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GENOA-ROMA 2-4 – Il peggio e il meglio di Zemanlandia in 90 minuti

22 ottobre 2012 1.220 views Nessun Commento

(di Alessio Nardo) L’incubo e la gioia, la paura e la liberazione, il dramma e la resurrezione. Esulta Zeman, esulta la Roma al termine di novanta minuti di pura follia. I primi venti da sbattere la testa al muro. Giallorossi imbarazzanti (con De Rossi e Osvaldo di nuovo in campo dal 1′, confermati Tachtsidis e Piris), presi a pallate dal modesto Genoa di De Canio, guidato da Borriello e da tanti altri onesti mestieranti del cuoio. Il primo gol, al 7′, di Kucka. Uno che alla Roma, a Marassi, segna sempre. Lo fa anche stavolta, approfittando di uno scarico all’indietro del centravanti napoletano, calciando da fuori e beffando Stekelenburg sul secondo palo. Il 2-0, al 14′, è roba da oggi le comiche. Azione insistita del Genoa che non trova opposizione: da Jorquera in profondità a Borriello, cross per Jankovic che gira sulla traversa, Antonelli di testa restituisce al serbo ed è raddoppio. Tutto troppo facile, tutto molto brutto per la Roma. Di nuovo impacciata nell’approccio e costretta a scalare l’Everest.

Per fortuna il Genoa non è la Juve di tre settimane fa. Ai liguri manca il killer instinct dei più forti e sul 2-0 i capitolini hanno tempo e modo di tornare in auge, sfruttando la classe dei campioni eterni. Uno di essi, Francesco Totti, sfrutta al 27′ un assist di testa di Piris per beffare in diagonale Sebastian Frey. Il Capitano sfata un tabù (non segnava in trasferta addirittura dal maggio 2011, a Bari). Fuoco di paglia? No. La Roma è ben messa in campo, gioca con slancio e ci crede. Piris stupisce, proponendosi e facendo le cose per bene. Al 44′ scodella in area per Osvaldo: girata formidabile dell’italoargentino e pareggio. Un primo tempo pazzo va in archivio, col dubbio atroce relativo al potenziale approccio nei primi minuti del secondo tempo. La risposta è positiva e rinfrancante. Roma presente e tosta, abile nell’aggredire costantemente l’avversario, sfruttando e concretizzando le pallegol. Osvaldo, di testa (su azione d’angolo), al 56′ incenerisce Frey. Rimonta completata. Si teme la risalita del Genoa, la sfuriata rossoblù. Ma la Roma è consapevolmente padrona del campo, leziosa in qualche contropiede, abile nel chiudere i conti a 7′ dalla fine con il mancino delizioso e preciso di Lamela. Va in archivio un 4-2 bello e promettente. Ora, continuità.

L’analisi sulla prestazione dei singoli è aperta da Stekelenburg, stavolta incolpevole sui due gol e bravo a sventare in corner un destro di Jorquera a fine primo tempo (eravamo sul 2-1). Bene la difesa, aldilà delle oscenità iniziali. Piris propositivo ed efficace in proiezione offensiva (due assist), coppia centrale piuttosto affiatata con Castàn grande conferma e Marquinhos in evidente crescita. A sinistra è lecito aspettarsi di più da Balzaretti (oltre al consueto compitino, sempre ben svolto). Fin qui, in stagione, pochi affondi di reale qualità. In mediana la nota dolente resta Tachtsidis, troppo lento e timido nell’impostazione. Zeman insiste nel puntare sul greco, ma ora come ora lasciarlo in campo a discapito di Bradley e Pjanic assomiglia vagamente ad uno scempio tecnico. De Rossi, da intermedio, annaspa nei primi 45′ e lotta come un leone nella ripresa. Il corridore Florenzi, stavolta, è meno presente in fase d’attacco. Totti, stranamente impreciso in qualche appoggio, resta l’elemento cardine e il punto di riferimento assoluto del gioco. Lamela si fa pian piano più incisivo, Osvaldo vive un personalissimo stato di grazia. Insomma, bene così. Prossima tappa, Udinese all’Olimpico. E che Zemanlandia sia (di nuovo).

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