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Editoriale: L’eredità di Mourinho ha devastato l’Inter. Milan, troppi infortuni e nessuna spiegazione. Totti e Del Piero, scenari diversi

27 marzo 2012 1.663 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Andrea Stramaccioni è il nuovo allenatore dell’Inter. È l’ennesima rivoluzione voluta da Moratti negli ultimi 20 mesi: via Ranieri, dentro il tecnico della Primavera, fresco vincitore della Next Generation Series, un torneo internazionale non ufficiale Uefa, che ha visto coinvolte (su invito degli organizzatori) alcune tra le rappresentative giovanili più importanti nel panorama calcistico europeo.
Volendo motivare la scelta con ragioni di natura tattica, forse il Presidente nerazzurro non avrà apprezzato le scelte del tecnico romano nella partita contro la Juventus (in particolare, la sostituzione di Poli e Obi, i due migliori in campo), o, più in generale, una gestione della rosa non molto intelligente, che ha contribuito all’evidente involuzione di giocatori del calibro di Lucio, Sneijder, Cambiasso, Pazzini e Forlan.
Ma in realtà, il buon Massimo dall’addio di Mourinho non ci ha capito nulla, e probabilmente si è seduto troppo sugli allori di quei trionfi indimenticabili del maggio 2010.
Si è affidato prima ad un allenatore esperto come Benitez, il quale aveva ampiamente previsto tutto quello che sarebbe successo. Aveva visto una squadra stanca, logora, e l’aveva fatto presente ai suoi superiori, che però per tutta risposta decisero di dargli il ben servito dopo la vittoria nel Mondiale per Club. Leonardo e Gasperini sono state due scelte piuttosto azzardate: ma, mentre il brasiliano, pur nella sua inesperienza, è riuscito a portare vitalità ed armonia ad un gruppo spento, trascinato da un sontuoso Eto’o, il Gasp si è ritrovato senza il camerunese, attratto dalle lusinghe (e non solo) russe, e con una squadra che poco si adattava al “suo” 3-4-3.
Così si è arrivati a Ranieri, ma il triste scenario di trovarsi a fine marzo senza più obiettivi, sconfitti 2 volte su 2 dalla Juventus e a -22 dal Milan capolista, ha fatto prendere alla dirigenza la decisione di dare una chance al giovane Stramaccioni. Una scelta coraggiosa, che potrebbe avere interessanti sviluppi futuri, visto che l’Inter ha bisogno di ringiovanire, e l’ormai ex tecnico della Primavera può essere l’uomo giusto per favorire l’inserimento dei ragazzi che ha allenato fino a 2 giorni fa, in un gruppo di campioni.
Di sicuro, ovunque passi Mourinho c’è solo terra bruciata: il Porto ha cambiato ben 7 allenatori in 8 anni; il Chelsea 5 in 6; peggio di tutti è andata l’Inter, con 5 in 2 stagioni. E certamente non è solo colpa di chi è venuto dopo lo Special One…

Il Milan in pochi giorni si giocherà tutto: domani sera i rossoneri attendono il Barcellona a San Siro nell’andata dei quarti di finale di Champions League; sabato invece saranno di scena in quel di Catania, senza dubbio la formazione più in forma del momento. Inutile dire, anche dando un’occhiata al calendario, che superare a pieni voti l’esame etneo sarebbe un passo importante per la banda di Allegri verso la conquista del suo secondo tricolore consecutivo.
Ma la stagione fin qui buonissima del Diavolo, è oscurata dai tanti infortuni che ne stanno letteralmente falcidiando la rosa. Oltre ai lungodegenti Flamini, Cassano e Gattuso, e al solito Pato (su cui addirittura il prof. Meersserman brancola nel buio), un po’ tutti i calciatori del Milan, eccezion fatta per il solo Nocerino, hanno avuto a che fare con l’infermeria. Un dato preoccupante, reso ancor più grave dall’infortunio del pilastro della difesa, Thiago Silva, che sarà assente per un mese, proprio nel momento più delicato.
Visto che la maggior parte di questi problemi è di natura muscolare, forse sarebbe il caso di rivedere qualcosa nella preparazione atletica e nelle sedute di allenamento. A memoria, non ricordo mai un Milan così tartassato dagli infortuni, nè un’annata in cui raramente si è potuta ammirare la formazione titolare.

All’inizio della stagione, la sorte di Francesco Totti e Alessandro Del Piero, i due numeri dieci più famosi del nostro campionato, sembrava essere simile. Entrambi avanti con gli anni, entrambi relegati ad un ruolo di comparsa, che stonava con il passato glorioso ed i tanti titoli e riconoscimenti che i due fuoriclasse avevano conquistato.
Poi però Totti ha giocato di più di Alex: nella Roma giovane ed in costruzione di Luis Enrique, avere un punto di riferimento come il capitano, per molte partite, è stato fondamentale. Adesso però il Pupone appare stanco, svogliato, indolente, e le ultime prestazioni lo dimostrano. In più, Totti non è certamente quel tipo di giocatore che a partita in corso può fare la differenza, in questa Roma, soprattutto per caratteristiche fisiche. Alla soglia dei 36 anni, quello che si apre di fronte a Totti è uno scenario piuttosto preoccupante.
Conte invece ha impostato la sua macchina perfetta (tuttora imbattuta) tutta su corsa, aggressività e dinamismo, caratteristiche che Del Piero, a quasi 38 anni, non può più mettere in mostra pienamente.
Ma Pinturicchio è stato paziente: si è seduto silenzioso, in panchina, accettando di entrare anche solo per 15, 5, o addirittura 2 minuti. Nell’ultima settimana, come per magia, si è ripreso tutta la scena. Gol al Milan in Coppa Italia, e finale centrata; gol del definitivo 2-0 all’Inter, nella sfida più sentita per i tifosi bianconeri, appena entrato in campo. A dimostrazione che forse Del Piero la sua dimensione l’ha trovata, e che si può pensare di proseguire questa meravigliosa avventura per un altro anno, nonostante quell’addio annunciato in anticipo dal Presidente qualche mese fa. Alex può diventare l’uomo in più negli ultimi minuti, quando il colpo di classe di un campione come lui può cambiare le sorti di una partita.
Agnelli, Marotta e Conte di sicuro ci staranno già pensando.

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