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ROMA-ATALANTA 2-0 – Lamela e Bradley rialzano Zeman. Ma è polemica sui grandi esclusi

8 ottobre 2012 970 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Ci sono tre tipi di vittorie, nello sport: la vittoria da goduria pura, la vittoria di Pirro ed il “brodino”, che fa tirare un sospiro di sollievo, senza esaltare. Alla terza categoria appartiene il 2-0 della Roma all’Atalanta, più o meno simile al 3-1 rifilato un anno e sette giorni fa sempre all’Olimpico, sempre ai bergamaschi di Colantuono, sempre alla vigilia della sosta per le nazionali. A Luis Enrique, quindici giorni dopo, toccò perdere il derby (quello del gol di Klose al 93′) e ripiombare nel baratro, mentre Zdenek Zeman è atteso dalla trasferta di Marassi contro il Genoa. Ne parleremo. Avremo modo, tempo e maniera di farlo. Ora conta concentrarsi sul piccolo sospiro. Sulla minestrina saporita.

La Roma mostra sé stessa, in perfetta sintonia col suo stile ed il suo dna. Non aggredisce l’avversario, appare timida nei primi minuti, con poche (e confuse) idee, distratta in difesa. L’Atalanta, atterrata a Fiumicino per “catenacciare” e poco altro, intuisce subito i limiti psicologici dell’avversario e decide di partire all’attacco. Prima Denis si fa ipnotizzare a tu per tu con Stekelenburg, poi Moralez sottoporta coglie la traversa, infine di nuovo Denis (nel cuore dell’area di rigore) ciabatta a lato col mancino. Pessimi presentimenti, Roma quasi agonizzante e in perenne attesa di un calcio zemaniano che ancora non si vede. Restano i lampi isolati dei fuoriclasse stagionati e dei campioncini pompati. Lamela e Totti sembrano ispirati e alla mezzora confezionano il vantaggio. Il Coco vede Francesco al limite dell’area, delizioso cucchiaino “di ritorno” in profondità, Erik protegge palla e di fino scavalca Consigli, realizzando l’1-0. E’ un gol rivitalizzante, che attenua gli entusiasmi orobici e riaccende un po’ di sana verve nella larvale Roma di quest’ultimo periodo. La traversa di Destro, su assist di Lamela, è una conferma del momentaccio vissuto dall’ex centravanti di Genoa e Siena. Pazienza.

Quel che conta è che la Roma, ad inizio ripresa, non s’impaurisca di nuovo, fino a farsi metter sotto dall’Atalanta, com’erano in molti a temere. Tutt’altro. Sarà per la giornata storta di Denis e soci, sarà per un po’ di fortuna, sarà quel che sarà, al 62′ Bradley approfitta di un goffo intervento di Consigli su botta da fuori di Destro, indovinando il tap in vincente. E’ 2-0, tutti tranquilli, o forse no. A diciotto dalla fine Denis segnerebbe un gol regolarissimo, ma la terna arbitrale capeggiata dal signor Banti annulla per fuorigioco inesistente. E a noi, pur riconoscendo l’errore, forse va bene così. Ci evitiamo un quarto d’ora (e passa) di sofferenze, mal di testa, spettri d’ogni genere. In soli novanta minuti sfatiamo più tabù: torniamo a vincere, a farlo in casa e a non subire gol. Persino Zeman festeggia il ritorno al successo all’Olimpico che gli mancava da tredici anni. Ebbene, è già ora di voltar pagina. Senza inutili entusiasmi (ci mancherebbe), con una discreta classifica e prospettive tutte da verificare.

Il Genoa a Marassi, tra due settimane, sarà un test serio e duro. Bisognerebbe preparare il match con la dovuta tranquillità, ma temo che così non sarà. Ho lasciato l’argomento clou per ultimo: i grandi esclusi di Roma-Atalanta. Burdisso (forse l’assente più prevedibile), De Rossi e Osvaldo. Tre big, elementi d’assoluta importanza all’interno dello spogliatoio, fatti fuori dal boemo con motivazioni durissime e ben precise, relative al loro comportamento settimanale in allenamento. Botte, staffilate, batoste dialettiche dure da mandar giù e digerire per gente di cotanta fama, quantomeno all’interno del Raccordo Anulare. Il mio auspicio (del tutto inutile, già lo so) è che i media cittadini non avvelenino più del dovuto l’ambiente con analisi (troppo) approfondite su presunti liti, litigi, discussioni interne e via dicendo. Zeman non è soddisfatto di alcuni suoi giocatori e non guarda in faccia a nessuno. Questo è scontato. Ma da qui a dar già per acquisite determinate teorie ce ne passa. Qui a Roma in un minuto si scrive una storia. Esempio? De Rossi e Zeman hanno litigato, De Rossi è la riserva di Tachtsidis, De Rossi a gennaio va via. Si arriverà anche a questo, vedrete. E non è un bene, visto che la Roma, ora come ora, avrebbe soprattutto bisogno di lavorare con serenità. Pura utopia?

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