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Editoriale: Ottimisticamente

14 luglio 2012 1.200 views Nessun Commento


(di Michele Pavese)
A cercare di capire cosa passi per la testa del Presidente Berlusconi, c’è da restarci secchi.
Mai, nella storia recente del calcio, si erano visti così tanti ripensamenti in merito ad una trattativa di mercato, e mai, a dire il vero, potevamo immaginare un simile finale, per come si erano messe le cose qualche giorno fa.
Come il Presidente Borlotti, che per indebolire (volontariamente) la sua squadra vende i due gioielli Falchetti e Mengoni, così il buon Silvio, a malincuore (vogliamo sperarlo) fa lo stesso con i due fuoriclasse del Milan, Ibrahimovic e Thiago Silva, arrecando un danno di immagine non solo al “Povero Diavolo” (detto alla Cocciante), ma a tutto il movimento calcistico italiano. Che, vista anche la situazione nella Milano di sponda nerazzurra, molto simile a quella rossonera, ora si affiderà solo alla ritrovata vena monopolizzatrice sul mercato (e sul campo, come recita la cucitura sulle nuove maglie) della Juventus, in attesa che Marotta ci delizi con l’acquisto del campionissimo, anche se di Fausto Coppi ce n’è uno solo. Sarà per questo che ci ostiniamo ad usare il termine top-player.

Comunque, partiamo da un dato oggettivo: nè Thiago, nè Ibra avrebbero voluto lasciare il Milan. E questa è già una notizia: in un’epoca in cui cambiare maglia diventa più frequente di un cambio di stagione, ci sono due giocatori che non fanno salti di gioia per il trasferimento imposto dalla propria società. Certo, c’è la questione economica, alla fine non andrebbero a guadagnare tanto in più (come ad esempio è successo ad Eto’o); poi c’è la questione sportiva, quella di andare a confrontarsi con un campionato decisamente più “povero” tecnicamente e meno rinomato come quello francese. Ma è comunque una notizia.

Poi, un’altra verità inconfutabile.
Fin dall’inizio il piano era questo: far credere che ci fosse una trattativa per Thiago, fingere di rifiutarla, per poi cedere di soppiatto di fronte all’offerta indecente per il “pacchetto”. L’obiettivo principale era liberarsi di Ibra e del suo ingaggio monstre. Anche Leonardo ha recitato bene la sua parte.
Già, Ibrahimovic. Scaricato dalla sua squadra: per uno abituato a fare il “farfallone”, non deve essere una sensazione piacevole; Thiago Silva invece si sente preso in giro dal Milan (a ragione, visto che si è trovato in mezzo a questa patetica sceneggiata), dopo che lo aveva blindato non meno di 10 giorni fa, rinnovandogli addirittura il contratto a cifre maggiori.
Il Milan, che ha appena attuato il ricambio generazionale più sostanzioso della sua storia (e brusco, forse bisognava cambiare più gradualmente), ora si ritrova a dover affrontare la preparazione alla nuova stagione non solo senza i senatori, ma anche senza i suoi due più grandi trascinatori, giudicati da tutti indispensabili per aprire un nuovo ciclo.
Nuvoloni scurissimi si addensano sul futuro del “Club più titolato al Mondo”. E francamente non ci sono neanche idee chiarissime su come reinvestire i circa 70 milioni che in Via Turati incasseranno dagli sceicchi del Psg.

Ecco, le idee.
Logica vorrebbe che un rinnovamento, perchè di questo si dovrebbe parlare, debba partire da giovani talenti: in quest’ottica, il Milan ha già svecchiato la sua rosa, e sul mercato ci sono diversi giocatori che potrebbero fare al caso dei rossoneri. Qualche nome? Astori, Criscito, Ogbonna, Peluso, Ranocchia, Hummels (più difficile) per la difesa; Poli, Nainggolan, Ramirez a centrocampo; Destro, Jovetic, Balotelli per l’attacco. Se invece, come sembra, gli obiettivi più concreti per rimpiazzare i due partenti (più eventualmente Robinho, anche lui con le valigie pronte) sono Tevez, Dzeko e Rolando, beh, allora c’è da rimanere ancor più perplessi.
Il Milan ha la grande occasione di ricostruire. Ripartire daccapo, con un progetto giovane e il più italiano possibile. Sarebbe una grande segnale, e soprattutto servirebbe a far capire che il Milan non è finito, che può essere competitivo anche subito, e che ha ben chiaro come uscire da questa selva intricata.

Berlusconi e Galliani devono agire con grande intelligenza.
Sanno benissimo che siamo entrati in un’epoca in cui c’è una crisi internazionale forse senza precedenti dalla fine della Prima Guerra Mondiale, e tutte le aziende, comprese quelle di famiglia del Cavaliere, sono in difficoltà. Il Milan non fa differenza. In Italia non possiamo più competere con sceicchi, petrolieri, o con banche spagnole che si indebitano fino al collo prestando soldi a fiumi a Real e Barcellona, giustificando così un mercato scorretto, ai limiti dell’illegale. Ecco spiegati i motivi del doloroso sacrificio. E il tifoso, anche quello più deluso, più amareggiato, non può non considerare questi fattori.
Costruire una squadra con i migliori talenti in circolazione, con un “salary cap”, con contratti “normali”, può essere una soluzione, fino a quando non si saranno calmate le acque. Il Milan potrebbe porsi come società modello nella crescita dei giovani, rimanendo competitivo in Italia, e cercando di ritornare ad esserlo anche in Europa il prima possibile. Un po’quello che ha fatto il Barcellona: si è costruito i talenti in casa, anno dopo anno, e si è ritrovato di colpo con la squadra più forte probabilmente della storia del calcio. Un progetto ambizioso, che necessita di tempo, pazienza ed entusiasmo. Entusiasmo che deve essere in primis una prerogativa della dirigenza, che ora più che mai è costretta a prendere una decisione che può segnare una svolta epocale.
La stessa svolta che Berlusconi diede al calcio nel 1986, quando acquistò il Milan e decise di farne (e lo fece) la squadra più forte di tutti i tempi; quella svolta che cambiò il mondo del calciomercato, e che iniziò a far girare cifre spropositate nel mondo del pallone (da Donadoni a Lentini, da Gullit a Papin).
Per uno strano scherzo del destino, oggi il Milan di Berlusconi viene indebolito con le stesse tecniche con cui un tempo si rafforzava.
Siamo davanti ad un bivio. Ci vuole un’idea, ci vuole una reazione.
Altrimenti sarebbe opportuno cedere il passo. Con i ringraziamenti di tutti per quello che è stato, e che non si può dimenticare.

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