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I campioni degli altri : Puskas

18 maggio 2012 1.555 views Nessun Commento

(A cura di Stefano Pieralli) Gli anni cinquanta sono stati caratterizzati dall’ avvento del grande calcio ungherese, il quale veniva rappresentato da una selezione nazionale spettacolare e tatticamente rivoluzionaria, imbottita di autentiche stelle dell’ epoca. La più luminosa era quella di Ferenc Puskas, il miglior calciatore ungherese di sempre e uno dei primissimi dell’ intera storia del calcio. Nasce a Budapest nel 1927 e sin da giovane diventa una colonna della Honved, la squadra dell’ esercito. Non eccelle per la sua altezza ma può disporre di un fisico robusto e una eccellete visione di gioco, unitamente a caratteristiche tecniche da fuoriclasse. In patria comincia a vincere campionati a ripetizione, realizzando sempre gol a grappoli. Certamente la Honved era il fulcro della nazionale, una squadra decisamente al di sopra delle altre, ma le sue giocate e la sue medie realizzative erano sbalorditive. Anche in nazionale si erge a faro della squadra, guidando i compagni a imprese che fecero epoca ed ebbero risonanza internazionale, arrivando però solo a sfiorare quel titolo mondiale che sembrava legittimo e scontato. In quegli anni difficili per l’ Europa dell’ est, Puskas e altri suoi compagni in trasferta, decisero di non far più ritorno in Ungheria, ormai occupata dai carri armati russi, cercando rifugio anche in Italia ma senza ottenere un ingaggio per il veto posto dalla Fifa. Riesce in seguito ad aggregarsi al grande Real Madrid di quegl’ anni, contribuendo a renderlo leggendario. In Spagna quando ormai ha già passato la soglia dei trent’ anni, continua a stupire le platee: campionati, titoli di capocannoniere, Coppe dei Campioni, il suo palmares diventa una vera bacheca ricca di trofei e riconoscimenti. Le sue caratteristiche tecniche sono racchiuse in un piede sinistro di capace di scoccare tiri di incredibile potenza e precisione. Si dice che in allenamento si piazzasse fuori dall’ area di rigore per colpire di proposito i pali e che ci riuscisse quasi sempre. La sua posizione in campo era quella della mezzapunta, non un centravanti vero e proprio, ma ciò non gli impediva di realizzare tantissime reti, in alcune stagioni riusciva addirittura a totalizzare più gol che presenze. Si ritira dal calcio giocato nel 1966 per intraprendere la carriera da allenatore. Nel 2006, dopo che da tempo le sue condizione di salute erano andate peggiorando, muore passando definitivamente alla leggenda del calcio magiaro e mondiale.


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