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ROMA-LAZIO 1-1 – Bicchiere mezzo pieno per il risultato, vuotissimo per la prestazione

9 aprile 2013 971 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) E anche questo derby ce lo siamo tolti di torno. Per noi, per la Roma, era una partita delicatissima. C’era il terrore di perdere ancora, per la quarta volta di fila, ed è giusto dire che ci siamo andati vicini. Forse con merito, vista l’ennesima prova scadente della squadra. Eppure in avvio qualcosa si era visto. Un po’ di voglia, di aggressività. Troppo poco. Alla Lazio è bastato entrare in partita per rompere gli equilibri. Il gol di Hernanes, favoloso, da campione vero, ha letteralmente privato i nostri di sicurezza e serenità. Per mezzora abbondante, la Lazio ha nascosto il pallone alla Roma, e i ragazzi di Petkovic dovranno fare a lungo mea culpa per non aver chiuso lì la gara. L’opportunità del 2-0 è arrivata, ad inizio ripresa. Solita difesa giallorossa in affanno, Lulic che asfalta Torosidis e crossa in area, Marquinhos scompostissimo la tocca col braccio ed è rigore. Gentile e generoso il buon Hernanes a spedire la sfera in Curva Nord (o quasi…).

Lì è tornato alla mente il derby di tre anni fa. Quello di Floccari, del rigore parato da Julio Sergio sull’1-0 e della rimonta dal profumo di scudetto. Trama simile, se non identica. Dopo pochi minuti, occasione dagli undici metri per noi. Fallo di Hernanes su Pjanic in area, dal dischetto un grande Totti impatta e raggiunge Delvecchio e Da Costa a quota nove gol nei derby. Un altro record, tanto per rimpolpare la nutrita collezione. Quindi? Inerzia tutta a favore della Roma, Lazio costretta a difendersi anche a causa dell’espulsione di Biava a 20′ dalla fine. La partita, aldilà del logico coinvolgimento emotivo, è rimasta brutta. Per certi versi inguardabile. Soprattutto non è piaciuta la prestazione della Roma. Come sempre svagata, imprecisa, impigiamata. Florenzi e Lamela hanno gettato al vento due grandi occasioni per il 2-1. Vincere ci avrebbe fatto giudicare con molta meno severità la prestazione collettiva, ma non si può esser soddisfatti. Bisogna capire perché ancora una volta in troppi hanno deluso.

Aldilà dell’atavica mancanza di furore e cattiveria (una reazione dopo il rigore sbagliato di Hernanes c’è stata, ma piuttosto confusa, non sorretta dalla necessaria lucidità), spiccano le prove deludenti di alcuni singoli che dovrebbero fare (e dare) molto di più. I terzini? Male, malissimo. Torosidis deludente, sempre in difficoltà con Lulic. Marquinho, un fuori ruolo, ha dovuto patire le pene dell’inferno contro lo scatenato Candreva. Al centro, solita lentezza di Castàn, stavolta non supportato da Marquinhos, impacciato e intimidito (a 18 anni forse è normale avvertire il peso di certe gare). A centrocampo va salvato Bradley, che stavolta ha messo dentro polmoni, muscoli e ardore. Imbarazzante, a volte, la pochezza tecnica di Florenzi, così come inconcepibili restano gli innumerevoli errori di Pjanic (tra i peggiori, aldilà del penalty procurato). Lamela si è acceso a sprazzi, vittima di un’attenta marcatura da parte di Radu. Totti, come sempre, da promuovere a pieni voti. E’ stato leader, punto di riferimento e uomo guida. Ed è giusto che si goda il nuovo record. Noi con lui.

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