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Editoriale: Giuda nel calcio, un’offesa per tutti.

5 aprile 2012 1.028 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Perchè un giocatore di 26 anni come Andrea Masiello, dovrebbe mettere a rischio la propria carriera solo per guadagnare il 10% del suo stipendio, pilotando una partita (e non una qualunque, ma il sentitissimo derby Bari-Lecce) e facendo perdere la propria squadra?
Lasciamo stare i moralismi e le dietrologie fin troppo semplici da recitare, soprattutto con la crisi attuale e la gente che si suicida perchè teme di non arrivare a fine mese, e proviamo ad analizzare il problema.
I calciatori famosi hanno stili di vita esagerati, fidanzate/mogli esigenti, vizi e controvizi sempre molto costosi; o almeno, è quello che vogliono farci credere ogni qualvolta provino a giustificare atteggiamenti eccessivi.
Ma la verità, forse, è una sola: alcuni di loro, sin da quando hanno mosso i primi passi su un campo di calcio, hanno sempre pensato agli agi e i lussi della bella vita, dimenticando ben presto che lo sport è innanzitutto sacrificio e lealtà, divertimento e amicizia.
Il tornaconto personale, qualcosa che ti gratifichi per il lavoro svolto, come ad esempio una vittoria importante o un contratto milionario, dovrebbe sempre venire dopo.
Masiello e i suoi degni compari, evidentemente, questo non l’hanno mai capito: non sono riusciti a rimanere umili, con i piedi ben piantati al suolo.
Questi ragazzi, che hanno venduto letteralmente la propria squadra per pochi denari (citazione d’obbligo oggi), sono la peggior specie di traditori, perchè oltre ai milioni di sostenitori che soffrono per i risultati del proprio club, offendono e prendono in giro anche e soprattutto sè stessi. E danno un calcio alla povertà, quella vera, oltre che al valore cardine dello sport: l’onestà.
Dicevo che i moralismi qui non c’entrano, perchè la scommessa facile e sicura è indubbiamente attraente: se tutti noi conoscessimo già in partenza il risultato di una partita, un po’ come se un un nostro lontano parente, un giorno, ci portasse dal futuro il Grande Almanacco Sportivo, in cui sono riportati i risultati di tutte le discipline dal 2012 in poi, beh, sono sicuro che pochi resisterebbero alla tentazione di usarlo per arricchirsi.
Ma la vita non è un film, e qui non c’è ombra di scienziati un po’fuori di testa che costruiscono macchine del tempo con una vecchia DeLorean, e di vecchi squattrinati che la usano per permettere al loro “io” del passato di cambiare il proprio destino.
No, Grande Giove! Qui si parla di calciatori di Serie A che guadagnano fior di quattrini per poter fare il lavoro che hanno sempre desiderato. Gente che ha realizzato un sogno, il sogno della maggior parte dei ragazzi, e che riesce ad infrangerlo con azioni sconsiderate, fornendo peraltro un pessimo esempio.
In tutto questo, gli unici ad essere puntualmente gabbati siamo noi, scommettitori per hobby, amanti inconsapevoli di un calcio che si scopre ogni volta più malato. Come tutti gli innamorati, ci sconvolgiamo per queste notizie, e non riusciamo a capacitarcene.
Giocare con la passione e i sentimenti di chi crede che questo sia ancora, nonostante tutto, uno sport pulito, permeato di sani valori e principi, è sbagliato. Ed è giusto che ora più che mai si prendano provvedimenti severi.
Noi, ultimi romantici, non meritiamo tutto questo, e speriamo che situazioni simili non si ripetano mai più.

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