Home » Calcio Italiano / Calcio Internazionale, Featured

Editoriale: La calma vince sull’esasperazione.

30 aprile 2012 1.823 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Dal gol fantasma di Muntari al fischio fantasma di Bergonzi sono passati 2 mesi.
In questo arco di tempo, il campionato è passato attraverso snodi importanti, contrassegnati però, quasi sempre, da situazioni controverse e tante, troppe polemiche.
E di calcio giocato, purtroppo se n’è discusso ben poco. Non ce n’è traccia nella contestazione dei “tifosi” genoani, che intimano ai propri giocatori di togliersi le maglie e bloccano una partita per più di mezzora, così come nello stucchevole teatrino messo in scena al termine di Udinese-Lazio, con i biancocelesti furibondi dopo che il signor Bergonzi convalidava il gol di Pereyra, segnato mentre un po’ tutti si erano fermati. Fermati perché credevano che la partita fosse conclusa quando, a 10 secondi dalla fine, si era udito distintamente un triplice fischio, che non era stato eseguito dall’arbitro, bensì da qualche buontempone dalle tribune (o dalle panchine, si vocifera). Punteggio finale di 2-0, e impazza la polemica. Il gol non è decisivo ai fini del risultato, ma potrebbe diventare importantissimo in caso di arrivo a pari punti tra Napoli, Lazio ed Udinese: negli scontri diretti, queste tre squadre sono perfettamente appaiate anche nella differenza reti. Per la Lazio, quindi, perdere con uno e non due gol di scarto, sarebbe stato fondamentale.
Le scene a cui abbiamo assistito ci consegnano gli ennesimi episodi figli di una pochezza culturale sempre più radicata nel nostro calcio. E l’atteggiamento impassibile di Reja, che invece di richiamare i suoi all’ordine ed alla disciplina, rimane immobile a guardar scorrere gli eventi davanti ai propri occhi, è emblematico. Un allenatore dovrebbe dare sempre il buon esempio, e trasmettere calma e serenità.

A proposito di calma (inserita in un contesto diametralmente opposto), Antonio Conte ormai sembra esserne totalmente assuefatto, forte dei 3 (in sostanza 4) punti di vantaggio sui rossoneri, a 3 giornate dalla fine.
Nonostante le provocazioni a distanza con Allegri, e dopo la rincorsa (meno lunga del previsto) al Milan che sembrava essere scappato via poco più di un mese fa, dopo che alcune sue scelte erano state messe in discussione (su tutte, quella di insistere su Borriello, fiducia ripagata dal gol fondamentale siglato dal napoletano a Cesena), l’ex allenatore di Bari e Siena sente il traguardo sempre più vicino, e allontana ogni insinuazione polemica, quasi ad esorcizzare la paura che i suoi possano subire un calo psicologico proprio negli ultimi metri.
E mentre il suo rivale si fossilizzava nell’evocare il gol di Muntari nello scontro diretto, lui pensava solo a lavorare sui suoi ragazzi, facendo scudo e rispondendo seccato, ottenendo risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
La Juventus è prima, con un rollino di marcia impressionante nelle ultime 8 partite: 24 punti, 23 gol fatti ed uno appena subito. Ritmo vincente, ritmo da scudetto.
Ha avuto ragione lui. Ha avuto ragione Conte, la sua determinazione, la sua grinta, il suo sentimento e la sua voglia di far tornare i bianconeri protagonisti in Italia, dopo 6 anni. Conte ha fatto da chioccia, da parafulmine, da personal trainer, da manager aziendale, da motivatore, oltre che da allenatore. Un lavoro completo, a 360°.
Certo, vedendo il Milan di ieri, quasi al completo, viene da chiedersi come sarebbero andate le cose se i rossoneri avessero avuto a disposizione, nel momento più importante della stagione, Boateng, Cassano e Thiago Silva. Forse non avrebbero dissipato il vantaggio di 4 punti, forse sarebbero ancora in vetta. Ma con i se e con i ma non si costruiscono i successi. Bisogna dare merito a chi è davanti e ha saputo reagire, con un calendario nettamente più impegnativo, ed è volato via.

Il vantaggio della Juve appare ancor più consistente guardando al futuro: le altre “grandi” sembrano piuttosto titubanti sul da farsi, nuvole grigie si addensano sulle strategie prossime di Milan, Lazio, Napoli, Roma ed Inter. A Torino invece hanno dimostrato di avere un impianto di gioco solido e ben strutturato, a cui servono soltanto 3-4 innesti (uno per reparto). E serve l’attaccante che faccia fare il salto di qualità definitivo.Solo così questa Juventus potrà confermarsi in Italia, e allo stesso tempo potrà rendersi protagonista anche in Europa.

Commenti chiusi.