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BOLOGNA-ROMA 3-3 – Difesa assente, portiere imbarazzante. Scendiamo all’ottavo posto

27 gennaio 2013 918 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Che dire? Non ci fosse l’appiglio Coppa Italia (al quale rimarremo appesi almeno sino al 17 aprile), questa stagione sarebbe già un dramma totale. Ci stiamo avviando, lentamente e con molta discrezione, al periodo dei bilanci. Secondo anno di nuova gestione, secondo fallimento. Non ci sono attenuanti, la classifica parla chiaro. La Roma è ottava, con un punto in meno rispetto all’anno scorso. Sorpassata in classifica persino dal Catania, a -15 dalla Juve, -9 dalla Lazio, -2 dal sesto posto occupato dalla Fiorentina. Il tempo per risalire, in teoria, ci sarebbe. Già, ma come si risale? In che modo? Con quali credenziali? Questa squadra offre degli spunti concreti di solidità, stabilità ed equlibrio per poter pensare ad una rapida risalita? In un campionato del genere, basterebbero tre vittorie consecutive per recuperare. Ciò è testimoniato da quanto accaduto a dicembre, quando la Roma vinse cinque gare su sei, ritrovandosi a ridosso delle prime posizioni. Ma, aldilà del famoso inverno zemaniano (che già conoscemmo quindici anni fa), il campo ci sta dando risposte inequivocabili.

Questa squadra non è da corsa. Può fare grandi partite, eccezionali spezzoni. Può essere letale nella sfida secca (non a caso è arrivata in semifinale di Coppa Italia), ma sulla distanza rischia di pagar dazio contro chiunque. Prendiamo il Milan di Allegri. Non un coacervo di stelle, ma un gruppo di seri professionisti con un minimo di equilibrio in campo. Risultato? Una serie di risultati positivi in fila che stanno consentendo ai rossoneri di risalire la china ed “annusare” il terzo posto. La Roma non dà garanzie e lo si vede. Ogni azione manovrata è un potenziale gol, ogni tentativo degli avversari può tramutarsi in patatrak. Non c’è sostanza, manca l’abilità nel saper gestire le energie e la partita. Si viaggia a fiammate, sfruttando l’esuberanza atletica dei primi trenta minuti e la classe di alcuni singoli. La difesa balla sin dall’inizio. Poi, quando la birra finisce e la lucidità viene meno, si scatena il dramma. Questa, in sostanza, la partita di Bologna. Un 3-3 che ci ha riportato indietro di tanti anni. A quei Cagliari-Roma e Perugia-Roma del ‘99, prettamente zemaniani. Dove le davi e le prendevi, andando avanti così sino al novantesimo. Con la speranza di arrivare al fischio finale con una rete in più degli avversari.

Non ho esultato al gol di Florenzi al 9′. Già sapevo, in cuor mio, che il Bologna avrebbe reagito e fatto male alla Roma. Ho esulticchiato al 2-1 di Osvaldo, ho sperato al 3-3 di Tachtsidis. Già, sperato in una vittoria che sarebbe tanto servita, e che non è mai arrivata. Giustamente, peraltro. Senza equilibri, è inutile avere grandi pretese. Se poi Zeman insiste sulle sue follie, cosa ci si può aspettare? Non solo è sandaloso far giocare Goicoechea al posto di Stekelenburg, ma anche al posto di Lobont. Il buon Tachtsidis, nonostante il gol, continua a latitare. Anonimo se va bene, disastroso nelle giornate peggiori. Io, col dovuto rispetto, sono abituato a Pizarro. Scusate se è poco. Gli altri? Difesa pessima. Se non c’è Marquinhos si va a picco. Bradley e Florenzi i soliti condottieri con tanto cuore e poco piede. Pjanic e Osvaldo leziosi, Totti in affanno al terzo match disputato in tre giorni. Persino il neoarrivato Torosidis (tre cross sbagliati su tre) è stato travolto dal fiume di mediocrità. Tanti, tanti problemi. E in tutto questo, l’esponente massimo della dirigenza (signor Franco Baldini) continua ad essere assente ingiustificato.

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