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Il pagellone della settimana: Vucinic-Cassano-Zarate, lunga vita al talento!

30 aprile 2012 1.533 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Meno tre alla fine, siamo quasi ai titoli di coda. Ed è sempre bello e gratificante premiare il “talento”. Quello di Mirko Vucinic, che trascina la Signora a suon di prodezze a Novara e s’accinge a festeggiare il primo scudetto “italiano”. Poi Antonio Cassano, recuperato al 100%, di nuovo utile al Milan (soprattutto in prospettiva futura) e soprattutto alla nazionale di Prandelli. Dulcis in fundo, Mauro Matias Zarate, la scommessa vinta da Stramaccioni, il grande epurato di casa Inter tornato finalmente protagonista. Nel pagellone odierno citazioni dovute per Simplicio e Zuniga, protagonisti di Roma-Napoli. Matri unica nota “semistonata” del momento Juve, Hernandez ed Ilicic stanno per chiudere un’annata anonima a Palermo. Da sottolineare il nervosismo di Dias e l’involuzione di Pjanic. Infine, un pensierino per l’arbitro Bergonzi e i tifosi del Genoa, un po’ troppo spiritosi (e cattivi) un anno fa, nei confronti dei cugini doriani.

MIRKO VUCINIC voto 10
Dopo due tentativi andati a vuoto a Roma (nel 2008 e 2010), il montenegrino sta finalmente per metter mano sul suo primo scudetto italiano, all’età di 29 anni. Un tricolore meritato dalla Juve, e suggellato dalle prodezze del suo fantasista. Svegliatosi forse in ritardo, ma assai decisivo e importante in questo finale di campionato. A Novara, contro una squadra ormai retrocessa ma orgogliosa, Mirko dipinge magie e guida i suoi verso l’ennesima vittoria di un percorso trionfale. Doppietta (la prima in bianconero), due gol da favola ed il sorriso stampato sul volto. Il sogno è vicino. Ormai lo si può toccare con mano.

ANTONIO CASSANO voto 9
Una notizia splendida, il ritorno di Fantantonio. Anche perché, i più maligni, dopo tanti mesi d’inattività erano pronti a bacchettarlo per un’eventuale condizione fisica approssimativa. Invece Cassano è rientrato alla grande. Sta bene, è pronto e reattivo, ed ha una voglia matta di recuperare il tempo perduto. Il dramma del malore accusato ad ottobre è lontano, la paura di dover chiudere anzitempo la carriera è ormai alle spalle. Ora, el pibe de Bari ha nel mirino nuovi obiettivi. Primo: chiudere bene il campionato col Milan. Secondo: convincere Prandelli a portarlo in Polonia e Ucraina, magari da titolare, guidando l’Italia in un percorso ostico ma non impossibile. Sogni di gloria, legittimi a 30 anni. In attesa delle risposte, ecco il gol col Siena ed un assist favoloso ad Ibra. Bentornato.

MAURO MATIAS ZARATE voto 8
Beh, forse è arrivato il momento di fare un plauso al signor Stramaccioni. Per carità, non sarà Mourinho (e forse mai lo diventerà), ma sta restituendo onore e dignità ad un’Inter che con Ranieri accarezzò i confini della disfatta. Quattordici punti in sei partite ed un distacco completamente azzerato dal terzo posto. Per molti la memoria è corta, ma quando Strama approdò sulla panchina nerazzurra, la Champions era un obiettivo lontanissimo. Quasi impossibile da raggiungere. Ora, è lì a portata di mano. Il principale merito del giovane tecnico romano è quello di aver restituito fiducia e forza a molti giocatori. Uno su tutti, Maurito Zarate. Da grande incompreso a valore aggiunto. Suo il gol decisivo al Cesena, la firma su tre punti di platino. E l’ipotesi di un riscatto del cartellino dalla Lazio non è più così peregrina.

FABIO SIMPLICIO voto 7
E’ un ragazzo serio. Uno che non ha mai fiatato, non ha mai detto “A”, ha sempre lavorato con estremo impegno e dato il massimo in campo. Venne sbattuto fuori da Luis Enrique già dal ritiro estivo di Riscone. Cacciato, escluso, defenestrato. Senza motivo. Neanche fosse reduce da una stagione disastrosa. Poi, Luis è tornato sui suoi passi e lo ha reinserito in prima squadra, utilizzandolo col contagocce. Fabio non ha mai fatto una piega. Non è Iniesta, ma quando gioca dà il fritto e “rende” molto più di gente blasonata e “pompata” dai media. Nella graduatoria dei marcatori stagionali giallorossi, subito dopo i cinque attaccanti, c’è lui a quattro gol. Prezioso (per morale e dignità) quello realizzato sabato al Napoli. E splendida la scena della corsa in tribuna a baciare moglie e figlio. Bravo Arnold.

JUAN CAMILO ZUNIGA voto 6
Nella scoppiettante serata dell’Olimpico, l’esterno colombiano recita la parte di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Schierato largo a sinistra, durante il primo tempo non fa altro che battibeccare con l’allenatore e qualche compagno. Viene rimproverato più volte e si fa asfaltare da Rosi in occasione del vantaggio giallorosso. Mazzarri è generoso e lo lascia in campo. Lui, ad inizio ripresa, reagisce e pareggia con una sventola spaventosa dalla distanza, sfogando rabbia e grinta. Nel finale, però, riecco le amnesie in difesa. Sul cross dalla sinistra di Tallo, Simplicio lo anticipa e fa 2-2. Juan Camilo stavolta comprende l’errore e resta fermo, per terra, in preda alla disperazione.

ALESSANDRO MATRI voto 5
C’è sempre un’eccezione alla regola, il pelo nell’uovo, l’ago nel pagliaio. E nel paradiso Juve non può mancare un sorriso storto, un volto meno contento e felice degli altri. Tale figura, fino a poche settimane fa, corrispondeva alla perfezione alla persona di Marco Borriello. Preso a gennaio e sbolognato in panchina, fermo a zero gol stagionali. Poi ecco Cesena, Novara, due reti e la gioia ritrovata. Un po’ fuori dal “giro” c’è finito Alessandro Matri, uno dei pochi che forse non ha mai trovato il giusto feeling con Conte. Dieci gol in campionato non sono bastati, il colpo di fulmine non c’è stato, l’amore a prima vista non è sbocciato. L’ultima rete risale ormai al 25 febbraio (peraltro decisiva, contro il Milan). Da allora, poche apparizioni, nessuna convincente. Da potenziale prima punta “ideale” per Prandelli ad enigma. Con la concreta prospettiva di lasciare la Juve in estate.

HERNANDEZ & ILICIC voto 4
Ad agosto, a Palermo, in pochi si preoccupavano della cessione di Javier Pastore al Paris Saint Germain. In fondo, i potenziali “eredi” c’erano già, non serviva neanche ricorrere al mercato in entrata. Josip Ilicic, fantasista sloveno acquistato a due lire da Sabatini nel 2010 ed esploso fragorosamente sotto la gestione Delio Rossi, ed Abel Hernandez, gioiellino uruguaiano da anni in rampa di lancio ma spesso fermato da problemi fisici e caratteriali. Ecco, quella ancora in corso, in teoria, sarebbe dovuta essere la loro stagione. E invece, entrambi, hanno fallito miseramente. Le attenuanti maggiori ce l’ha Abel, fermo tre mesi e mezzo per un guaio muscolare. Ma l’esplosione, soprattutto a livello mentale, è ancora lontanissima. Ilicic ha subìto un’involuzione pazzesca. Da trequartista devastante ad elemento fumoso ed inutile. Se non ci pensa il solito Miccoli, per il Palermo son guai. Guai grossi.

ANDRE’ DIAS voto 3
Fino a qualche mese fa era un pilastro assoluto della Lazio. Titolare inamovibile, baluardo, certezza. Col tempo le prestazioni del centrale difensivo brasiliano sono calate a dismisura. La partita di Udine è sufficientemente emblematica. Lento, statico, in affanno e nervoso. Incomprensibile e inaudito lo scatto di nervi dopo il 2-0 dei friulani. Sì, l’episodio del “fischio fantasma” di Bergonzi è stato perlomeno singolare, ma non può giustificare la reazione scomposta di un giocatore di una Lazio che giustamente, al 94′, si trovava sotto di un gol al Friuli. Più che altro, l’atteggiamento di Dias evidenzia il delicato momento della squadra. Che da qualche tempo a questa parte, non riesce più a giocare a calcio in maniera decente. E che per il secondo anno di fila, rischia di vedersi sfilare in extremis i preliminari di Champions da sotto al naso.

MIRALEM PJANIC voto 2
A volte si dice: “Roma non ha pazienza, ci sono le radio, le televisioni, bla bla bla”. Una predica che ha il sapore della sfilza di luoghi comuni, ma che “in parte” racconta verità. Solo in parte. Nel senso che spesso, l’ambiente romano (soprattutto inteso come comunicazione locale) fa danni. Danni enormi, quasi irreparabili. Quanti giovani bruciati in fretta, quanti giocatori definiti prima “fenomeni” e poi “pippe”. Il caso di Pjanic è solo l’ultimo. Qualche discreta prestazione nel girone di andata portò molti ad esaltarne a dismisura il talento. Come di consueto. Ed ora? Da svariate giornate, Miralem non ne imbrocca una. Lento, svagato, senza carattere né personalità. Un elemento avulso dal contesto. Se avesse la maglia numero 23, da lontano non lo si distinguerebbe da Greco. Una pippa? No, semplicemente un buon giocatore di 21 anni. Portato sull’altare troppo in fretta.

MAURO BERGONZI voto 1
Il voto non è tanto per l’episodio (alquanto goffo) del fischio non fischio ad Udine. Ma caro Bergonzi, e soprattutto cara Associazione Italiana Arbitri, vi pare normale dirigere una partita in quel modo lì? Il fischietto genovese va seguito con attenzione, quando arbitra. Il suo atteggiamento, talvolta, è inaccettabile. Incazzoso, furioso, isterico senza motivo. Questa non è autorità arbitrale, è costante provocazione ai ventidue in campo. E non è un caso che alla fine di Udinese-Lazio i nervi dei giocatori siano scoppiati. E che Osvaldo, al termine di Juventus-Roma, abbia definito Bergonzi “uno che quando arbitra crede di essere il Padre Eterno”. In effetti, è inammissibile. Il mestiere è delicato, complesso, sempre sotto la lente d’ingrandimento dei critici. Ma una spocchia del genere è francamente intollerabile.

DIN DON DIN DON… voto 0
Vi ricorda qualcosa? Un anno fa, all’incirca. 8 maggio 2011, pomeriggio di sole al “Via del Mare”. C’è Lecce-Napoli, Chevanton segna il decisivo gol del successo giallorosso nel finale. Pugliesi ad un passo dalla salvezza a spese della Sampdoria, impegnata nel posticipo serale contro i cugini del Genoa. I perfidi tifosi rossoblù, in faccia ai doriani, non hanno pietà: “Din don, din don, din don din don din dooon, intervengo qui da Lecce, ha segnato Chevantooon”. Note sarcastiche e dure, ancora vive nelle orecchie del tifo blucerchiato. Il dramma della B è storia nota. Son trascorsi dodici mesi e Chevanton non gioca più nel Lecce. Ma la classifica, ora, fa tremare il Genoa. Un Grifo disastrato che non riesce più a fare un punto. Tre giornate alla fine, Palacio e soci continuano a rischiare grosso. E i tifosi della Samp (non lontana dai playoff di B) pregustano una vendetta cittadina che avrebbe del clamoroso.

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