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ROMA-PESCARA 1-1 – Ennesima figuraccia di un gruppo inaffidabile. Non c’è crescita

21 aprile 2013 939 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Ragionando con obiettività, se anche nel finale un Lamela, un Totti, un Destro, un Osvaldo o un Nico Lopez (tutti in campo contemporaneamente) avessero trovato il colpo risolutivo, cosa sarebbe cambiato? Un 2-1 interno al Pescara, rimediato con fortuna, avrebbe cambiato i nostri giudizi o comunque la nostra considerazione generale sull’effettiva consistenza della Roma? Risposta: no. E’ bastata la prova complessiva. L’ennesima esibizione inconcludente e desolante di una squadra che non sa crescere. Ripensavo ad un anno fa. Roma-Fiorentina, fine aprile, occasione d’oro per rimettersi in corsa in chiave terzo posto, dopo il ko della Lazio a Novara. Stessa identica situazione, stesso identico copione. Partita imbarazzante (contro una Fiorentina ben diversa da quella attuale), atteggiamento irritante e sconfitta incredibile. E’ trascorso un anno, e non è cambiato nulla. Non basta aver raggiunto una finale di Coppa Italia per potersi sentire sazi, paghi, finalmente cresciuti. Non è così.

Si cresce giornalmente, nel lavoro quotidiano, dimostrando ogni volta di avere fame e voglia di emergere. La Roma no. Si piace (e non si sa bene perché), si guarda allo specchio, ammira se stessa e non arriva a dama. Vedo altre partite, altre squadre, altre situazioni. Gente imbelvita, arrabbiata, disposta a sporcarsi di fango pur di strappare un misero pallone all’avversario. Noi no, niente, siamo altro. Si scende in campo sotto il caldo sole primaverile e ci si trascina con pigrizia verso un traguardo non ben identificato. Il Pescara, squadra tra le più scarse di sempre in Serie A, ha fatto la sua onestissima partita. I giocatori di Bucchi si sono impegnati da veri professionisti, cercando il risultato. Normale, normalissimo. La Roma, forte del suo maggior tasso tecnico, avrebbe dovuto stravincere di goleada. Come minimo. Ma è mancato tutto. Il sano furore, la grinta, la fame. Le solite cose che ripetiamo da giorni, da settimane, da mesi, da anni. Forse da decenni, forse dal 1927. Non cambia nulla, questo è il dramma.

Nel primo tempo Pelizzoli non si è nemmeno sporcato i guanti. Zero parate, pur con un gol da rimontare (guizzo di Caprari al 14′). Secondo tempo forse peggiore. Il gol di Destro al 51′ avrebbe dovuto trasmettere carica e adrenalina all’intero gruppo, che invece ha continuato a dormire. Manovra lentissima, snervante, a tratti patetica. Qualità assente, ritmo inesistente, idee vuote. Piris ha trotterellato sulla fascia destra come un principiante. Torosidis, sull’out mancino, ha lottato con maggior furore, ma con la solita confusione. Centrocampo? De Rossi pachidermico, Pjanic una larva, Florenzi consueto lottatore senza qualità. Male anche gli attaccanti, tutti. Lamela fumoso ed evanescente, Totti sbiadito e incolore come a Palermo, Osvaldo un fantasma rantolante. Destro ha fatto il suo, appena entrato, senza ricevere ulteriori palle giocabili. Caro Andreazzoli, aldilà delle scelte tattiche (finalmente sensate), c’è da rivedere l’aspetto della tensione. Della motivazione. Un allenatore deve trasmettere carica e mentalità ai suoi. Questa Roma cos’è? Un’allegra banda di simpatici dormiglioni, di cui non ci si può più fidare. Da tempo.

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