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PESCARA-ROMA 0-1 – Sblocca Destro, poi tanti errori. O si cambia mentalità o non si va lontano

26 novembre 2012 1.159 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Quando si vince, tutto bene. Si commentano ed analizzano le partite con maggior serenità. Mi prendo l’1-0 di Pescara e i conseguenti tre punti. Presi, intascati, portati a casa. Ma non posso certamente dire di essere soddisfatto al 100% di una Roma sì sesta in classifica, a meno nove dalla Juventus e in piena zona Europa League, ma ancora alle prese con molti difetti e seri problemi d’identità. Questa squadra ancora non sa cos’è. E ciò, molto spesso, la porta a perdersi sul più bello, durante le partite. Manca quella consapevolezza d’esser forti che una bella goleada a Pescara, forse, avrebbe dato. Niente, dall’Adriatico si esce con un solo, misero e sufficiente gol. Lo segna Mattia Destro in apertura di match. Punizione potente di Totti, respinta centrale del giovane portierino Perin e tap in vincente dell’ex senese. Si dice che alcune gare si complicano se non vengono sbloccate in fretta. La Roma riesce a segnare subito l’1-0, ma non le basta per trascorrere un pomeriggio tranquillo. E non per merito della squadra di Bergodi.

Nel primo tempo il Pescara è zero sul piano del gioco e dell’impostazione. Solo un’uscita sbagliata di Goicoechea spaventa i tifosi giallorossi. Per il resto, è solo Roma. O meglio, sono solo errori romanisti. Pasticci banali, stupidi, sciocchi, da squadra leziosa e immatura. Tocchi pigri, soluzioni frettolose, mentalità mediocre. Parole dure, sì. Ma basta vedere la differenza con la Juventus, che due settimane fa, con lo stesso avversario, nei primi 45′ andò a segno cinque volte. Non c’entra l’esclusivo valore dei singoli, bensì il livello di fame e cattiveria della squadra. Nella ripresa, stessa storia. Un Osvaldo in versione Vucinic (i due si assomigliano sempre più, geniali e decisivi nelle giornate di grazia, da prendere a legnate sui denti quando hanno la luna storta), un Totti insolitamente impreciso, Pjanic evanescente. L’unico ad incidere? Destro, che ha assoluta voglia di approfittare delle tre settimane d’assenza di Lamela. Dopo aver sfiorato il 2-0 di testa nel primo tempo (miracolo di Perin), la punta marchigiana si ripete andando ad un passo dalla doppietta anche nel secondo. L’estremo difensore, controfigura di Aquilani, è ancora bravo a dirgli di no.

Bergodi si gioca la carta Weiss al posto di Quintero, mentre Zeman cambia modulo (!), passando al 4-4-2 con gli ingressi di Marquinho e Perrotta in luogo di Florenzi e Destro. Negli ultimi minuti, la Roma rischia di pagare gli erroracci indisponenti dell’intera partita. Per fortuna la difesa, sorretta da Marquinhos e Castàn (ben più convincenti dei laterali Piris e Balzaretti), regge l’urto abruzzese e non combina danni. Con Tachtsidis per Osvaldo nel finale si passa addirittura al 4-5-1, chiudendo il match in stile Mazzone. Quel che conta, repetita iuvant, è il risultato al triplice fischio, e una classifica un pochino più “simpatica” rispetto a tre giornate fa. Riassumendo: la Roma deve liberarsi in fretta dall’atavico leziosismo e dall’eterna mancanza di attributi. Facile sottolineare i difetti di un gruppo quando perde o pareggia. Io voglio farlo oggi, dopo una vittoria. Così non si va lontano. O si tirano fuori le palle, giocando da squadra, mostrando bava alla bocca e voglia di spaccare il mondo, o non si crescerà mai. A Siena, domenica, il prossimo esame. Severamente vietato scherzare ancora col fuoco.

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