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ROMA-CHIEVO 0-1 – Rinuncio a capire questa squadra. Il futuro è un rebus totale

8 maggio 2013 918 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) Di solito si arriva a fine stagione con tante certezze, a prescindere dai risultati ottenuti. Si sa tutto di ogni squadra, di ogni allenatore, di ogni giocatore. Nove mesi di campionato dovrebbero bastare ed avanzare per avere un minimo di chiarezza. In realtà, se si parla di Roma, io questa chiarezza non ce l’ho. Ed ho ormai rinunciato ad averla. Ditemi chi è in grado di capire una squadra che passa dalla vittoria con la Juve alla sconfitta di Palermo, dal successo di Milano in Coppa Italia al pari interno col Pescara, dal trionfo di Firenze alla triste, mediocre, malinconica e sbiadita figura casalinga con il Chievo. Una sconfitta che mi lascia esterrefatto ed appiattisce qualsiasi sensazione positiva. L’Europa? E come si fa ad andare in Europa così, quando puntualmente ogni tappa chiave viene fallita. Quando lo scoglio apparentemente più facile si trasforma in ostacolo impossibile da superare. Palermo, Pescara, Chievo. E’ un film già visto, una storia che si ripete. Un guaio atavico al quale nemmeno il più affermato degli psicologi a livello mondiale saprebbe dare una spiegazione.

Quattro giorni fa, bel gioco o non bel gioco, la Roma aveva sbancato l’Artemio Franchi. Difendendo in maniera arcigna, compatta. Concedendo alla Fiorentina solo conclusioni da fuori area e colpendo nel finale con Osvaldo. Poi, il Chievo, un Olimpico non pieno ma comunque appassionato, la possibilità di consolidare il quinto posto ed annusare (almeno per 24 ore) il quarto. Splendide premesse, come al solito rimaste su carta. Di nuovo una Roma triste, sciapa, senza nerbo, lenta, femmina, incapace di costruire azioni in velocità e recuperar palla in fretta. Poca fisicità, poco carattere, poca sostanza. Il tutto (anzi, il niente), coadiuvato dalle scelte illogiche e del tutto fuoriluogo di Andreazzoli. Uno che quando gioca a fare il fenomeno, sprofonda nel baratro. Che senso ha cambiare modulo in continuazione ed esasperare il concetto di turn over? Perché gli impresentabili Piris e Dodò dentro e Torosidis-Marquinho fuori? Cerco risposte che non troverò. L’unica certezza è il risultato, che sa di beffa. Perché la Roma, quando fa la figuraccia, deve farla completa.

Fu solo un caso aver pareggiato col Pescara (ricordate il miracolo di Stekelenburg su Di Francesco?), sarebbe stato meglio (a posteriori) portare a casa almeno un punticino con il Chievo, che invece ha colpito in extremis con Thereau. Perfetta conclusione dell’orribile serata. Si riparte da capo, con l’Europa più lontana. Udinese e Lazio restano lì a darci fastidio ed il calendario non ci offre grandi aiuti. Milan e Napoli, sulla carta, sono rivali toste. Questa Roma stramaledettamente pazza è in grado di fare tutto. Quindi, anche di vincere le prossime due gare. Quel che è impossibile è “affidarsi” alla Roma, darle fiducia, aspettarsi che faccia ciò che in teoria sarebbe logico fare. Tutto inutile. Questa squadra stupisce, nel bene e nel male. Vedremo se anche stavolta, dopo il disastro, tornerà il sereno. Da qui a venti giorni, ogni dubbio verrà sciolto. Capiremo se saremo o no in Europa, se festeggeremo un trofeo, se giocheremo (ad agosto) la Supercoppa con la Juve e se il nome del nostro nuovo allenatore sarà sinonimo di grande mercato estivo. Abbiamo fame di conoscere, ma serve pazienza. E noi romanisti, di pazienza ne abbiamo da vendere. Modestamente.

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