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ROMA-CATANIA 2-2 – I fantasmi del passato recente, l’attesa di un futuro migliore

27 agosto 2012 1.046 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) E così abbiam lasciato spiagge, mari, montagne e vacanze per tornare alla vita di sempre. Che per i malati di calcio come noi vuol dire soprattutto “partite”. Per me, in particolare, vuol dire Roma. Prima esibizione ufficiale dei giallorossi in campionato, dopo un filotto di amichevoli vinte. Pronti e via, ci si attende tanto. Forse troppo. Zeman, il calcio spettacolo, i tagli, le verticalizzazioni, i tiri in porta, i gol. Davanti, però, stavolta non c’è El Salvador o il Gaz Metan Severin, bensì il Catania, una delle squadre più rognose e fastidiose dell’intera Serie A, che pur orfano di Montella gioca a memoria ed è un cliente “abbordabile” solo sulla carta. L’umile Maran non stravolge nulla, riparte dal 4-3-3 e dalla formazione base dell’Aeroplanino, con le uniche eccezioni rappresentate dai rientri di Andujar in porta e Alvarez sull’0ut destro difensivo. Gli altri, le “stelline”, ci sono: da Gomez a Bergessio, passando per Almiron, Lodi e Barrientos.

Il boemo sfodera il suo primo undici stagionale e sulle note dell’inno d’apertura sembra emozionarsi, quasi commuoversi. Tredici anni dopo il 4-1 di Vicenza (maggio 1999) è di nuovo lì a guidar la sua Roma, quando ormai (forse) non sperava neanche più in un ritorno in Serie A. Realtà e attualità, tuttavia, stroncano dolci ricordi e sentimenti. Bisogna soprattutto giocare, e vincere. Un anno intero di delusioni luisenrichiane non può esser dimenticato al volo, in una sola sera, ma è bene iniziare. Fare il primo passo. Ecco perché l’attesa è tanta, sin dai primi minuti. C’è voglia di vedere calcio vero, veloce, ficcante. Una Roma propositiva e non statica, feroce e non femmina, concreta e non inconcludente. Quel che accade nella prima mezzora va contro ogni più rosea aspettativa. In panchina c’è Luis travestito da Zeman. In campo non ci sono più Kjaer, José Angel, Rosi e Greco, ma il succo non cambia gusto.

Ci si muove a velocità pachidermica, le idee scarseggiano, il gioco non c’è. Si punta sul lancione verso Osvaldo e su qualche invenzione (che non arriva) degli esterni offensivi. Un’occhiata ai nuovi: c’è Piris a destra, fisicamente simile Cicinho, fin qui non esaltante. C’è Castàn, un bestione brasiliano al centro della difesa con Burdisso. Rude, lento, cattivo, concentrato. Andrà seguito, capendone pregi e difetti. Balzaretti a sinistra è garanzia di corsa, impegno e rendimento. A centrocampo ecco un goffo Bradley, intimidito dall’Olimpico e dal primo impegno “vero”. Il resto è roba che conosciamo. Stekelenburg, Burdisso (bentornato!), De Rossi, Pjanic, Totti, Lamela e Osvaldo. Tutti presi dalla smania (chi più, chi meno) di riscattare una stagione (l’ultima) desolante. Ma i primi trenta minuti, come detto, non portano grandi frutti. Alla Roma serve una svegliata, e gliela dà il Catania.

Marchese, come tre mesi fa (era il 5 maggio, ultima gara di campionato dei giallorossi all’Olimpico), segna in posizione irregolare approfittando di una deviazione di Osvaldo su tiro da fuori di Almiron. L’Olimpico è gelato (per modo di dire, vista la temperatura…), si parte col piede sbagliato. E si rischia di andare al riposo sullo 0-2 quando Gomez, solo davanti a Stekelenburg, spreca tutto sparando addosso al gigante orange. Voto 4,5 al primo tempo, inizia il secondo. E si riparte bene, con più convinzione e velocità. Lamela impegna Andujar su punizione, Osvaldo di testa coglie il palo. Al 59′ Pablito rispolvera un gesto d’antica bellezza, la rovesciata, ingiustamente “punita” da uno sbadato guardalinee durante Roma-Lecce di otto mesi fa. L’assist in verticale (delizioso) è di De Rossi, la coordinazione dell’italoargentino sublime, l’esecuzione fantastica. 1-1, la Sud ruggisce, l’0biettivo ora è vincere. Ma l’intensità non è sufficiente, le distrazioni difensive emergono ed è di nuovo il Catania a colpire con Gomez al 69′. Il Papu approfitta di una prateria lasciata libera da Piris e punisce Stekelenburg di sinistro sul secondo palo.

E’ una mazzata che fa male. E infatti la Roma sembra svanire nel nulla. Il caldo si fa sentire, le energie residue non bastano, si va verso una sconfitta impietosa e dolorosa. Zeman improvvisa una serie di scelte che, se fatte da Luis, sarebbero state accolte da feroci critiche e improperi. Dentro Marquinho nel ruolo di ala destra (al posto di Lamela) e Florenzi intermedio destro (fuori Pjanic, con Bradley spostato sul centrosinistra). Il brasiliano non ne imbrocca una, il povero Bojan (lasciato in panchina) ha un’espressione che è tutto un programma. La mossa divina, finalmente, arriva all’85′. Esce Totti infortunato (ottimo per impegno e professionalità in un ruolo che non gli appartiene da 13 anni), entra Nico Lopez, el conejo, il bimbo dentone dal talento magico. E l’uruguagio al 92′ estrae dal cilindro la giocata vincente: sombrero in area su Alvarez e bolide mancino. Freddato Andujar, 2-2 con brivido finale (traversa di Castro al 94′). Meglio di niente, ma non può e non deve esser questa la vera Roma versione 2012-2013.

Partire ora con le critiche sarebbe fuori luogo e non ne ho neanche tanta voglia. Siamo a fine agosto, con la testa ancora al relax dell’estate. Restano tanti punti da sottolineare e rivedere. In primis, il mercato. Da molti giudicato “sontuoso”, a me non continua a non convincere al 100%. Bene Balzaretti, buon colpo. Destro pedina utile (ma da centravanti c’era già Osvaldo), Bradley acquistato perché americano (bravo, ma nel suo ruolo c’era di meglio). Gli altri? Giganteschi punti interrogativi. Piris è tutto da scoprire, Castàn pure, figuriamoci Marquinhos, Tachtsidis e Dodò. Sarebbero serviti (servirebbero) un altro difensore centrale d’esperienza, un grande terzino destro e forse un mediano di maggior corsa (alla Behrami o alla Nainggolan). Nell’attesa (eterna) che gente come Lamela e Pjanic decida di esplodere. Il calcio zemaniano ancora non si vede, i singoli non soddisfano, le lacune sono evidenti. C’è tempo per migliorare (si diceva anche un anno fa…), l’augurio è di non buttare un altro anno nel cestino. Sarebbe troppo.

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