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Editoriale: Inter, la fine di un’era. Genoa, a cosa aspiri realmente? Polveriera Lazio, cosa si inventerà Lotito? Muriel e Cuadrado, l’oro di Udine.

23 febbraio 2012 725 views Nessun Commento

(di Michele Pavese)
Qualche settimana fa, tutti celebravamo la rimonta in campionato dell’Inter, guidata dallo stratega Ranieri. Una squadra che aveva preso coscienza dei propri limiti, che aveva fatto della difesa il suo punto di forza, inanellando sette successi di seguito, riuscendo addirittura a portare a casa, con pieno merito, il derby contro l’attuale capolista, e che aveva annullato il gap creato dalla fallimentare gestione-Gasperini. Oggi, a circa un mese di distanza dalla vittoriosa stracittadina, ci ritroviamo a scrivere, con ogni probabilità, la parola fine non solo alle pretese di rimonta nella stagione in corso, ma più in generale ad un ciclo straordinario costellato di vittorie, e culminato con il tris di trofei del maggio 2010.
Sulle ragioni di questa crisi irreversibile si è scritto tanto, in lungo ed in largo. Si è parlato di giocatori, allenatori, dirigenti, messi tutti insieme appassionatamente nel calderone delle responsabilità.
Ma sarebbe troppo facile e riduttivo addossare le colpe a dei singoli individui, perchè mai come in questo caso si possono suddividere equamente.
Quello che mi sento di far notare è solo questo: il vantaggio competitivo derivante da Calciopoli è da considerarsi esaurito.
L’Inter non si è rinnovata negli anni, mantenendo pressochè intatta l’ossatura della squadra (J.Cesar, Maicon, Samuel, Chivu, Zanetti, Cambiasso, Stankovic), e negli ultimi due anni ha agito in maniera sconsiderata sul mercato, non garantendo un adeguato cambio generazionale, nè rafforzandosi laddove ce ne fosse necessità. Anzi, è riuscita addirittura ad indebolirsi, facendo rientrare nei ranghi la Juventus, e permettendo al Milan di tornare a primeggiare. Le ultime cessioni di Eto’o ad agosto, e Thiago Motta a gennaio, sono sintomatiche di una preoccupante non-volontà del Presidente Moratti di rinverdire i fasti del recente passato, considerando soprattutto da chi questi giocatori sono stati rimpiazzati.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: squadra molle, stanca, appagata, senza motivazioni e personalità, senza quella cattiveria agonistica che ne ha caratterizzato l’ultimo scorcio storico, in particolare durante l’era-Mourinho. La sconfitta di ieri in Champions è l’ultima di una lunga serie.
La realtà oggi offre al tifoso nerazzurro uno scenario apocalittico: l’Inter attuale rischia di fare la fine della Juventus delle ultime due stagioni, e rimanere inesorabilmente fuori dall’Europa.

Quando c’è da fare autocritica, non bisogna risparmiarsi.
Qualche settimana fa, oltre a Ranieri, ho celebrato il calcio spumeggiante che Pasquale Marino aveva mostrato col suo Genoa, quanto meno nelle partite casalinghe. Purtroppo, anche in questo caso, siamo stati vittima di un abbaglio.
L’assenza di Gilardino è pesante, vero, ma un’involuzione tattica, di prestazioni così netta non me la sarei mai aspettata. Il Genoa, da quando il Gila si è fatto male, non vince più: la difesa è allo sbando, il centrocampo è senza idee, e Palacio è abbandonato al suo destino. Se i rossoblù avessero gestito meglio alcune situazioni, a quest’ora si troverebbero a ridosso di Roma ed Inter, in piena zona Europa League; invece la squadra di Preziosi pare condannata a portare avanti un altro campionato senza infamia nè lode, assestandosi anonimamente a centro classifica.

A parlare della Lazio, c’è il rischio di confondersi in maniera tale da non capirci più niente.
La notizia delle ultime ore è che Reja ha rassegnato le dimissioni, ma guiderà lo stesso, probabilmente per l’ultima volta, la squadra biancoceleste nel ritorno dei sedicesimi di Europa League contro l’Atletico Madrid.
Nonostante il terzo posto attuale in graduatoria, è fatale l’insostenibile convivenza tra il tecnico friulano ed il Presidente Lotito, reo nello specifico di non aver rafforzato la squadra nel mercato di gennaio.
In effetti, il buon Edy si ritrova nel momento cruciale della stagione con l’infermeria piena, e senza la possibilità di sostituire degnamente i titolari.
Così si rischia di gettare alle ortiche lo splendido lavoro fatto sinora. Sarebbe un vero peccato, ed una pericolosa miccia che accenderebbe ancor di più gli animi nella già focosa tifoseria laziale, da sempre avversa al modus operandi della dirigenza.

In zona retrocessione, invece, chi si gode l’ottimo momento di forma è il Lecce di Serse Cosmi.
I salentini escono rafforzati dallo scontro diretto stravinto contro il Siena di Sannino, e hanno sempre più la consapevolezza di avere un organico di primo ordine, qualitativamente molto superiore a quello di alcune compagini che occupano una posizione migliore in classifica.
In particolare, sta emergendo lo sconfinato talento di due ragazzi colombiani di proprietà dell’Udinese (of course): Cuadrado e Muriel.
Entrambi hanno segnato domenica nel 4-1 ottenuto contro i toscani, ed entrambi hanno messo in evidenza un repertorio incredibile e variegato, un meraviglioso mix di velocità ed esplosività, caratteristiche che sicuramente faranno guadagnare ai due sudamericani un posto nella rosa di Guidolin nella prossima stagione. E di Muriel state certi che ne sentiremo parlare a lungo.

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