, sarebbe ancora sulla panchina della Roma, dopo tutte queste sconfitte? Spalletti avrebbe ricevuto lo stesso trattamento? Al tecnico spagnolo è stato regalato il più prezioso dei doni (per un allenatore di calcio): il tempo. La dirigenza giallorossa sta avendo grande pazienza, nonostante i risultati altalenanti e le disfatte, alcune sonanti e senza appello. Il progetto non decolla, e i giallorossi rischiano di rimanere fuori dall’Europa. E pensare che qualcuno parlava di rincorsa Champions un paio di settimane fa…
Per questo Luis Enrique dovrebbe ritenersi molto fortunato, mentre a Roma dovrebbero iniziare a rendere merito alle imprese della Lazio, che nonostante i teatrini continui messi in scena dalla società e dallo staff tecnico, e nonostante una incredibile sequela di infortuni negli ultimi tempi, si ritrova a soli 3 punti dalla tanto incensata Juventus. Ad Hernanes, Klose & soci va tutta la mia stima.

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