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Il calcio dona un’altra stella al cielo: muore Morosini

14 aprile 2012 1.122 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) E’ anche difficile trovarle, le parole giuste. La mia (e nostra) sensibilità sta ormai imparando ad ingoiare qualsiasi cosa, anche le immagini più cruente, dolorose, agghiaccianti. L’istantanea di quest’oggi è impressa nella mente, già indelebile. Di solito non seguo le partite della Serie B al sabato pomeriggio, ma stavolta sì. Avevo deciso di farlo. C’era Zeman, uno dei personaggi che più stimo in assoluto nel mondo del calcio. Tifo sinceramente per lui, da sempre. Non per moda, ma per affetto, per ciò che il boemo rappresenta, da anni, nel calcio italiano, sul piano tecnico e morale. Dopo una stagione esaltante “guastata” da tre sconfitte consecutive, decido di seguire il Pescara, impegnato in un delicato scontro interno col Livorno. Dieci minuti di gioco ed il risultato è di due a zero per gli amaranto. Cavolo, non ci voleva. Resto lì e spero, e intanto parlo di Zemanlandia su Facebook. Scherzando, ironizzando, tifando. La gara scorre, il Pescara attacca, la partita resta piacevole aldilà del risultato. Fino al dramma. Quel momento che mai e poi mai avrei voluto vivere e raccontare.

E’ circa il 31° minuto e il gioco si ferma. Un calciatore del Livorno, Piermario Morosini, è a terra privo di sensi. Le scene non sono inedite, ormai iniziano a costituire un crudele deja vu. Lo sfortunato di turno a terra, attorniato dai soccorsi e i suoi compagni persi in una valle di lacrime. In certi casi non occorre un genio per capire cosa stia accadendo. Il destino cinico si è impossessato delle sorti dell’ennesimo ragazzo e decide, in quei minuti, se lo stesso deve vivere o morire. Anzi, forse ha già deciso. E non ce lo vuole dire subito. Noi lì, persi in un’attesa straziante e in una sequenza d’immagini che poco hanno a che fare con le aspettative di giornata. Calcio? Ma quale calcio, il calcio non esiste e non conta più. Del Pescara sotto due a zero non v’è memoria, nulla ha più importanza di fronte alla vita di un 25enne appesa a un filo. L’ambulanza entra in campo e porta via Piermario in barella, gli sguardi di chi c’è dicono abbastanza. Tensione sugli spalti, il contesto sballa, nulla è più al suo posto. Basterebbe una notizia confortante per ripristinare lucidità e serenità: “Morosini è ancora tra noi”. E ci speriamo a lungo. Perché il miracolo di Fabrice Muamba, il centrocampista inglese il cui cuore ha cessato di battere per 78 minuti salvo riprendere regolarmente la sua attività, ci fa esser più fiduciosi del solito.

A Pescara non si gioca, ma il resto della B va avanti. Le prime notizie dal capoluogo abruzzese non offrono certezze, bisogna attendere. E si arriva alle 16.20, quando circola la voce del “coma farmacologico”. Già è qualcosa. Non molto, ma almeno Morosini è vivo. Si confida nel risveglio, magari non istantaneo, ma si spera (con tutto il cuore) che il peggio sia alle spalle. E invece è lì, dietro l’angolo. Al termine delle partite, intorno alle 17.00, i collegamenti con Pescara sono istantanei. Ed è in arrivo la notizia più brutta, il pugno nello stomaco. Di quelli che tolgono il fiato. Morosini non ce l’ha fatta, è deceduto, se n’è andato per sempre, raggiungendo in cielo altri sfortunati ragazzi come Taccola, Curi, Foè, Feher, Puerta, De Nigris, Jarque, Idahor, Tchangai, Matsuda. Gente dal cuore grande, pieno di passione (e pallone), ma al contempo fragile. Troppo fragile per reggere alle pressioni della sfera che rotola. Vola Piermario, vola libero e spensierato. Mentre la FIGC sospende i campionati e noi restiamo qui, così. Pieni di domande prive di risposte, con un senso d’impotenza eterno e frustrante dinanzi alla morte ingiusta e al destino infame.

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