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Estero: Quando l’Europa rispecchia il campionato

17 aprile 2012 1.697 views Un Commento

(A cura di Luca Onorato) Nell’immediata vigilia delle semifinali europee, dopo aver fatto una disamina sulle condizioni di salute di un’Italia pallonara ancora lontana dai suoi standard, facciamo una breve digressione sugli altri massimi tornei continentali; e qui scopriamo che non sono tutte rose e fiori, alla faccia dei soliti disfattisti che, a ragione o a torto, continuano a gettare fiele sulla nostra Serie A.

Inghilterra - Nell’anno olimpico, i club inglesi quest’anno non hanno di certo rimediato una gran figura, forse la peggiore annata del decennio a rigor di statistica. Le due battistrada che si stanno contendendo lo scettro di campione della terra di Albione, Man.U. e City, in Champions hanno rimediato una sonora figuraccia, soprattutto la banda di Sir Alex Ferguson, relegata in un girone tutto sommato facile. Per i ragazzi del Mancio, a fronte dei soliti faraonici investimenti di Mansour, non ha saputo far fronte alle sue carenze in termini di esperienza, in un raggruppamento da tutti etichettato con ragione come il più duro, con il Bayern e uno straordinario Napoli a saltare il guado delle qualificazioni. E negli esami di riparazione dell‘Europa League le due compagini mancuniane hanno coronato la loro catastrofica avventura europea anzitempo, unendosi a Stoke City (ottima la sua figura) e Birmingham, provinciali che non potevano di certo ambire a tanto. Sfiora l’impresa l’Arsenal, che all’Emirates ha rischiato di sbiancare i capelli dei tifosi di un Milan troppo tronfio col suo 4-0 per poter ben figurare a Londra. Resta solo il Chelsea, che rispecchia fedelmente una situazione che sta caratterizzando fortemente la Premier degli ultimi anni, ovvero di una lega oberata dai debiti, nonostante merchandising, stadi di proprietà e diritti tv; con questo, con una base nazionale non certo piena di talenti e scarsità di investimenti, soprattutto in materia di giovani, logico che reggere il doppio confronto Premier - Europa diventa arduo. Occorre svecchiare un campionato che dà l’impressione di essersi ancorato al suo recente, e vittorioso, passato. E non sarà facile, dato che di sceicchi con velleità di acquisto non si abbonda e che gli stessi tifosi pare abbiano dimostrato che la vocazione esterofila di certe società (Manchester United e Liverpool in testa) non abbia portato a risultati benauguranti nel lungo periodo, soprattutto con un fair play finanziario incombente.

Spagna – La Liga può essere paragonata alla nostra Serie A di un ventennio fa, dove il Milan e la Juve dominavano incontrastate, forse troppo incontrastatele altre però, a fronte di buoni piazzamenti a distanza siderale dalle prime, in Europa dominavano in lungo e in largo.
In Spagna, dove i debiti sono superiori al calcio di casa nostra nonostante una pressione fiscale nettamente inferiore, dove i diritti tv vedono Barcellona e Real intascarsi metà dei proventi e lasciando alle altre le briciole, si gioca probabilmente il calcio migliore da un punto di vista tecnico. Oltre ai due colossi, favorite in Champions, abbiamo ben tre semifinaliste su quattro in Europa League ( e la quarta, lo Sporting, portoghese, conferma il dominio iberico nella competizione), Atletico Madrid, Athletic Bilbao e Valencia. Logico che con una politica migliore in termini di diritti tv, la competitività ne guadagnerebbe, dato che agonisticamente parlando è un torneo francamente mediocre. In più, con giovani fatti esordire a getto continuo e con un parco allenatori di livello nettamente superiore rispetto al passato, con strutture di primo livello e un gioco straordinario…. fate vobis…

Germania - E’ rimasto solo il Bayern Monaco, stimolato dal poter giocare, Real permettendo, la finale di Champions in casa propriaObiettivamente i bavaresi hanno un parco giocatori di primissimo livello, l’unico team che possa davvero conciliare ambizioni nazionali con quelle europee. Le altre, sacrificando la Bundes (vedi Hannover e Schalke, buon terzo ma decisamente in debito di ossigeno) hanno faticato parecchio. La gestione molto oculata dei bilanci ha reso il modello tedesco di esempio in tutta Europa, ma fatalmente le rose dei più importanti team tedeschi non possono far fronte al doppio impegno. Prendiamo il Borussia Dortmund, che finchè era impegnato in Champions faticava terribilmente in campionato; una volta uscito di scena, ultimo in un girone sulla carta nettamente abbordabile, ha iniziato a volare in Bundesliga, e col tacco di Lewandovski contro i bavaresi la settimana scorsa probabilmente ha messo il sigillo sulla vittoria del torneo. Ciò va addebitato ad una rosa di primissimo livello in 14 15 elementi, ma con riserve “troppo riserve” per poter reggere il confronto. Il Bayern è l’unica che può vantare nazionali anche fra le sue seconde linee questo dice tutto. Resta, quello tedesco, un torneo stupendo per gioco espresso e per valorizzazione dei giovani (Low ringrazia…), fatto inconsueto per un torneo fino a pochi anni fa etichettato come vecchio e mediocre, come lo era del resto la Nationalmannschaft… Se migliorassero gli allenatori, fatta qualche eccezione, ne guadagnerebbe ulteriormente.

Un Commento »

  • Luca (author) dice:

    Errata corrige: riguardo alla Spagna ho scritto del livello nettamente inferiore degli allenatori, in realtà volevo scrivere superiore…. sorry :)