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ROMA-INTER 2-1 – Il primo round è nostro. Ora testa e cuore al campionato

24 gennaio 2013 1.009 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) In un confronto diretto tra andata e ritorno, vincere il primo match (in casa) per 2-1 ti lascia sempre un po’ nel dubbio. Buon risultato? Un passo in avanti o uno indietro per il passaggio del turno? Ed ogni volta, è il caso di attendere l’esito del return-match per avere risposte chiare ed inequivocabili. Dovremo aspettare il 17 aprile e la sfida di San Siro per comprendere l’effettiva bontà del secondo successo stagionale ai danni dell’Inter. Io, personalmente, mi prendo la vittoria e provo a godermela. Se non altro perché andremo a Milano, in primavera, con qualcosa da difendere e non da inseguire. Non è il caso di aver paura. La sfida di campionato del 2 settembre scorso ha dimostrato che la Roma, se in palla, non deve temere la scala del calcio. Tutt’altro. Ergo, ritengo sia il caso di essere ottimisti ed analizzare il primo round. Partita bella nei primi 45′, grazie ad una Roma molto zemaniana. Capace di tutto e del suo contrario. Di creare pallegol a raffica e subire, all’improvviso, le fiammate dell’avversario.

Finché c’è intensità, siamo in grado di mettere in difficoltà chiunque. Piris e Balzaretti, pur nella loro “normalità tecnica” (per non dire mediocrità) quando avanzano fanno male. Florenzi è sempre una zanzara e davanti, sia Totti che Lamela, anche nelle loro giornate peggiori, costituiscono insidie costanti per le difese avversarie. Oltre ovviamente a Destro, l’uomo di Coppa, di nuovo titolare. Entrambi di testa e molto simili i gol giallorossi. Protagonista Piris, due volte al cross vincente. Prima Florenzi poi Destro spietati nel fulminare Handanovic. Nel finale, proprio come domenica scorsa, il gol maledetto di Palacio. Stavolta imbeccato da Cambiasso su punizione. Sarebbe servita una grande reazione nella ripresa, ma è venuta a mancare la birra. La Roma, ora come ora, sembra incapace di autogestirsi. Dà tutto nei primi tempi (vedi anche Catania) e sparisce nei secondi. Problema mentale o fisico? Difficile dirlo. Resta, almeno, la migliore attenzione difensiva del secondo tempo. Non abbiamo concesso molto altro all’Inter, proteggendo la preziosa vittoria.

Avremo un sogno da inseguire ancora, da qui al 17 aprile. Un sogno che vogliamo esaudire, pur sapendo che (nell’eventualità del passaggio del turno) Juve o Lazio sarebbero avversarie terribili. Ora la mente torna al campionato, ad una classifica quasi pietosa, da sistemare e correggere. La Roma di quest’anno è difettosa, come difettose sono (da sempre) le squadre di Zeman. Divertenti, a tratti eccitanti, ma prive di equlibrio e solidità difensiva. Detto questo, si può rientrare nel giro europeo. L’Inter non ci è superiore, neanche il Milan e a conti fatti neppure la Fiorentina (battuta due volte su due in stagione). Possiamo giocarcela con queste tre, almeno per il quarto posto (che ci garantirebbe l’ingresso in Europa League senza l’obbligo dei preliminari). Accantoniamo ogni discorso relativo alla zona Champions. Non è roba per noi, almeno al momento. Ripartiamo da Bologna, domenica. Sfida delicatissima, contro una squadra di guerrieri, assetata di punti salvezza. Non sarà facile, tutt’altro. La tradizione al Dall’Ara è positiva, ma ciò non mi rassicura. Rivoglio una grande Roma in campionato, al più presto. Con un Torosidis in più. Acquisto non esaltante, ma (mi auguro) utile e funzionale.

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