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Roma, sono cinque su cinque: battuto anche il Liverpool. A segno Bradley e Florenzi

26 luglio 2012 1.167 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Una buona serata, una bella partita. La Roma batte il Liverpool (e già questa, in sé per sé, è una notizia), infilando la quinta vittoria su cinque amichevoli estive, seconda in terra statunitense. Al Fenway Park di Boston, casa dei Red Sox (e dei proprietari americani DiBenedetto e Pallotta), i giallorossi mostrano lampi di puro calcio zemaniano, restituendo un po’ di sana speranza ai tifosi, ancora stravolti dalla malinconica annata autografata Luis Enrique. Contro un avversario privo di molti titolari (Gerrard e Borini in primis) ma con Aquilani in campo dal 1′, Zeman tenta di nuovo l’esperimento Totti esterno sinistro d’attacco. Una soluzione che personalmente mi convince meno di zero. Il boemo ci crede e va avanti, puntando su Osvaldo centrale e Nico Lopez (a sorpresa) sull’out destro. Ma partiamo da dietro. Ottima prestazione di Lobont tra i pali, sostituto dell’indisponibile Stekelenburg. Il romeno salva il risultato nel primo tempo (su botta ravvicinata di Shelvey) mostrandosi molto più sicuro rispetto alla trasferta di Vienna.

In difesa “solito” rendimento di Rosi e Taddei. Tanta volontà ma anche molti limiti. C’è poco da fare, li bisogna intervenire e con urgenza, in attesa di capire il futuro di José Angel (in panchina per 90′ a Boston, sempre più lontano dalla Roma…alleluja) ed il reale valore del terzino paraguaiano Ivan Piris, prelevato dal San Paolo. Ne servono altri due, uno per fascia. Al centro primo test “serio” per intuire le condizioni di Burdisso e l’inserimento in squadra di Leandro Castàn. Molto bene il Bandito, sicuro e presente. Un po’ lento il brasiliano, i cui accostamenti con colleghi del presente e del passato proseguono senza soluzione di continuità. Un po’ Zago, un po’ Lucio. Auguriamoci che il numero 44 (che fu di Kjaer…) non gli porti sfortuna. Nella ripresa Zeman concede spazio a Romagnoli (17 anni e buona personalità) riproponendo a sinistra Gabriel Heinze. Il Gringo sembra ormai destinato a rimanere nella Capitale (salvo sorprese del mercato) e il boemo sta cercando di capire come impiegarlo al meglio, in caso di necessità. Se al centro o su una delle due corsie laterali.

A centrocampo, in attesa di riavere De Rossi, spazio alla regia di Tachtsidis. Meno brillante rispetto alla gara di Chicago contro lo Zaglebie, ma comunque presente e voglioso di sciorinare buone giocate. Ai suoi lati Bradley (già una garanzia) e Pjanic. L’americano fa il suo, corre e sorveglia ogni zona del campo. Il bosniaco, come al solito, si accende e si spegne. E’ capace di far cose deliziose palla al piede, ma anche di assentarsi per lunghi tratti del match. Starà a Zeman “svegliarlo” un pochino, anche perché alle sue spalle premono. Marquinho è ancora in ritardo di condizione (l’augurio è che possa tornare presto al top), contro i reds fa un’ottima figura Florenzi, a segno per il 2-0 al 69′ dopo il primo gol di Bradley al 63′. Nel finale rete del 2-1 di Adam. Davanti, i soliti cinque ad alternarsi (in attesa di Destro, arrivo che scombussolerà di nuovo gerarchie ed ordini precostituiti). Lopez non brilla particolarmente. Ma ha 19 anni e di gare del genere (seppur amichevoli), contro avversari di tale spessore, non ne ha mai giocate. Tempo al tempo.

Su Osvaldo vado un po’ in controtendenza. La maggior parte del pubblico romanista lo stima e lo considera un “animale da gol”. Uno di quelli che in campo dà il fritto sempre e comunque. Non c’è dubbio. L’impegno dell’italoargentino è fuori discussione, quel che contesto è il termine “animale”. Batistuta era un animale. Uno che di certo non perdeva tempo ad aggiustarsi il ciuffo dei capelli durante la partita. Osvaldo ha le doti nascoste della belva d’area di rigore, ma è ancora troppo “narciso” in alcune situazioni. Deve tirar fuori (tutta) la sana rabbia che ha dentro. Dopodiché potrà esser considerato (a tutti gli effetti) un grande attaccante. Ad oggi, almeno a mio parere, non lo è. Totti esterno sinistro fatica, ma Zeman insiste. Gli sviluppi del “caso” andranno seguiti. Nella ripresa dentro Lamela e Bojan, le altre due eterne promesse in attesa di sbocciare. Bene l’argentino, ancora privo del necessario killer instinct, ma abile a sfornare i due assist-gol del match. Molto meno bene lo spagnolo ex Barça. Pressoché invisibile. Lavori in corso, mercato aperto. Questa Roma va migliorata e perfezionata, fin qui Zeman ci regala almeno una certezza. Si torna a vedere del calcio vero. Dove l’obiettivo è tirare in porta e fare gol, e non sbolognarsi il pallone a due all’ora in mezzo al campo, tentando una grottesca e patetica emulazione del futbol blaugrana. Già mi basta per esser più sereno.

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