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ROMA-GENOA 3-1 – Il solito Totti segna e trascina. Terzo posto a -5

4 marzo 2013 1.178 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) E’ una stagione così. Si vive di periodi, belli e brutti, malinconici ed esaltanti. La Roma di adesso è un qualcosa di completamente diverso rispetto alla squadraccia mal ridotta di un mese fa. Andreazzoli, l’uomo venuto dalle segrete stanze di Trigoria, ha rimesso in sesto un enorme pasticcio, restituendoci ambizioni e speranze. Di fatto, siamo a cinque punti dal terzo posto e abbiamo una semifinale di ritorno di Coppa Italia da giocarci con un gol di vantaggio (contro l’Inter peggiore degli ultimi dieci/quindici anni). E’ bello essere ancora lì, un po’ protagonisti, appesi a qualcosa, dopo tante sofferenze. Soprattutto, ora come ora, è rasserenante ammirare questa Roma più logica. I paradossi dell’era zemaniana sono un lontano ricordo, nonostante il boemo sia stato esonerato solo un mese fa. La Roma del “normal one” vince e lo fa da grande. Soffrendo, concedendo qualcosa e trovando il colpo risolutivo al momento giusto.

Di cose che non vanno ce ne sono ancora molte. La difesa continua a subire troppo, figuriamoci quando manca Marquinhos. Burdisso, contro il Genoa, oltre ad aver regalato il rigore dell’1-1 a Borriello (grave ingenuità), è sembrato teso e impacciato. Piris si salva con la determinazione, Romagnoli è giovanissimo e va ancora valutato al meglio. Per ora, il 18enne si regala una buona gara ed un gol memorabile. Nota positivissima Stekelenburg, che nei 90′ con i liguri para quasi tutto. A centrocampo, Andreazzoli attende ancora il miglior De Rossi, in forma non eccezionale. Torosidis, nella sua normalità, è una garanzia. Di nuovo deludente Balzaretti, destinato a giocarsi il posto con Marquinho (a sinistra) fino a fine stagione. Pjanic, l’intuizione più importante di Andreazzoli, che lo ha in sostanza proposto nel ruolo di regista accanto a Daniele, si fermerà un po’ a causa di una brutta distorsione alla caviglia. Peccato. E davanti? Lamela, ancora molto lezioso, conserva dei lampi che lasciano intendere chi e cosa potrà diventare (speriamo presto). Su Osvaldo, meglio stendere un velo pietoso. Gran partita con la Juve, due settimane fa. Poi, prove indisponenti e solito atteggiamento da calci nel sedere. Parliamo di un buon centravanti, che ha in dote dai quindici ai diciotto gol a stagione, ma che al momento non possiede la continuità e la spietatezza dei migliori punteri d’Europa.

Dulcis in fundo, c’è lui. Anzi, Lui. Non so più cosa dire di Totti. Ha esordito in A quando avevo da poco compiuto cinque anni. Me lo sono visto e gustato tutto, dal primo all’ultimo gol, dal primo all’ultimo colpo di tacco, dalla prima all’ultima giocata utile per la squadra. Posso dire di esser fortunato. Tra trenta, quarant’anni racconterò ai più giovani di aver visto con i miei occhi il miglior calciatore della storia della Roma. Un ragazzino che a 36 anni e mezzo ha ancora la forza e la voglia di trascinare i compagni, sciorinando classe e intelligenza calcistica. 225 gol in Serie A, 280 con la Roma. Altri record, altri traguardi personali, che speriamo possano tornare presto a combaciare con i successi collettivi. E accanto alla maestosa figura del numero 10, mi piace inserire quella di un altro illustre vecchietto, Simone Perrotta. Nella Capitale da nove anni, con cuore e orgoglio. Pur non essendo più titolare e indispensabile come una volta, pur giocando pochissimo, pur sapendo che (a meno di clamorose sorprese) a giugno la sua avventura capitolina finirà, Super Simo continua a dare tutto per la Roma. Sarò scontato e banale, ma io un uomo ed un professionista del genere, in squadra, lo vorrei sempre. E quando non ci sarà più, ne sentirò terribilmente la mancanza.

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