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Miti tricolori : Paolo Rossi

30 agosto 2011 2.941 views Nessun Commento

Quella di Paolo Rossi è una storia piena di cadute e risurrezioni, sorprese e delusioni, il tutto concentrato in un numero di stagioni relativamente brevi. Rossi, classe 1956, dopo i primi calci tirati fra Prato e Firenze, viene aggregato alle giovanili della Juventus. Fa in tempo a esordire in prima squadra per poi essere mandato in prestito nel Como, ma con risultati deludenti. Nel 1976 avviene il passaggio in comproprietà al Vicenza in Serie B, dove agli ordini dell’ allenatore Fabbri trova la sua dimensione e comincia a sorprendere. Segna 21 reti risultando l’ artefice principale della promozione dei veneti in Serie A. L’ anno successivo c’ è molta curiosità nel vederlo all’ opera nella massima serie e Rossi non delude, anzi sorprende ancora di più. Riesce a totalizzare ben 24 segnature contribuendo a portare il Vicenza fino ad un clamoroso secondo posto finale: per lui e per la squadra un anno da incorniciare e la consapevolezza di essere l’ uomo nuovo del calcio italiano.

Arriva come logica conseguenza la convocazione per i Mondiali in Argentina, dove Rossi diventa Pablito, riuscendo a ritagliarsi una grande visibilità internazionale nell’ ottima Italia di Bearzot che si classificherà quarta. La stagione successiva purtroppo i risultati hanno una inversione di tendenza. Il Vicenza prima si svena per ricattare l’ altra metà del cartellino del centravanti poi incappa in una stagione storta, lui in un fastidioso infortunio, che nonostante le 16 reti non può impedire una beffarda retrocessione. La serie cadetta gli va stretta, Rossi deve lasciare il Vicenza ma inaspettatamente non approda ad una grande, bensì in un’ altra provinciale, il Perugia. Non sarà nuovamente un campionato esaltante e sorprendente, con gli umbri che l’anno prima erano arrivati secondi ed imbattuti, Rossi sarà autore di altre 13 reti. Il finale di stagione viene però funestato dallo scandalo calcioscommesse, in cui Rossi viene in qualche modo coinvolto; inevitabile la squalifica di due anni.

Dopo questo crollo Rossi trova nuovamente la forza di ripartire, stavolta in un palcoscenico più importante con il ritorno alla Juventus. La società bianconera lo ingaggia mentre sta scontando la squalifica, dimostrando di credere nel rilancio di questo attaccante che aveva avuto nelle giovanili prima della sua esplosione. Siamo al 1982, l’ anno magico. Innanzitutto Rossi, appena scontata la squalifica, riesce a totalizzare tre presenze in campionato e una rete, in tempo per festeggiare il ventesimo (e dall’ epilogo controverso ndr) Scudetto bianconero, ma soprattutto contro ogni previsione il C.T, azzurro Bearzot gli riconosce grandissima fiducia convocandolo per il Mundial in Spagna che segnerà il suo momento più alto. Le prime tre partite sono deludenti sia per la squadra, sia per lui, sembra che solo Bearzot voglia tenerlo in campo apparentemente senza nessun motivo, ma questa perseveranza pagherà. Nella partita più difficile contro il formidabile Brasile, Rossi si scatena segnando tre reti alla sua maniera e portando la nazionale in semifinale. Proprio così, Pablito si sblocca sul più bello e non si ferma più. Il Mondiale oltre che vittorioso per i colori azzurri, sarà una vetrina per Rossi che segnerà una doppietta alla Polonia e il primo goal nella finale alla Germania Ovest. Oltre che del titolo di campione del Mondo, si fregerà anche di quello di capocannoniere della manifestazione. La sua rinascita culmina con un trionfo mondiale.

A fine stagione arriva anche il Pallone d’ Oro grazie a quelle poche ma decisive partite, a suggellare una anno ineguagliabile. Seguono tre stagioni nella Juventus dove arrivano importanti successi a livello di club, uno Scudetto, una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni, con un apporto di reti altalenante e mai numericamente sorprendente. Nel 1985 si chiude il suo ciclo alla Juventus e approda al Milan, iniziando il suo rapido declino. In rossonero segnerà solo due reti, curiosamente entrambe in un derby con l’ Inter, per poi cambiare nuovamente casacca a fine anno. Nell’ estate 1986 fa parte della spedizione al deludente Mondiale messicano senza mai scendere in campo. Nel campionato successivo viene ingaggiato dal Verona ma quella verve di un tempo non c’ è più, complici anche le non perfette condizioni fisiche che compromettono la sua dote maggiore, la rapidità. Il tempo di segnare appena 4 reti e lasciare a fine stagione non solo i gialloblu ma anche il calcio giocato ad appena 31 anni. Finisce così la carriera di Paolo Rossi, attaccante esploso improvvisamente, sugli altari per tre/quattro stagioni per poi rimanere impantanato nel calcioscommesse, ripartire contro tutto e tutti per vincere un Mondiale da protagonista e uscire dal calcio dopo altre cinque stagioni fra alti e bassi. Rimane sicuramente uno degli attaccanti che più hanno acceso la passione e la fantasia dei tifosi italiani, uno dei pochi a vincere il Pallone d’ Oro e a la classifica marcatori ad un Mondiale.

A cura di Stefano Pieralli

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