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I campioni degli altri : George Best

11 maggio 2012 2.635 views Nessun Commento

(A cura di Stefano Pieralli) Un calciatore che oltre ad essere stato un fenomeno in campo, era un autentico personaggio nella vita, un precursore dei tempi, capace di unire meravigliose giocate sul rettangolo verde a sensazionalismi e glamour negli ambienti più alla moda negli anni sessanta: tutto questo era George Best. Nasce al Belfast nel 1946 coltivando subito una grande passione per il calcio. Viene scoperto da alcuni osservatori del Manchester United in cerca di nuovi talenti e segnalato a Matt Busby, il quale comprende di avere la possibilità di ingaggiare un autentico talento. Busby, vera anima dei Red Devils in quegli anni, convince un giovanissimo Best a trasferirsi in Inghilterra, formando con altri giovani ottimi calciatori il nucleo di una squadra che segnerà un epoca. Il suo fisico non era imponente, tutt’ altro, ma aveva una notevole resistenza nei corpo a corpo, mentre la sue doti tecniche lo innalzavano su di un altro livello rispetto agli altri. I suoi dribbling funambolici, la sua capacità di fornire assist millimetrici e il suo spiccato senso di andare personalmente in gol, lo rendono un vero numero uno. I successi non tardano a venire. Dopo una FA Cup e due campionati inglesi arriva a chiudere il ciclo la storica vittoria in Coppa dei Campioni del 1968, anno in cui Best arriva ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro. Diventa il simbolo di un’ epoca, un formidabile calciatore arrivato ai livelli più alti in anni di profondo cambiamento a livello socio-politico, venendo definito addirittura il quinto Beatle. Probabilmente è tutta questa popolarità a farlo deragliare al di fuori dei binari della vita di calciatore professionista. La vita mondana e le belle donne lo attraggono oltremodo, frequenta assiduamente il jet-set internazionale, ama fregiarsi di auto di lusso, arrivando a dire una delle sue più emblematiche frasi : “ se non fossi così bello non avreste mai sentito parlare di Pelè “. In tutto questo sta la dimensione di Gorge Best, il classico prototipo di genio e sregolatezza. Rimane al Manchester United fino al 1974 per poi cominciare un lungo girovagare fra campionato americano e per due volte un ritorno in Inghilterra nelle fila del Fulham. Spende gli ultimi scampoli di carriera lontano dal grande calcio, cercando solo ingaggi importanti che il suo mito richiede. Lascia il calcio agli inizi degli anni ottanta dovendo in seguito combattere contro un nemico conosciuto fuori dai campi di calcio: l’ alcool. La convinzione di tutti è che se Best avesse avuto un tenore di vita più consono a quello dell’ atleta, chissà cosa avrebbe potuto vincere e cosa avrebbe ancora mostrato alle platee mondiali. La dichiarazione che più di tutte riassume l’ essenza del personaggio Best è: “ ho speso gran parte dei miei soldi in donne, alcool e macchine veloci, tutto il resto l’ ho sperperato “. Muore nel 2005 cedendo ad un male incurabile e lasciando un grande vuoto nel mondo del pallone che mai si è dimenticato di lui. Una delle sue ultime frasi rese pubbliche recita : “ non morite come me… “. E’ l’ emblema di una resa e di una convinzione di una vita sempre alla ricerca degli eccessi che non porta mai lontano.


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