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Il pagellone della settimana: Umberto Di Primio, il sindaco della vergogna

20 marzo 2012 1.611 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Parliamo di calcio, come sempre. Dalla Juve al Milan, da Montella ad Heinze. E poi Zaccardo, Brocchi, Fabbrini, i “soliti” arbitri, passando per una lancia spezzata in favore dell’Inter e l’accurata analisi della crisi viola. Ma il pagellone di oggi è soprattutto dedicato all’Italia, ad un paese che ormai non distingue più la civiltà dall’inciviltà. Non è morale, non è qualunquismo, non è predica di bassa lega. E’ realtà. Un sindaco (uomo politico, onorevole, persona di spicco istituzionale) che si permette di dire “Non premierei mai Zeman, è un mezzo rom” non può continuare a fare il sindaco. Deve essere allontanato, dalla sua città in primis, poi dalla politica. Dovrebbe esserci un movimento di massa affinché ciò accada, la gente dovrebbe indignarsi, qualcosa dovrebbe succedere! Invece niente. Il boemo, chiamato in causa da questo personaggio, risponde a modo suo. E resta solo. Mentre tutti, proprio tutti, ormai si possono permettere di dire e fare qualsiasi cosa. Senza pagare. E’ inaccettabile.

VUCINIC & PIRLO voto 10
Nel momento più difficile e delicato della stagione, gli artisti della Juventus estraggono il pennello e dipingono meraviglie sul suolo di Firenze. Ok, l’avversario di sabato sera era oggettivamente poca cosa, ma un 5-0 resta un 5-0. Debordante! Merito di chi? Di Mirko Vucinic, il talento dormiente, con quella faccia da schiaffi e due piedi sopraffini. A 29 anni, l’ex romanista non cambia: inguardabile nelle giornate peggiori, da standing ovation in quelle migliori. Giocate al bacio, intuizioni, gran gol e due assist. Per una sera, Mirko diventa la copia di Zlatan e trascina la Signora, così come Andrea Pirlo, trentatre anni e la sapienza calcistica dei numeri uno. Nonostante l’età avanzata, il regista azzurro è ancora tra i più forti interpreti nel ruolo in Europa. Padronanza unica del pallone, visione del gioco totale, persino una rete “anomala” (inserimento in area e sinistro vincente). Segno che le cose vanno bene. La Signora archivia la fisiologica stanchezza e rilancia l’assalto al Milan. Con quello zero nella casella “sconfitte stagionali” che a marzo inoltrato inizia a far paura.

VINCENZO MONTELLA voto 9
Neanche il più ottimista dei tifosi personali di Vincenzino avrebbe ipotizzato un campionato del genere. Il Catania di Topgun è semplicemente “perfetto”: dieci vittorie, undici pareggi, sette sconfitte, quarantuno punti (gli stessi dell’Inter), appena sette in meno della Lazio terza (battuta 1-0 al “Massimino”), ben quindici in più del Lecce terzultimo. Un capolavoro, costruito con la forza del lavoro e dell’umiltà, alla faccia di coloro che in estate pronosticavano (e pregustavano) un flop dell’ex giallorosso. Montella ha costruito il Catania migliore di sempre, compatto, unito, quadrato. Ottima la difesa, sorretta dal duo Legrottaglie-Spolli e da terzini rocciosi e di posizione. In mediana abbonda la qualità: da Almiron a Lodi, passando per Gomez e Llama (riserva di lusso), con un’efficacissima punta di movimento come Bergessio. La partenza di Maxi Lopez è stata totalmente indolore. Il Catania continua a volare ed ora sogna l’Europa.

URBY EMANUELSON voto 8
Il Milan quest’anno vive così, tra piccoli periodi d’appannamento e lunghe fasi di dominio quasi noiose. Già, perché il Diavolo quando vince lo fa in scioltezza, sbadigliando, forte di una superiorità sull’avversario talvolta imbarazzante. Avete presente il 2-0 a Parma? Gli uomini di Donadoni non hanno affatto sfigurato, ma quasi senza accorgersene si sono ritrovati a casa, con due gol sul groppone. Allegri, da molti opinionisti (anche di fede rossonera) spesso criticato, sta dimostrando d’essere un allenatore di spessore ed un ottimo “gestore” di risorse. Prendiamo Emanuelson. Terzino di professione, spostato e confermato più volte sulla trequarti, pur avendo spesso deluso nel ruolo. Allegri ha creduto alla sua idea, apparentemente sbagliata, e i risultati alla lunga si son visti. Al “Tardini”, l’olandese è stato un fattore determinante: rigore guadagnato e raddoppio siglato di persona. Grande crescita.

GABRIEL HEINZE voto 7
Venticinque presenze stagionali, rinnovo automatico del contratto. E c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di mugugnare. “Eh no ma è troppo vecchio”, “Eh no ma quest’anno ha commesso anche lui degli errori”. Ok, l’anagrafe parla chiaro (anno di nascita 1978, primavere trentaquattro) ed alcune amnesie sono innegabili. Ma ragazzi, quanto diamine è stato importante Heinze in questa difficile stagione giallorossa? A novembre l’infortunio di Burdisso terrorizzò l’ambiente. La soluzione? Lui, il gringo argentino, gemello perfetto del collega ex Inter, colpevole di qualche piccolo sbaglio, ma molte volte autentico salvatore del reparto arretrato romanista. Con quello spessore tipico del leader, dell’uomo vincente. Con Juan aveva trovato una discreta intesa, ora il brasiliano è out e c’è Kjaer. Siamo sicuri che il giovane danese crescerà e migliorerà accanto ad una vecchia roccia come Gabriel. E a giugno niente scherzi. Il River Plate se ne faccia una ragione: Heinze andrà tenuto a Trigoria a tutti i costi.

F.C. INTER voto 6
In un periodo in cui tutti si divertono a sparare addosso all’Inter, ci sentiamo di dire due parole a sostegno della società nerazzurra. Siamo in un paese strano, dove la gente predica la cultura della sconfitta per poi, dinanzi ad un’annata negativa, tirar giù veleni e contestazioni verso allenatori, presidenti, calciatori. Contro l’Inter si sta scatenando un tiro al piccione vergognoso, che va aldilà di ogni umano appunto. La stagione è uno schifo. Innegabile. Supercoppa persa ad agosto col Milan, percorso in Coppa Italia finito a Napoli, Champions interrotta agli ottavi col Marsiglia, campionato deludente (7° posto in compagnia del Catania). Ma non ci si può dimenticare del recente passato. Parliamo di un club che ha vinto quindici trofei negli ultimi sette anni, arrivando in vetta all’Europa e al mondo. Ci può stare un’annata storta, è normale, è nelle cose. Bombardare su tutto e tutti, da parte di critici e opinionisti, è da Bar dello Sport. Il calcio è un’altra cosa.

CHRISTIAN BROCCHI 5
Dopo due sconfitte consecutive, peraltro meritate, contro due squadre (sulla carta) inferiori a livello tecnico, si dovrebbe riflettere sui motivi del momento difficile, analizzarli con umiltà e guardare avanti. Per qualcuno funziona diversamente. Christian Brocchi, abituato alla mentalità vincente di casa Milan, a Roma sembra quasi essersi calato in una realtà paesana, di secondo livello, in cui ama sguazzare e divertirsi con dichiarazioni per lo meno stravaganti. “Abbiamo perso due partite? Non è un problema, l’importante era vincere i due derby”. Bene, molto bene. Classico atteggiamento “alla Di Canio”, triste provincialismo, che mal si sposa con la reale voglia di crescita del tifo biancoceleste. Forse Brocchi, dopo quattro anni di permanenza romana, pensa ancora di accattivarsi le simpatie dei tifosi con queste pagliacciate. Ma Roma non è Brescia, dove basta battere l’Atalanta e son tutti contenti. No, il pubblico laziale, aldilà del derby (che è sempre bello vincere, ci mancherebbe!), vuole crescere, mirare all’Europa dei grandi, uscire dal guscio. E magari, dai suoi beniamini, amerebbe ascoltare le ragioni di un così goffo doppio ko, anziché i soliti slogan antiromanisti. Ormai vecchi, mediocri e discretamente penosi.

CHRISTIAN ZACCARDO voto 4
Da campione del mondo a “disaster man”. Il pomeriggio dell’ex difensore del Wolfsburg al “Tardini” è stato un autentico incubo. D’altronde affrontare il Milan non è un gioco da ragazzi, soprattutto quando il regista offensivo rossonero risponde al nome di Zlatan Ibrahimovic. Roba che se fai il difensore e te lo ritrovi davanti, il segno della croce è un gesto di disperazione ancor più che di speranza. Ma sabato, Zaccardo era davvero fuori fase, aldilà di Ibra. Un ingenuo braccio largo in area su tiro di Emanuelson ha spento l’ottimo inizio di gara del Parma, spalancando le porte al successo milanista. Cartellino giallo, ovvio, scontato, meritato. E poi? Ecco Ibra, scatenato, qualche minuto più tardi. Azione personale travolgente e la gambetta malevola di Christian. Zlatan per terra, rigore sacrosanto e seconda ammonizione. No, l’arbitro sorvola e grazia il buon Zaccardo. Che torna a casa confuso e barcollante.

DIEGO FABBRINI voto 3
C’è una categoria nel calcio davvero particolare. Quella dei diamanti grezzi, talentini dal piede dolce ma dalla testa ancora da inquadrare. Di questa categoria fa certamente parte Diego Fabbrini, classe 1990, stellina dell’Under 21, ex Empoli, di proprietà dell’Udinese. Il fatto che il suo cartellino sia in mano ai friulani è garanzia d’altissima qualità. Ma attenzione, oltre alla tecnica nel calcio bisogna usare il cervello. Guidolin, un po’ per scelta un po’ per costrizione, ha lanciato dal 1′ il fanciullo toscano nell’importantissimo spareggio Champions col Napoli. Buone cose, il preciso assist per l’1-0 di Pinzi, e poi? Tante proteste. Proteste, proteste, proteste. Lamentele continue con arbitro e avversari, un giallo rimediato nel primo tempo ed un altro (ingenuo) nella ripresa, per un calcetto da dietro a Campagnaro. Risultato? Espulsione e partita “guastata” all’Udinese. Da 0-2 a 2-2. Bisogna crescere.

RUSSO & GAVA voto 2
Quanti disastri. Tanti, decisamente troppi. Di Carmine Russo, il sosia di Rodrigo Palacio (senza codino), s’è detto tutto. Quasi tutto. Un arbitro capace di autografare lo scempio di Brescia-Roma del 2010 (chi ricorda quella serata, sa di cosa si parliamo…) andava fermato. Non momentaneamente, ma in via definitiva. Perché a certi livelli non si possono commettere questi errori. In terza categoria va bene, in Serie A no. Eppure, nonostante ciò, Russo ha continuato a far danni ovunque, e il designatore Braschi (incurante) lo spedisce ancora qua e là. A Cagliari, in occasione del match tra i sardi ed il Cesena, un rigore netto non concesso, due inesistenti accordati, romagnoli lasciati in nove con eccessiva pignoleria. Tuttavia, l’oscar delle vergogne arbitrali del 28° turno va assegnato al signor Gava di Conegliano, fischietto di Inter-Atalanta. Avete presente il tentativo di omicidio di Lucio ai danni di Gabbiadini in area, nel secondo tempo? Nella storia del calcio fatichiamo a ricordare un rigore più evidente, netto, chiaro, lampante, cristallino. Eppure, Gava non ha dato niente.

DISASTRO VIOLA voto 1
C’è chi spara a zero sull’Inter (ricordiamo, quindici trofei dal 2005 ad oggi) mentre le situazioni “critiche” sono altre. Ad esempio, a Firenze vivacchia una simpatica dirigenza che dopo un decennio esatto (la famiglia Della Valle prelevò la Fiorentina nel 2002) pretende ancora gratitudine da parte della piazza, e s’indigna nei confronti dei tifosi che protestano. Gratitudine? Ma basta. Non si può essere eternamente grati. O meglio, lo si può essere, ma bisogna anche guardare avanti. La Fiorentina nella nuova era non ha ancora vinto un trofeo, e dall’addio di Prandelli (estate 2010) è naufragata in un labirinto maleodorante, senza via d’uscita. Da due anni non si fa mercato, non si ha una strategia, non si costruisce, non si tirano fuori soldi né uno straccio d’idea. La squadra, abbandonata a sé stessa (la presenza in tribuna d’onore non basta, caro Andrea Della Valle), ha retto lo scorso anno (9° posto con Mihajlovic, senza Jovetic, campionato rivalutato), cedendo di schianto nell’attuale stagione. Il pari del Lecce col Palermo non è una garanzia, affatto. La Fiorentina, brutalmente massacrata dalla Juventus, se non si dà una svegliata rischia di finire in B con tutte le scarpe.

UMBERTO DI PRIMIO voto 0
In molti si chiederanno chi è, e noi purtroppo non possiamo rispondere come vorremmo. Perché Magic Football è un sito serio e rispettabile, e scadere nell’insulto è roba da blog di periferia. Ecco, non utilizzeremo insulti, anche se ne avremmo voglia. Perché un signore che fa il sindaco (precisamente a Chieti) e rilascia una dichiarazione del genere (“Zeman? Non lo premierei mai, è un mezzo rom”) con aria dispregiativa, meriterebbe di essere apostrofato nel modo consono, e successivamente d’esser cacciato a calci nel sedere dal posto che occupa. E invece no. A rispondere a questo triste signore c’ha pensato Zeman, fin troppo elegante, come suo solito. La realtà è che l’Italia tutta, di fronte ad una dichiarazione del genere di un uomo politico, dovrebbe muoversi e far sì che se ne vada. I cittadini di Chieti dovrebbero chiederne in massa la cacciata. E invece no. Non succede nulla, nessuno fa niente, è tutto “normale”. Da queste piccole cose s’intuisce il misero livello d’imbarbarimento che questo paese ha raggiunto. Ormai non ci si indigna più, non si percepisce il confine tra ciò che è accettabile e ciò che non lo è. Abbiamo consentito per anni e consentiamo ancora l’esistenza (anche in Parlamento) di partiti fascisti, razzisti, xenofobi e quant’altro. Se Alemanno girasse per Roma con le svastiche disegnate sulla giacca, probabilmente gli andrebbero a stringere la mano col sorriso. Forse. Mi sto covincendo che l’eccezione siamo noi. Quelli che, davanti a queste cose, ancora s’incazzano. E di brutto.

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