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Editoriale: Quando l’Europa rispecchia il campionato

19 marzo 2012 1.388 views Nessun Commento

(A cura di Luca Onorato) Siamo giunti al momento clou della stagione calcistica internazionale, con i quarti di finale delle coppe europee ormai alle porte. A questo punto, con la primavera che bussa finalmente inesorabile, si può fare una sorta di analisi comparata fra ciò che l’Europa pallonara ha offerto in termini di valori in rapporto ai principali campionati europei, al fine di analizzare vizi e virtù dei principali movimenti del vecchio continente. Spesso la nostra vituperata Serie A è stata tacciata di mediocrità, e francamente ciò che viene mostrato sugli schermi internazionali non può non avallare questa tesi. Ma siamo sicuri che solo il nostro torneo non meriti un’analisi approfondita per quanto riguarda la conta dei difetti? E soprattutto, è proprio tutto da buttare nel nostro campionato, che magari non sarà più il più bello, ma in quanto a quoziente di difficoltà è sempre in prima linea? Andiamo con ordine partendo da casa nostra. Il solo Milan farà parte delle magnifiche 8 che compongono il tabellone dei quarti di Champions League, e francamente il sorteggio che gli ha messo di fronte per la seconda volta quest’anno il Barça non lo ha agevolato di certo. Sicuramente anche Guardiola non avrà fatto i salti di gioia, viste le alternative possibili (come Apoel, Benfica e Marsiglia…), ma logico pensare che i favori del pronostico siano ovviamente dalla parte dei catalani. I rossoneri sicuramente sono il club che meglio rappresenta (e ha rappresentato…) il nostro calcio a livello internazionale, e anche il campionato lo vede saldamente in testa come i pronostici agostani avevano predetto. Quello che, per linee generali, sconcerta è il crollo verticale dei nostri club al momento di affacciarsi alla fase ad eliminazione diretta della Champions; è incredibile come il nostro calcio superi più o meno agevolmente la fase a gironi quasi a ranghi completi, per poi crollare soprattutto fisicamente nel mese di febbraio. E qui bisogna fare anche un’analisi specifica, con un Milan qualificato ma bersagliato dagli infortuni, quasi esclusivamente di natura muscolare (Milanlab e la preparazione “natalizia” a Dubai decisamente sotto accusa), un Inter da rifondare in toto e priva ormai di manico che si fa battere da un mediocre Marsiglia e un Napoli che, pur uscendo a testa alta, ha pagato l’inesperienza e la pochezza di una rosa priva di alternative ai titolari. In più il nostro torneo è decisamente impegnativo, e questo in termini agonistici valorizza la nostra serie A, che propone sempre delle insidie anche per squadre sulla carta più blasonate ed attrezzate. A livello specifico occorre obiettivamente apporre delle migliorie in termini di campagna di rafforzamento, mentre in chiave generale è opportuno fare una mini rivoluzione per ottimizzare la nostra attività interna, magari ritornando al formato a 18 squadre, giocando meno partite e relegando le stesse alla sola fascia “domenicale” (con annessi gli eventuali anticipi e posticipi). Logico che con un prodotto calcio maggiormente appetibile, con stadi di proprietà e un merchandising serio, anche gli investimenti dei club ne risentirebbero in maniera positiva. E questo fa decisamente la differenza, come si può ben vedere. Una postilla per quanto concerne l’Europa League, un tempo, quando si chiamava Coppa Uefa, terra di conquista dei nostri club e ora, da più di un decennio, via crucis del nostro calcio. Perché tutto ciò? Semplice, la Serie A degli ultimi anni si è decisamente immediocrita dalla zona Champions in giù, proponendo sulla scena Europea squadre poco competitive per affrontare il doppio impegno, se non addirittura improponibili, poiché frutto di exploit stagionali in un contesto mediocre. Logico pensare che per certe piazze un impegno europeo rappresenti un intoppo, più che un incentivo, data anche la bassa portata dei proventi televisivi che la seconda coppa europea porta nelle tasche dei club. Ma oggettivamente, per rispetto di chi paga, in termini di tifoserie, chi dirige questi club farebbe meglio o a non iscrivere la propria squadra alle coppe piuttosto che disonorarla con partecipazioni forzate e prive della giusta cattiveria agonistica. L’esempio recente del Livorno fa sicuramente testo… Con questo l’Udinese rappresenta una realtà splendida del nostro movimento, e l’eliminazione contro l’Az può anche starci, al di là di certi errori specifici nella gestione dei due incontri che fanno parte del gioco. La Lazio è uscita contro un avversario di rango, pagando anche i tanti infortuni che hanno decimato la rosa a disposizione di Reja. Ma le eliminazioni estive di Palermo e Roma contro Thun e Slovan (avessi detto…) come le vogliamo giustificare, senza nasconderci dietro il solito alibi della preparazione fisica?

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