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Interviste possibili: il calcio che sfugge di mano.

31 maggio 2012 1.507 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Il mio amico Ettore, ex calciatore professionista, ora dirigente di una delle società più importanti dell’Italia pallonara, è un tipo schietto, abituato a parlare senza peli sulla lingua, ad essere sincero. E’ uno che ha un certo vissuto anche fuori dai campi di calcio, uno che conosce tante situazioni, tante storie. Chi meglio di lui può aiutarci quindi a capire cosa stia succedendo allo sport più amato dagli italiani negli ultimi anni, in cui abbiamo assistito, a conti fatti, a più campionati falsati che regolari.

Ettore, vestito casual, camicia bianca aperta, maglia grigia con un curioso disegno stampato sopra, jeans e scarpe da tennis, si siede di fronte a me al tavolino di un bel locale nel centro del mio paese. Dopo un breve scambio di convenevoli, gli spiego l’argomento dell’incontro, ed esordisce così:
“Io ho sempre giocato per vincere. E’inaccettabile che un giocatore faccia di tutto per far perdere la propria squadra. Per una questione di dignità, di orgoglio, per rispetto dei sacrifici compiuti da sé stesso e dai propri genitori per arrivare a realizzare il sogno di una vita. Per rispetto dei tifosi che ti adorano, dei bambini che ti vedono come modello. E semplicemente perché è contro le regole. Assurdo, più ci penso, più faccio fatica a capire. Una cosa è certa: ora servono pene esemplari, sanzioni pesanti per tutti i colpevoli.”
Prendo coraggio, ed incalzo: “Ettore, tu cosa ne sai? E’ capitato anche a te di essere tirato in mezzo a queste manfrine, o di notare movimenti strani negli spogliatoi, nel tunnel, o situazioni particolari in campo?”
“No, mai. Voglio dire: ci sono state partite in cui le motivazioni che avevamo noi erano inferiori o superiori a quelle dei nostri avversari. Capita che, a fine campionato, ci siano risultati “già scritti”. Partite in cui noi ci giocavamo la stagione, mentre gli altri erano già in vacanza. Ma la storia dimostra che non è sempre così: prendi il 5 maggio 2002, e il “dramma” vissuto dal popolo interista.”
Lo fermo un attimo: “Se Calciopoli ci ha consegnato un calcio malato soprattutto nelle istituzioni, dirigenti, arbitri, oggi scopriamo, anzi riscopriamo, quasi 30 anni dopo, che il malcostume dell’imbroglio è radicato profondamente nei protagonisti principali del gioco, gli eroi moderni: i calciatori.”
“Purtroppo è vero. Ma l’aspetto veramente grave è che si anteponga il tornaconto personale al bene della squadra e di tutto ciò che gira attorno ad essa. Una società di calcio è come una famiglia, fatta da persone che si incontrano tutti i giorni, che vivono insieme sentimenti di gioia e tristezza, attimi di entusiasmo e di difficoltà. Tutto questo viene sacrificato per rimpinguare il proprio conto in banca, già abbastanza robusto, del resto. Nella maggior parte dei casi, si tratta di persone viziate, o troppo deboli mentalmente, o semplicemente di matti che amano sfidare quella sorte che è già stata sin troppo benevola nei loro confronti.”
Indignato, esclamo: “Proprio per questo vivere a stretto contatto, mi rifiuto di credere che nessuno sappia, che nessuno sia a conoscenza, che nessuno immagini. I pentiti, in rapporto alla quantità di materiale, sono pochi, troppo pochi… “
“Squarciare il velo dell’omertà è il gesto più difficile da compiere. Meglio continuare a star zitti, a far finta di non sapere. La prospettiva di quello che si può perdere aleggia come un macigno: anni di carriera, contratti milionari, fino ad arrivare alla libertà personale. Sarebbe bello se fosse il contrario, se ci si unisse in unico sentimento collettivo, se si rivelassero giochi sporchi e situazioni al limite della decenza. E qui penso a Petrini, uno dei pochi che ha sempre cercato di denunciare il marcio nel calcio, ma che è rimasto clamorosamente solo, inascoltato, fino alla morte.“
“Cosa pensi invece della decisione di Prandelli sull’esclusione di Criscito?”

“Ho sempre cercato di fidarmi delle persone, e di trovare il buono anche dove avrei dovuto scavare molto in profondità prima di trovarne traccia. Cosa voglio dire? Per me si è innocenti sino a prova contraria. E’chiaro che se ti arrivano le Forze dell’Ordine a recapitare un avviso di garanzia nel ritiro di Coverciano, c’è qualcosa che non va. Però Prandelli ha usato due pesi e due misure, adottando come metro di giudizio il ricevimento di un foglio di carta. Insomma, Bonucci è nei 23 ed è stato difeso a spada tratta, eppure risulta anche lui nel registro degli indagati, dal 3 maggio. Per Criscito invece è valso il solito discorso un po’ ipocrita del “vogliamo proteggere il giocatore in un momento così delicato”, senza pensare al fatto che forse a Criscito avrebbe giovato di più partecipare agli Europei, e tenersi impegnato psicologicamente solo a giocare e a rendere al meglio. E ignorando il discorso puramente sportivo, di un giocatore che salta un evento internazionale di grande importanza.”
“E su Conte?”
“Il braccio di ferro tra giustizialisti e garantisti credo sia una cosa da tifosi coi paraocchi, più che da gente che ragiona col proprio cervello. La Juventus in ogni caso non deve temere nulla, stavolta. E il fatto stesso che si sia affrettata a difendere il suo allenatore, per quanto sia discutibile come scelta soprattutto per la tempistica, ha un senso: scottati da quello che successe 6 anni fa, si è esorcizzata immediatamente la paura di poter vedere distrutto tutto il grande lavoro compiuto quest’anno. Se Conte è colpevole, pagherà, lui e solo lui. Comunque mi ha fatto sorridere quando ha reclamato un avviso prima della perquisizione: voleva far trovare il bagno pulito?”
“Il Premier Monti ha chiesto, neanche tanto per scherzo, la sospensione dei campionati per 2-3 anni.”
“Ma lui da buon professore ed economista, dovrebbe sapere che la sua frase non può avere altri connotati di una semplice provocazione. Intorno al calcio girano troppi soldi, troppi interessi, pubblicità, sponsor, turismo: tutti elementi che giovano anche alle casse dello Stato. E poi, immaginiamo che conseguenze catastrofiche potrebbe avere uno stop: squadre smembrate, i migliori giocatori in fila per abbandonare l’Italia, tifosi in rivolta. La volta buona che il Parlamento salti per aria.”
“Ci aspetta un’estate infuocata, quindi…”
“Non ci sarà il Trofeo Tim, ma il triangolare delle Procure: Napoli, Bari e Cremona, una sfida all’ultima sentenza. E se tanto mi dà tanto, a luglio scenderemo in piazza tutti quanti a cantare “Popopoppopopo”, come se niente fosse accaduto, anche questa volta.”
Sorrido, e ripenso al 2006, e a quelle magiche notti. In effetti, è vero: niente come il calcio ha potere di scandalizzarci e di esaltarci allo stesso tempo.

Saluto il mio amico, che però prima di andare ci tiene a precisare solo un’ultima cosa: “Tutto quello che è successo, non chiamatelo terremoto. Non di questi tempi. E’ solo l’ultimo scandalo all’italiana.”

p.s. ovviamente, Ettore è un nome fittizio, un personaggio di fantasia. O forse no…

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