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Il pagellone della settimana: la storia a lieto fine di Fabrice Muamba

26 marzo 2012 1.424 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Brividi, paura, la sensazione di una morte annunciata. L’ennesima. E invece, a sorpresa, il lieto fine. Fabrice Muamba è fuori pericolo, non rischia la vita, anche se difficilmente tornerà a giocare. La storia del centrocampista del Bolton si scontra con la triste notizia della scomparsa di Vigor Bovolenta, ex campione italiano di volley, e riaccende il dibattito sul perché delle tante “morti in campo” del recente passato. Nel pagellone odierno parliamo anche di due bandiere, Del Piero e Totti, divise dal momento. Vola il capitano bianconero, arranca la leggenda romanista. Diakité rilancia la Lazio, Vucinic si conferma…quello di sempre. Spazio alle delusioni: dai punteri del Cagliari a Bojan, passando per Forlan. Infine, due righe su Mazzoleni, arbitro di Milan-Roma, e sullo “Juventus Stadium”, nuova zona franca del calcio italiano.

FABRICE MUAMBA voto 10
Se il mondo dello sport italiano piange Vigor Bovolenta, 37enne ex pilastro della nazionale italiana di pallavolo morto in campo durante una partita di Serie B, il calcio mondiale celebra un’insolita tragedia a lieto fine. La storia di Fabrice Muamba, centrocampista inglese di 24 anni del Bolton, ha coinvolto e toccato un po’ tutti. Il collasso durante la partita di FA Cup, il dramma, quel maledetto cuore che ha smesso di battere per 78 lunghi minuti. Una morte annunciata, quasi inevitabile. Invece, il destino che voltò le spalle ai poveri Foe, Feher, Puerta, Jarque e compagnia, ha deciso di tendere la mano allo sfortunato “colored”, restituendogli il dono più bello: la vita. Probabilmente non tornerà a giocare, ma ce ne faremo una ragione. Muamba ha vinto la sua sfida, ed è l’uomo della settimana.

ALESSANDRO DEL PIERO voto 9
Uno dei pochi colpi a vuoto di questa stagione juventina fu senz’altro l’annuncio (prematuro e un po’ sgarbato) del presidente Andrea Agnelli ad inizio stagione: “Ringraziamo il nostro capitano Del Piero, questa sarà la sua ultima stagione con la Juve”. Un colpo al cuore, da molti ampiamente previsto, non dai più romantici. Coloro che credono nelle bandiere infinite, più forti dell’età e di tutto. Di certo, l’annata di Alex è stata sofferta. Tanta panchina, tanto anonimato, ma ora anche per lui è arrivato il momento di gloria. Due apparizioni e due gol, nell’arco di quattro giorni, prima col Milan in coppa, poi con l’Inter in campionato. Lo “Juventus Stadium” è pazzo delle sue giocate, dell’icona che rappresenta. Il capitano, in barba alle quasi 38 primavere (farà gli anni a novembre) si diverte e vuol dare un ultimo sussulto di classe alla sua pluridecennale esperienza bianconera. Magari chissà, strappando un altro anno di contratto…

MODIBO DIAKITE’ voto 8
Certo, stilisticamente non è il massimo della vita. Però ragazzi, che efficacia questo Diakité. Ragazzo lanciato in prima squadra da Delio Rossi qualche anno fa, poi spedito in naftalina, tra infortuni e imprevisti vari. Pian piano, il bestione di Bourg-en-Bresse si è ritagliato uno spazio importante, soprattutto sotto gli ordini di Edy Reja. Un progresso costante, prestazioni in crescendo e la fiducia di un pubblico che sa apprezzarne le qualità atletiche e caratteriali. Il ragazzo non ha paura di niente, ci mette sempre il gambone e quando può si proietta in avanti, con quella falcata un po’ così (diciamo particolare), difficilmente contrastabile da qualsiasi avversario. Col Cagliari, Modibo si regala anche la gioia di un gol che mancava da tre stagioni. Un guizzo da tre punti. E perché no, da Champions.

JUVE-NAPOLI voto 7
Venti maggio duemiladodici, stadio Olimpico di Roma. Sarà in scena lo spettacolo degli spettacoli, la finale di Coppa Italia più bella da quando tale evento si disputa in partita secca. Da una parte i bianconeri di Conte, splendidi protagonisti dell’attuale stagione. Dall’altra gli azzurri di Walter Mazzarri, in ritardo in campionato, ma fantastici in talune imprese di Champions. Roba da cuori forti, anche perché entrambe sono a secco di trofei da tempo. La Juve non alza al cielo (regolarmente) una coppa dal 2003, il Napoli addirittura dal 1991. Ci sarà il tutto esaurito, arriverà gente a Roma da ogni parte d’Italia. Sarà un appuntamento cruciale per la Capitale. Vi immaginate? Trentamila napoletani e ventimila juventini all’incirca, nella città dei romanisti e dei laziali. Tutti insieme (appassionatamente?), la stessa sera. Servirà la massima attenzione da parte di tutti, forze dell’ordine in primis. I rischi sono alti, almeno pari alle possibilità di vedere uno scontro leggendario in campo. Con un piccolo antipastino, domenica prossima in campionato.

MIRKO VUCINIC voto 6
Ha trascorso una settimana favolosa, travolto da elogi e “titoloni”. Qualche incauto lo ha persino definito l’Ibrahimovic della Juventus. Puntualmente, Mirko Vucinic ha smentito le penne dorate, svestendo i panni del micidiale fuoriclasse, tornando ad indossare quelli dell’indolente pasticcione. Tre gol nelle ultime quattro uscite (con Bologna, Fiorentina e Milan in Coppa), prestazioni d’alto livello, sino all’Inter, il confronto col suo ex tecnico Ranieri. Qualche lampo, rari guizzi ed un colpo classico del suo repertorio: il gol clamoroso divorato a due passi dalla porta. Vucibra è tornato il Vucinic dei tempi romanisti, sparando in bocca a Julio Cesar un pallone più semplice da spedire in rete. Un tiro “da infradito”, l’ha definito Caressa. Da qui si capisce chi è davvero questo ragazzo, e quanto realmente può arrivare a dare. Guai a chiedergli troppo.

FRANCESCO TOTTI 5
Alzi la mano chi non s’è sentito toccato da un velo di malinconia, osservando la prestazione scialba e sciatta del capitano romanista a San Siro col Milan. Una delle sue esibizioni meno sfavillanti di sempre. Timido, moscio, lento, mai deciso nei contrasti, mai ispirato palla al piede. Una sola grande opportunità da rete in novanta minuti, sprecata nel peggiore dei modi, con un pallonetto sballato e confuso, spentosi miseramente oltre la traversa di Abbiati. Sarebbe stato il 2-0, poi ha vinto il Milan 2-1. Senza esagerare con le critiche, i numeri degli ultimi due anni parlano chiaro: 21 gol totali (quattro quest’anno), appena sei su azione (due in questa stagione, contro il Cesena). Mai, in carriera, Francesco ha viaggiato a medie realizzative così basse. Dargli del “finito” è semplice e banale. Di certo, a 35 anni e mezzo qualcosa viene a mancare.

PINILLA-IBARBO voto 4
Era la doppia arma segreta nel taschino di Ficcadenti, la coppia straripante, il duo potenzialmente in grado di spedire la Lazio in zona Europa League. E invece, nada de nada. Il tandem Sudamerica (cileno il primo, colombiano il secondo) ha fallito su tutta la linea, esprimendosi a livelli a dir poco penosi. L’ex palermitano ha spiegato le ragioni per le quali, a 28 anni, gioca nel Cagliari e non nel Real Madrid. In sostanza: una grande partita e almeno tre consecutive anonime. Discontinuo, troppo discontinuo, pressoché impalpabile nelle giornate di scarsa vena. Ibarbo, che di anni ne ha 21 e mezzo, può ancora crescere. Ma oltre al gran fisico e ad una buona falcata, non sembra avere molto altro. Spesso dà l’idea di potersi accendere, poi evapora. E il Cagliari, offensivamente nullo allo stadio Olimpico, finisce per perdere il confronto. Ed una grossa occasione.

DIEGO FORLAN voto 3
Apriamo il capitolo “delusioni stagionali” e partiamo inevitabilmente dal leone d’Uruguay. Uno che negli ultimi anni ha mietuto successi. Solo successi. Dal quarto posto mondiale con la Celeste (a suon di gol in Sudafrica) all’Europa League conquistata con l’Atletico Madrid di Quique Sanchez Flores, sino alla strepitosa cavalcata in Copa America, di nuovo con l’Uruguay di Tabarez. Sempre forte, sempre protagonista il buon Forlan, che Moratti e Branca hanno voluto a tutti i costi portare in Italia. Scelta fortunata? Non proprio. Tra infortuni e scelte tattiche, i gol da settembre ad oggi sono appena due. Le prestazioni? Meglio sorvolare. Basterebbe dare una guardatina a Juventus-Inter, per capire quale sia il contributo offerto dal Cacha in maglia nerazzurra. Da mani nei capelli.

BOJAN KRKIC voto 2
Troppo dovrà disperarsi anche il buon Luis Enrique, per aver “ordinato” a Walter Sabatini, lo scorso giugno, di portare a Roma a tutti i costi il buon Bojan Krkic, classe ‘90, stellina del settore giovanile del Barça e già autore di 26 gol nella Liga spagnola. Un potenziale crak, il colpo dell’estate, talento sopraffino da recuperare ai grandi livelli. Quanto si è parlato del canterano? Tanto, tantissimo. Fino alle malinconiche prove del campo. Aldilà dei soli 4 gol messi a segno in stagione, colpisce l’abilità del ragazzo di sbagliare sempre tutto. Ogni palla, ogni passaggio, ogni iniziativa. Fragile sul piano emotivo, inefficace su quello tecnico. Una vera sciagura, forse inaspettata. Del Bojan di qualche tempo fa non c’è traccia, almeno per ora. La Roma, che farà? Continuerà a puntare su di lui anche il prossimo anno?

PAOLO SILVIO MAZZOLENI voto 1
Sarà per quel secondo nome, che ben si associa ai colori rossoneri. Sta di fatto che l’arbitro di Bergamo, a San Siro, è stato tra i migliori alleati del Diavolo. Non bisogna dare alibi alla Roma, ci mancherebbe. La sconfitta col Milan è arrivata anche e soprattutto a causa dei soliti errori tecnici, collettivi e individuali. Però, sta di fatto che solo in Italia è lecito assistere a spettacoli simili. Classici giocatori vestiti di un certo colore, che in determinati ambiti possono permettersi di fare ciò che vogliono, senza esser mai puniti. La gomitata di Bonera su Marquinho nel primo tempo era da giallo (nessun provvedimento), la caviglia pestata da Ibra allo stesso brasiliano era sanzionabile col rosso (solo ammonizione, ma va??). Gesto, quello del “pestaggio dell’arto” ripetuto da Ibra anche nella ripresa, su Rosi. Se l’avesse fatto Totti, sarebbe intervenuto persino Napolitano a ripristinare l’ordine generale. L’ha fatto Zlatan, ah beh. Giù il cappello. Così va l’Italia.

JUVENTUS STADIUM voto 0
D’altronde, in Italia succedono cose anche peggiori. Avete presente la cosiddetta “zona franca”, luogo in cui tutto è concesso e permesso? Ecco, la nuova zona franca del futbol nostrano è lo Juventus Stadium di Torino. Luogo in cui si riversano migliaia di appassionati bianconeri, ma anche una discreta quantità di bestie senza guinzaglio. Tifosastri che si permettono di urlare “Interista pezzo di merda” durante il minuto di silenzio dedicato al militare italiano morto e a Bovolenta, che insultano un morto (Facchetti) e che inscenano una scenografia forse bella sul piano visivo, ma palesemente “contro la giustizia”. Ancora con la storia degli scudetti numero ventotto e ventinove? Basta, non esistono. C’è stato un processo sportivo, è in corso un processo penale. Ci sono state delle sentenze, anche durissime, che stabiliscono che quei due scudetti “non sono” della Juve. E questa inutile polemica va avanti, la tensione è sempre alta, si torna sempre sull’argomento per cercare di scatenare qualcosa. Un simile stupro della giustizia non dovrebbe essere concesso. Da altre parti, in altri stadi, censurano striscioni e scenografie per molto meno. Torniamo al discorso della “zona franca”. In quello stadio, ormai, è concesso di tutto: intimidire, aizzare, fomentare.

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